Sassari, arriva Silvio Berlusconi


SASSARI. La visita del capo del governo Silvio Berlusconi, dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e del ministro dell'Interno Beppe Pisanu alla mostra, a Sassari, delle opere di Brancaleone Cugusi da Romana è il giusto riconoscimento del valore dell'artista sardo, scomparso 62 anni fa a Milano e considerato ormai uno dei grandi dell'arte del Novecento in Italia. L'arrivo di Berlusconi, Cossiga e Pisanu nel Museo d'arte moderna di via Giovanni Pascoli, dove è allestita la mostra, è previsto per domani alle 18.
Più tardi ci sarà un aperitivo, a conclusione del quale gli ospiti lasceranno Sassari per diverse destinazioni.
A ricevere gli ospiti a Sassari saranno il sindaco Nanni Campus, il prefetto Salvatore Gullotta e il presidente della Provincia Franco Masala. A spiegare loro la pittura di Cugusi sarà invece Vittorio Sgarbi, il critico che ha riscoperto l'artista di Romana e ne ha diffuso la conoscenza sia attraverso un interessante catalogo, sia con l'allestimento, nel gennaio scorso, di una mostra delle sue opere a Cagliari. La stessa mostra che in luglio, per iniziativa del presidente degli antiquari sardi Luciano Serra, e grazie all'intervento della Fondazione del Banco di Sardegna, è approdata a Sassari. E proprio qui, si diceva, la visita del presidente del consiglio, di Cossiga e Pisanu darà risalto a un artista di cosi alto valore, a un pittore che, dopo tanti anni di oblio - durante i quali si sono occupati di lui solo attenti studiosi - è entrato prepotentemente nella storia dell'arte.
Le tele di Cugusi, fa osservare Sgarbi, sono tutte a grandezza naturale, che viene garantita dal procedimento reticolare che gli permette di non deviare minimamente dal profilo fotografico del soggetto. Si potrebbe obiettare che, in tal modo, l'artista non fa altro che copiare la fotografia. Non è cosi. Egli ricorre alla foto per un motivo molto semplice: gli sembra inutile tenere in posa e affaticare per tanto tempo il modello, quando invece è possibile bloccarlo con la fotografia. L'anima, però, sta nella pittura, ovvero nella capacità dell'artista di cogliere l'elemento che sfugge alla fotografia, cioè l'ombra. «Quell'ombra - dice Sgarbi - che nessuno, forse neanche Caravaggio, ha saputo dipingere come lui». Un grande della pittura europea, dunque, di cui la Sardegna va fiera. Un grande che anche i personaggi più illustri ora desiderano conoscere.
Cugusi nacque nel 1903 a Romana. Completati gli studi liceali, per obbedire ai desideri della famiglia si iscrisse in Giurisprudenza a Sassari. Ben presto, però, lasciò l'università e si trasferi a Roma per realizzare il suo sogno, quello della pittura. L'avventura non fu semplice né facile. Nella capitale vivacchiava facendo vari lavoretti. La chiave di volta, per lui, fu l'incontro con Giovanni Ferrazzi che lo stimolò verso nuove conoscenze artistiche, dal modernismo al realismo di Courbet, dall'impressionismo al post-impressionismo internazionale, dagli spagnoli seicenteschi al Vermeer. Decisiva, infine, fu la rilettura, in chiave di attualità, di Piero della Francesca.
Dopo un soggiorno a Milano, nel 1936 Brancaleone Cugusi torna in Sardegna per allestirvi una mostra, ma il disegno sfuma.
Tornato a Milano nel 1940, ben presto le sue condizioni di salute si aggravano, costringendolo a ridurre l'attività artistica. Cosi, il progetto di tenere una mostra nella città lombarda è più volte rinviato. Finalmente, nel maggio 1942, viene invitato a una collettiva nel Palazzo della Permanente, alla quale partecipa con 13 pezzi. Ma è troppo tardi: poco prima dell'inaugurazione l'artista muore.

Tonino Meloni