Dalla polvere spunta il costume di Bosa

BOSA. Essere appassionati della storia e delle tradizioni. Sentire l'appartenenza forte alla propria terra e scegliere un giorno di scoprire quelle peculiarità che sono parte integrante di una città e che per questo non possono essere trascurate o dimenticate. E cosi, un bel giorno, il dottor Giuseppe Milia, bosano, medico di professione, si chiede come mai nella cittadina del Temo non esista un costume tipico tradizionale. Quegli abiti succinti da indossare alle sfilate folkloristiche che identificano una comunità. I colori del passato riproposti nei tessuti che coprono il corpo di una donna e di un uomo. Ha inizio in questo modo la lunga e appassionata ricerca di Giuseppe Milia. Una ricerca che ha avuto risultati straordinari.
«Ho deciso di andare a caccia di tutti quegli indizi che potessero essere utili ai fini della mia ricerca - spiega il medico - volevo risalire ai materiali utilizzati e realizzare quindi il costume tradizionale di Bosa. Per puro caso, due anni fa, ne ho parlato con l'amministrazione comunale e ho saputo che era interessata all'iniziativa. Cosi ho cominciato il lavoro». Un lavoro lungo e scrupoloso che ha portato alla presentazione dell'abito maschile a gennaio del 2002 e alla presentazione di quello femminile a dicembre dello stesso anno. E cosi, oggi, Bosa può dire di avere il suo abito antico. Grazie all'impegno e alla costanza di Giuseppe Milia un'altra delle tradizioni di questa città ricca di misteri ancora da svelare, è venuta alla luce. Attraverso un percorso che ha toccato diverse tappe. «Ho avuto molti contatti telefonici - racconta Milia - con le biblioteche della penisola: Roma, Torino, Cagliari. La mia ricerca era orientata al vestiario tradizionale che interessasse il primo ventennio dell'Ottocento. Attraverso le bibliografie dei testi, acquerelli, tempere, foto e altro materiale ancora sono riuscito a risalire a ciò che mi interessava». Una ricerca orientata principalmente alla scoperta di un quadro sociale, politico, economico del periodo per capire il commercio e le stoffe che venivano prodotte all'epoca. In una cittadina quale Bosa, dove allora esistevano ben quindici negozi di stoffe e dove il commercio di tessuti era attivo dal 1234. Dopodiché Giuseppe Mila è andato avanti fino alla ricostruzione materiale vera e propria del costume bosano. Un lavoro che ha richiesto certamente un impegno costante e che avrà dovuto superare alcune difficoltà. «Quelle maggiori - spiega oggi Milia - le hanno causate gli ignoranti, i presuntuosi e i ladri di idee. Solo questi sono stati i miei ostacoli». Una risposta data con molta serenità. Quella che contraddistingue un uomo, uno studioso innamorato della sua terra, che ha dato un contributo importantissimo per la ricostruzione della storia e delle tradizioni ancora nascoste che appartengono alla città del Temo.
Nadia Cossu