Da Romana all'accademia milanese La morte precoce a trentanove anni


Meglio di Caravaggio» per Vittorio Sgarbi, e ancora «pittore geniale, il più grande fra gli espressionisti del Novecento». E' Brancaleone Cugusi da Romana. A sessant'anni dalla morte ecco restituito al grande pubblico l'artista trascurato ma preservato fra le pareti nelle case dove solo i parenti hanno potuto ammirarlo. Adesso «Il giovane con l'impermeabile», «Il contadino in verde», «Il fumatore», «La cucitrice», solo alcune fra le opere esposte, tutte di proprietà dei parenti, possono gridare allo spettatore quella «dimensione spirituale e sacralità dell'immagine» che Sgarbi identifica come «stigma» dell'opera di Brancaleone. Ma il primo a scoprire il valore dell'artista fu Andrea Prost, che su di lui incentrò la tesi di laurea alla facoltà di Lettere.
Quattordici anni fa lavorava in Rai per un programma radiofonico sull'arte contemporanea sarda: ricorda ancora l'impeto di Gugliemo Cugusi, fratello di Brancaleone e medico che da Siliqua si presentò alla redazione di Cagliari, fra le mani le foto dei quadri dove subito Prost riconobbe l'indiscutibile talento. Poi, il riconoscimento di Vittorio Sgarbi, che qualche anno fa scopri Brancaleone fra le pagine di un libro della casa editrice Ilisso. Affascinato da tecnica e qualità della pittura, il critico ferrarese ha pensato e voluto la mostra organizzata dall'assessorato comunale alla Cultura. Una mostra che a cento anni dalla nascita di Brancaleone Cugusi, di Romana, vicino a Sassari, rende finalmente omaggio a un pittore che «la storia dell'arte europea ha ingiustamente ignorato». Negli scorsi mesi la sua vita è stata ricostruita con l'aiuto del nipote Francesco Leone Cugusi, che ha messo a disposizione scritti, lettere, documenti e foto. Materiale prezioso dal quale emerge il carattere impetuoso e caparbio di Brancaleone: la precisione con cui esigeva di ritrarre il suo modello alla stessa ora ogni giorno, per carpire la giusta luce, oppure l'anelito alla perfezione quando non esitava a distruggere opere sottovalutate dalla sua incontentabilità. La morte precoce, a soli trentanove anni, gli impedi forse di far valere in vita la sua grandezza. Gli impedi, soprattutto, di godere della soddisfazione per la mostra tanto sognata alla Permanente di Milano, nel 42.
Adesso il sogno del grande pittore riparte dall'Exmà di Cagliari. E da qui forse volerà poi a Milano, per un nuovo allestimento che consoliderà ancora di più quel percorso di gloria che è stato assai tortuoso per Brancaleone. Ma questo, si sa, succede spesso ai Grandi.

Daniela Pistis