Il triangolo di Predda Niedda dove la crisi svanisce


SASSARI. Pagine e pagine di pubblicità sulla «Nuova», con esposizione di telefonini e televisori, di lavatrici e computer, e prezzi che scendono giorno dopo giorno. Non che ai giornalisti tanta pubblicità dispiaccia, anche se resta meno spazio per avvincenti cronache e acute riflessioni: tutta salute per la nostra azienda e i nostri stipendi. Ma certo che questa guerra degli elettrodomestici fa pensare. È esplosa dopo l'arrivo a Predda Niedda di Unieuro, una grande catena che ha aperto il suo punto vendita l'8 aprile.
Li vicino c'era già Cm Electronic-Expert. Poco tempo fa ha aperto Euronics. E cosi a Predda Niedda tre grandi centri dell'elettrodomestico e dell'elettronica convivono nel giro di poche centinaia di metri, tanto che la gente, fermata l'auto, si sposta a piedi dall'uno all'altro e decide se e cosa comprare dopo meticolosi confronti. Non solo: tra poco nella nuova ala di Auchan aprirà un altro colosso del settore, Mediaworld. E a meno di cinque minuti d'auto ci sono Manconi e Trony che operano nello stesso ramo.
Tutti si contendono a colpi di offerte speciali un mercato che a Sassari - secondo la valutazione di Costantino Sechi, 56 anni, di Porto Torres, amministratore di Cm Electronic a Predda Niedda - vale tra i 35 e i 40 milioni di euro all'anno. Sembra che il bombardamento pubblicitario funzioni e che i consumatori non vedano l'ora di portarsi a casa nuovi elettrodomestici (Unieuro, in una pagina apparsa ieri sulla Nuova, sostiene di averne venduti 25mila in una settimana).
Ma la battaglia che si combatte in questo settore, e in particolare nel triangolo Cm-Euronics-Unieuro, va vista in un quadro più ampio. Rappresenta un fronte non trascurabile della guerra tra la grande distribuzione (concentrata per lo più a Predda Niedda) e il piccolo e medio commercio. Spinge la gente a spendere proprio mentre la stagnazione dell'economia ha ammosciato la voglia di consumare degli italiani. Propone prezzi in forte discesa mentre l'inflazione legata al passaggio dalla lira all'euro non si è ancora del tutto raffreddata.
«Perché tanto entusiasmo nel comprare elettrodomestici mentre il commercio vive una crisi generale? La risposta è lampante ed è legata alla qualità della vita - dice Marco Scalco, 33 anni, di Assemini, responsabile dell'area Sardegna di Unieuro -. Il consumatore fa i suoi ragionamenti. Pensa: perché dovrei spendere per un maglioncino alla moda quando so che passerò le serate in casa a guardarmi la tv? E quindi si compra un bel televisore».
La discesa vertiginosa dei prezzi è invece un fatto contingente legato all'inasprirsi della concorrenza: «Noi siamo da trent'anni nel settore e da quattro anni a Predda Niedda - dice Costantino Sechi di Cm Electronic -. Mica potevamo farci mettere i piedi in testa dall'ultimo arrivato». Stesso ragionamento hanno fatto i vari Euronics e Trony, e allora via con le offerte speciali e le campagne pubblicitarie.
Ribatte Marco Scalco di Unieuro: «Noi siamo un gruppo nazionale, abbiamo già un grande punto vendita a Cagliari e siamo arrivati a Sassari con le carte in regola, praticando i prezzi di mercato, gli stessi in vigore nel resto d'Italia. Non abbiamo fatto particolari ribassi se non per i prodotti in volantino».
Il rischio, come al solito, è che chi ha le spalle larghe (punti vendita più spaziosi, risorse finanziarie che permettono campagne pubblicitarie aggressive, il sostegno di grandi catene che acquistano a prezzi più bassi dalle aziende produttrici) tolga ogni residuo spazio vitale ai piccoli rivenditori di elettrodomestici e di elettronica di consumo. Ma non si poteva evitare che a Predda Niedda tre giganti si guardassero in cagnesco da cosi vicino?
Diventa superfluo rivolgere la domanda al sindaco Nanni Campus (temporaneamente anche assessore al Commercio dopo che Tonino Falchi è diventato assessore regionale), perchè sono le stesse associazioni di categoria a precisare che c'è la legge Bersani, la liberalizzazione, e che ognuno, purché munito di licenza commerciale e di locali idonei, può aprire qualsiasi attività dove vuole.
«È un dato di fatto: la grande distribuzione ha le risorse per praticare prezzi più bassi e non può che infliggere gravi colpi ai piccoli commercianti - dice Salvatore Lorelli, segretario territoriale della Confesercenti -. La mia è un'analisi, non un discorso contro la grande distribuzione: bisogna tenere conto anche del diritto del consumatore a spendere meno. Però ci sono gravi carenze nell'attuazione della Bersani, che è una legge federalista, da parte della Regione. E anche il Comune dovrebbe fare di più, come quando ha fissato regole precise per l'apertura dei pubblici esercizi collaborando con le associazioni di categoria».
In questa vicenda c'è il bello e il brutto della globalizzazione, dice Gavino Sini, presidente provinciale della Confcommercio: «Il nostro è l'unico settore veramente liberalizzato. Le ‘invasioni' delle catene di grande distribuzione possono anche portare una cultura nuova, basta essere preparati a riceverla. Diamoci delle regole, cerchiamo di essere artefici del nostro sviluppo. Gli strumenti ci sono: i piani urbanistici, la politica del credito, la politica culturale... Faccio un esempio: in Francia sta arrivando Wal-Mart, la più grande catena statunitense di centri commerciali. Per reagire non ci si è limitati alle barriere protezionistiche, che da sole non basterebbero, ma si sta lavorando a una nuova organizzazione del commercio nei centri urbani. I francesi si sono perfino inventati la catena dei ‘Tre moschettieri'».
Ma intanto Unieuro (slogan: «L'era dell'ottimismo») sbandiera sul giornale di aver creato 40 posti: «Lavoro e sicurezza per 40 famiglie sarde in un'azienda italiana». E chi può avere il coraggio di lamentarsi? «Le buste paga sono buste paga. E in un periodo di scarsità come questo vanno difese una per una», dice Gavino Sini.
Giuseppe Calzaghe, segretario territoriale della Fisascat, l'organizzazione di categoria della Cisl, è contento anche lui che ci siano più buste paga, ma gli piacerebbe leggerle e sapere anche a quali orari effettivi corrispondono: «Si tratta di un settore in cui il grado di sindacalizzazione è pari a zero. Mi risulta che il costo del lavoro sia ridotto al minimo, con contratti che in buona parte non sono di lavoro dipendente, ma di collaborazione. Sento anche dire che l'arco di impegno nel corso della giornata supera facilmente le 12 ore previste dal contratto nazionale. Noi, devo dirlo, non siamo in grado di fare un monitoraggio di questa realtà. Credo che non ci riesca neanche la Camera di commercio, vista la rapidità con cui le aziende nascono, crescono e muoiono».
«A Predda Niedda diamo lavoro a 14 persone, tutte dipendenti, e facciamo circa sei milioni euro di fatturato - dice Costantino Sechi di Cm Electronic -. Non capisco come i nostri nuovi concorrenti possano pensare di andare avanti con quaranta persone, a meno che non arrivino a venti milioni di euro, il che significa vendere la metà degli elettrodomestici che si vendono in tutta Sassari».
Ma l'amministratore di Unieuro replica che il suo gruppo si caratterizza proprio per il rapporto che costruisce con i clienti: maggiore attenzione (e personale più numeroso), «ambienti caldi, accoglienti, mobili di legno e non di acciaio». Anzi, Marco Scalco non esclude di poter creare altri posti di lavoro: «A Cagliari siamo passati da 36 a 53 dipendenti. A Sassari potrebbe accadere lo stesso. Dipende da tanti fattori: l'andamento delle vendite, gli orari d'apertura, la scelta di aprire di domenica o nei festivi» (a Pasquetta, la Pasquetta piovosa di quest'anno, Unieuro era l'unico posto in cui realisticamente si potesse andare a fare una passeggiata).
Quello che forse molti non sanno, quando leggono la pubblicità o vivisezionano la merce prima di aprire il portafogli, è che la vera differenza non sta tanto nei prodotti o nei prezzi, nell'ampiezza delle superfici o nell'arredamento, ma nella natura e nella struttura delle varie aziende.
In sintesi: Unieuro è una catena creata in Italia da impenditori italiani e ora controllata dalla multinazionale inglese Dixon: è quindi la classica impresa della grande distribuzione che «viene da fuori». Euronics, Expert e Trony sono invece «marchi»: un imprenditore locale si associa al marchio, apre il punto vendita e ottiene i prodotti a prezzi più bassi perché gli acquisti, per tutti i negozi della rete, vengono fatti da una centrale unica che garantisce la «massa critica» alle aziende che producono gli elettrodomestici. Mediaworld, il nuovo centro di prossima apertura, fa parte invece di una catena paragonabile a Unieuro.
«Ci facciamo la guerra a vantaggio del cliente - dice Costantino Sechi di Cm Electronic-Expert -. Non soltanto qui: in tutta Italia. Gli ultimi dati dicono che in quattro abbiamo più della metà del mercato nazionale: Expert, Euronics e Mediaworld con il 13 per cento ciascuno, Unieuro con il 9 per cento».
Predda Niedda, Italia, dove un buon televisore 28 pollici può costare 199 euro («Davvero molto appetibile, ne abbiamo venduto una marea», dice Sechi). Un successone per i Dvd con masterizzatore, mentre per i telefonini, dice Marco Scalco di Unieuro, «il mercato buono è finito da anni». Sarà per questo che un cellulare Nokia di quelli seri è arrivato, ribasso dopo ribasso, pubblicità dopo pubblicità, a costare 149 euro.

Pier Luigi Rubattu