15 luglio 2004 —
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sezione:
Sassari
E uscito in questi giorni da Sellerio un delizioso libretto di memorie di Lisa Foa, intitolato E andata così. Ne raccomando la lettura: Lisa Foa, classe 1923, ha vissuto in prima fila tanta parte della vita politica e culturale italiana, e dunque ogni cosa che racconta è davvero un pezzo della vita di tutti noi.
Lisa Foa nasce Giua, figlia di quel Michele Giua che la natale Castelsardo non sembra disposta, ogni tanto, a ricordare come dovrebbe. Torinese, ma legata alla Sardegna in un modo misterioso che va al di là delle radici del Dna (In casa, quando i figli si impuntavano su qualcosa, dicevamo ecco il filone sardo). Rimemorando gli anni e gli incontri del tempo dopo il Sessantotto, Lisa Foa introduce una memoria sassarese. Ricordo un convegno organizzato dallUniversità di Sassari da un docente padovano per discutere un libro di Jean Chesnaux, Cosè la storia, una riflessione antiaccademica che aveva avuto a quel tempo una certa risonanza. Vi fui invitata con Fabio Levi e Guido Crainz e portai con me anche due comunisti inglesi trotzkisteggianti. Alcuni estremisti sassaresi, capitanati da Guido Melis in camicia rossa, ci contestarono in quanto estranei alla Sardegna e portatori di intenti colonialisti. Cera anche Joyce Lussu, popolare in Sardegna anche come moglie di Emilio. Lei fu un po semplicistica, disse: Cosè la storia? Si fa la rivoluzione ed ecco la storia!. Ci furono repliche polemiche, anche da parte di Chesnaux, e seguì uninfiammata discussione. Il presidente del convegno, il professor Manlio Brigaglia, e Simone Sechi, che laveva organizzato, fecero fatica a calmare le acque, ma alla fine ci riuscirono usando pazienza e soprattutto ironia.
Non lo dico per me, lo dico per Guido Melis (che era oltretutto uno degli organizzatori dellincontro): e che si devessere dispiaciuto non solo per la rozzezza del discorso che gli viene attribuito (anche se in quegli anni di rozzezza ce nera anche nei posti più impensati) ma soprattutto per quella sua rappresentazione in veste, anzi in camicia, di tribuno. Guido lo conosco da quasi cinquantanni, forse di rosso non ha mai messo neppure la cravatta. E veniamo al discorso. Mi ricordo che Guido cercò di spiegare la diffidenza che i sardi hanno per tutti quelli che vengono da fuori a spiegargli comè fatta la Sardegna, di che cosa ha bisogno e che cosa deve fare. E fece lesempio della Commissione parlamentare dinchiesta guidata da Depretis - un viaggio di cui, a occhio e croce, cadeva in quellanno il centenario - che era venuta in Sardegna, laveva attraversata molto di corsa, con gran discorsi e soprattutto - come racconta anche Paolo Mantegazza che ne faceva parte da deputato, e lo ricordò nel suo Profili e paesaggi di Sardegna che la Nuova ha ripubblicato qualche mese fa nella sua Biblioteca - con gran pranzi a base di porcetti, e poi, tornata in Continente, si era dimenticata di presentare al Parlamento quella relazione per cui era stata mandata nellisola. Il tutto detto con la gentilezza (magari un po severa, come usava allora nella sinistra) che è stata sempre costume di Guido. E curioso il meccanismo per cui quellincontro si è assestato, nella memoria di Lisa Foa, in questo modo così diverso: forse perché la discussione sul libro di Chesanaux, ma anche su Storia e/o rivoluzione di Giampiero Bozzolato (il professore padovano di cui parla la signora Foa), fu intensa ed accesa, e Joyce Lussu ci mise il pepe della sua vocazione libertaria. Ma anche senza bisogno di ironia tutto sarebbe finito in serenità e amicizia: come infatti fu.