ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Parodi riabbraccia i Tazenda


 SANTA MARIA NAVARRESE.
 Dopo il breve incontro, sul palco allestito a Talana in occasione di Fierogliastra poco più di una settimana fa, i loro fan avevano sperato che fosse la prima tappa di riavvicinamento. Quando due giorni fa è stato annunciato ufficialmente il ricongiungimento, anche se solo per poche ore, dei Tazenda con Andrea Parodi, i botteghini sono stati presi d’assalto come non si vedeva da tempo, e non solo in Ogliastra, così l’anfiteatro della frazione baunese alle ventidue di martedì era già esaurito. Oltre duemila spettatori sono giunti da tutta la Sardegna per questa riunione che nel giro di poche ore è diventata l’avvenimento della stagione. E i protagonisti non si sono fatti attendere: apertura del concerto, intorno alle 22.30, affidata ai Tazenda: Gino Marielli alla chitarra, Gigi Camedda alle tastiere e il giovane Gian Mario Masu accolti con un lungo applauso; ma il clou deve ancora venire, lo si capisce guardando l’interminabile coda ai cancelli e i ritardatari che si apprestano a trovare un buon posto nel prato attorno all’anfiteatro. Dopo quaranta minuti compare sul palco anche Andrea Parodi che si avvicina con discrezione ai suoi due ex compagni accendendo d’entusiasmo la folla, ma è solo un falso allarme perché i Tazenda lasciano il palco per fare spazio a Peo Alfonsi chitarra classica, Gian Luca Corona chitarra elettrica, Andrea Ruggieri batteria e percussioni, Gemiliano Cabras al violoncello, il gruppo che accompagna Parodi nel suo ultimo progetto che porta avanti lo spettacolo sino alla mezzanotte. A questo punto Andrea Parodi invita sul palco Sandra Usai: «La sua voce l’avete già sentita in occasione del primo concerto, qui con Al Di Meola. A mio parere è una delle voci più belle e promettenti ed è per questo che nonostante non fosse previsto la invito sul palco per condividere con noi il vostro calore... ma non preoccupatevi, vado a prendere due amici, datemi soltanto tre minuti, solo tre...». E infatti dopo soli tre minuti Parodi ricompare sul palco con tutti i Tazenda: qualche istante per sistemare il tutto durante i quali Parodi si fa scappare, non si sa quanto involontariamente, al microfono che «è strano, è una sensazione davvero strana».
 Si comincia con «Carrasegare» e la notte ogliastrina si accende, la folla balla e accompagna gli artisti all’unisono: la festa è iniziata. Parodi vola da una parte all’ altra del palco ma la voglia è tanta ed allora si prosegue con «Pizzinos in sa gherra» con il pubblico pronto ad ogni sollecitazione degli artisti. L’improvvisazione va avanti ed è a questo punto che la folla pretende «Mamoiada». Parodi ammette: «Va bene così, consumo quell’ultimo filo di voce che mi rimane, non sono più un ragazzino». Poi Andrea Parodi passa ufficialmente il testimone al giovane Gian Mario Masu: «Non so quanti ragazzi abbiano provinato prima di scegliere lui, ma è veramente bravo, ed è per questo che ora lascerò a lui le note più alte di questa che è forse la mia canzone preferita: Chelu Nieddu». La folla è in delirio e la notte si accende quando fan e Tazenda cantano insieme «Spunta la luna dal monte». Anche gli artisti si lasciano trascinare e dopo aver lasciato il palco per pochi secondi fanno immediatamente marcia indietro per il saluto finale con il classico dei classici, «Naneddu Meu».
 A fine concerto tutti sotto il palco per un autografo. L’una è passata da un pezzo e Andrea Parodi siede sfinito dietro il palco: «E’ stato bellissimo, non è una frase di circostanza, sto vivendo una stagione splendida dal punto di vista artistico ma giuro che le sensazioni provate oggi sono veramente particolari. Un’atmosfera unica, credo che tutti abbiano capito che il nostro distacco è stato solo artistico, io sono curioso per natura, un navigatore che sta continuamente esplorando nuove culture, gli incontri con Noa e Di Meola sono di quelli che ti cambiano la vita ma oggi ho provato qualcosa di diverso». Spazio alla fatidica domanda: tornerete mai insieme in pianta stabile? «Credo che il progetto Tazenda per me sia concluso, sono certo che continuerò a collaborare con Gino perché è un grande autore e oggi se ne trovano veramente pochi. Ripeto, in futuro potremmo anche rincontrarci ma senza obbligatoriamente passare per il progetto Tazenda che per me ormai fa parte del passato, chissà che non si possa creare una sintesi dei nostri bagagli differenti in futuro, nella musica, soprattutto, non si può mai sapere».
 Gino Martelli usa solo due parole: «Una figata, guarda, è il messaggio che ho mandato a mia moglie». E Gigi Camedda: «Ci siamo divertiti senza nostalgia, che talvolta lascia un po’ d’amaro in bocca, un concerto carico d’energia».
- Romano Cugudda