Tra querce ed essenze ecco la chiesa del «S'Angelu»

Dopo aver attraversato il lago Omodeo sul ponte di Tadasuni si inizia a salire sul versante opposto della vallata: se si segue la strada si raggiunge Sorradile, a 356 metri di altitudine, e subito dopo Nughedu Santa Vittoria, a 498; se invece si prende a destra si va ad Ardauli, 421; dopo di che la strada prosegue in un pianoro, scende ad attraversare una piccola valle, quindi si inerpica verso l'ultimo villaggio della provincia di Oristano, Neoneli; è anche il più alto, con i suoi 555 metri, e dalla via principale si aprono squarci sulla vallata del Tirso, l'Altopiano di Abbasanta e il Campidano settentrionale.
La parte più interessante del paese si trova dalla parte opposta, dove il centro storico è stato interessato da lavori di sistemazione a selciato delle strade, e da restauri che hanno riportato alla luce le strutture in trachite delle abitazioni. Particolarmente grazioso Su Porciu, 'Il Portico", un tratto di via coperto con travi e tavolato che, passando al di sotto un palazzo, collega due piazze.
In questa parte alta sorge la chiesa parrocchiale, anch'essa in calda trachite rosata: la facciata è segnata da modanature orizzontali, tra le quali si apre un rosone, mentre al di sopra compaiono i fregi puntuti tipici dello stile aragonese e al fianco si aggiunge il campanile quadrato. All' interno il titolare, San Pietro, è raffigurato benedicente in una statua di legno dipinto, mentre il primo altare a destra, in stile romanico, è rimasto forse dalla chiesa che sorgeva qui prima di questa, costruita agli inizi del Seicento.
L'escursione più facile nel territorio è alla chiesa de S'Angelu o Anghelu. All'uscita del paese verso Nughedu Santa Vittoria si prende a destra e si segue una strada asfaltata che, sfiorando il cimitero e il campo di calcio, si inoltra in una campagna ricca d'acqua, come indicano alcuni abbeveratoi, e dove le querce e altre essenze locali si infittiscono (e rendono belllissimo il paesaggio) mano mano che si procede. Dopo tre chilometri si giunge al santuario, circondato da un parco di pini. La chiesa è di strutture semplici, col tetto a due acque come una casa di campagna, ma è molto lunga ed è preceduta da un portico ad archi; dalla parte opposta il piazzale dove in occasione della festa, ai primi di agosto, si tengono i balli tipici, che qui hanno molte varianti: 'ballu seriu", 'ballu lestru" ecc. Per l'occasione si possono vedere i costumi: quello femminile comprende le gonne rosse e nere ornate di nastri di broccato e 'su tulle", il fazzoletto da testa bianco ricamato. Una vera goduria per la vista.
Quando era in vita era fedele di questo luogo il poeta più famoso di Neoneli, il gesuita del Settecento Bonaventura Licheri, che in una composizione inedita dice: «S'Anghelu'e bisitare / mai fatto ausentzia / ca est obbedientzia / e beridade» (Non manco mai di venire a S'Anghelu in segno di obbedienza, perché è simbolo di verità). Eliano Cau, lo scrittore nativo del luogo che lo ha fatto protagonista del romanzo 'Dove vanno la nuvole», immagina che venisse qui anche perché impegnato, col confratello piemontese Giovanni Battista Vassallo («Tue frade Vassallu / che unu babbu amorosu / de animu luminosu»: Tu fratello Vassallo come padre amoroso dall'animo luminoso...), nell'assistenza e la conversione dei banditi. La loro opera era resa possibile dal clima di amicizia e fraternità che si stabiliva per l'occasione: «Inoghe non ch'hat chertas / cun totus sos bighinos / chi benin peregrinos / dae totue» (Qui non ci sono contrasti con tutti i confinanti che vengono in pellegrinaggio da ogni luogo).
Salvatore Tola