La cassaforte dei ramai

ISILI.Una volta c'erano i ramai, is arraminaius come li chiamavano e li chiamano a Isili. Erano - come è facile dedurre - quelli che lavoravano il rame, e non solo quel poco estratto per secoli dalle miniere di Funtana Raminosa sotto i monti di Gadoni. C'erano gli artigiani e i rivenditori, ambulanti transumanti che giravano con i carretti tutti i paesi della Sardegna, da Santa Teresa in Gallura a Teulada nel Sulcis e non si perdevano una festa patronale pur di esportare o fare il baratto col made in Isili. Vendevano soprattutto grandi caldaie da formaggio e pentole da latte per i pastori, ma anche mestoli e bracieri, padelle e stampi per dolci. E gli alambicchi per il filu ferru, la grappa sarda. E oggetti per dar tono alla casa. In ogni buona famiglia esisteva il corredo di rame da esibire a una parete con i pezzi che brillavano di lucentezza.
Alla fine della prima guerra mondiale Isili contava cento operai-artigiani e oltre 50 rivenditori. Gli altri ramai sparsi in Sardegna - gli Schirru, i Mura, i Porcu, i Pitzalis, i Dozzo, i Crabu - avevano tutti il dna d'origine in questo capoluogo del Sarcidano. Qui c'era la filiera del rame, dal produttore al rivenditore, con 150 posti di lavoro, numeri da piccola e media industria. Posti di lavoro stabili o precari? Forse il secondo aggettivo è il più rispondente al vero. Comunque i mercanti del rame avevano qui la loro cassaforte.
E oggi? I numeri si sono ridotti al lumicino. Il più intraprendente dei ramai si chiama Luigi Pitzalis, ha 51 anni, buona volontà a tonnellate ma possibilità di espandere la sua attività zero o quasi. È cambiato il gusto del pubblico, l'ovile non è più il principale mercato di sbocco. E poi è difficile trovare apprendisti, i giovani sognano altri mestieri, occupazioni decisamente lontane dall'incudine e dal martello. Sognano il posto fisso? Può darsi. Dice Pitzalis: 'Un fabbro, un falegname può aspirare a fare il bidello. Ma nessun bidello vorrà mai fare l'artigiano".
Se lasciamo il rame e andiamo sui tessuti la musica non cambia. In un libro Piero Zedde scrive che 'negli anni'50 erano presenti a Isili circa 250 telai". Dietro ogni telaio c'era una donna. E quindi un tappeto, un reddito. E mezzo secolo dopo? Le tessitrici sono cinque. Le tre sorelle Ghiani (Anna Maria, Doloretta e Maria Daniela) e le due sorelle Piras (Rosellina e Pinuccia). Le ragazze possono sognare di diventare tessitrici? No, i modelli sono altri, la tivù impazza, dice che questi sono i giorni delle veline coscelunghe e tette in mostra non delle sartine ago e filo. Per cui artigianato addio, i prodotti arrivano da Taiwan e Singapore. E addio lavoro manuale. La Sardegna è mercato di consumo, non di produzione. Ma cosi andando le cose l'Isola manda gli euro oltre Tirreno, sotto il Gennargentu resta nulla. O poco. Eppure c'è chi vuol reagire. E va incoraggiato. A Isili - fallito il sogno petrolchimico e passati a Mani Pulite gli scandali della Siron e dei suoi faccendieri nazionali e regionali - vogliono riscoprire i mestieri antichi. Anche quelli possono creare reddito. Tra l'altro non c'è più bisogno dei carretti trainati dai cavalli e dai somari. C'è internet. Isili può vendere on line. Purché produca. Qualche spiraglio c'è.
***
La bottega di Luigi Pitzalis è all'ingresso del paese per chi arriva da Cagliari passando per Mandas e Serri. Un laboratorio da prima industrializzazione inglese in attesa di inaugurarne uno più moderno. C'è quanto serve per essere artisti del rame: il focolare e la forgia, un ventilatore elettrico ha sostituito il mantice, incudini e martelli in ferro e in legno, i sacchi del carbone coke e vegetale. Tenaglie e attizzatoi, palette di tutte le grandezze, punzoni e bulini, lime e chiodaie, taglioli e controstampi. E c'è 'su proccu" (una sorta di testa di maiale in ferro) dove il rame viene poggiato e battuto ai fianchi, una sorta di trespolo con uno spuntone sporgente usato per dare forma agli oggetti da costruire. C'è 'su tassiu" (il tasso) dove il metallo viene lavorato sul fondo o alla bocca dei recipienti, e poi due piccole incudini di nome 'sa stacca", c'è tonda e quadra. E poi attrezzi più moderni: la piegatrice, la cesoia, la calandra, la bordatrice. Appesi alle pareti saldatori a mano e tenaglie, compassi e seghetti. E i chiodi: quelli di ferro ("obbilus") e quelli di rame ("taccias").
Gli stessi attrezzi nelle botteghe degli altri due ramai: Giovanni Mura, il più vecchio, 81 anni, bottega in via Sant'Isidoro. Tonino Melosu, 69 anni, ha il laboratorio nell'officina di Corte Maiori. Con lui lavora il nipote Efisio Melis di 28 anni: 'A me questo mestiere piace, sto imparando".
Ma Efisio è un'eccezione. È difficile trovare apprendisti. Che fare? Luigi Pitzalis ha un suo progetto. Lui non vuol far morire un mestiere che ha ereditato dal padre Niccu (Giovanni), a sua volta figlio di Arremundeddu che teneva bottega vicino alla chiesa di San Saturnino. Il mercato c'è, eccome. Ci sono sempre i prodotti per i pastori ma anche per i collezionisti. E il rame sta facendo la sua comparsa per l'arredo degli interni, negli arredi sacri. Ma per vendere a chi?
Pitzalis il ramaio vorrebbe metter su una bottega-scuola dove 'dal primo giorno devo sapere che cosa produrre per il mercato". Lui potrebbe 'trasmettere il mestiere ai giovani". I quali vanno motivati, portati in una scuola-bottega che 'è l'esatto contrario dei corsi professionali regionali". Ancora Pitzalis: 'La bottega-scuola diventerebbe un centro di sperimentazione e ricerca. Ci dovremmo collegare con gli studi degli architetti sardi e nazionali per acquisire forme nuove di design, entrare nelle riviste più accreditate". Dice: 'La tecnica classica del ramaio isilese è quella della battitura. Con abili e sapienti colpi di martello il rame viene modellato fino a ottenere i classici tegami, senza saldature e senza giunture. È una tecnica antica che le tecnologie moderne oggi rendono impareggiabile. Vorrei che esistesse un centro aperto al pubblico: per inculcare subito agli allievi l'idea della produzione, far vivere concretamente l'esperienza del costruire per il cliente. Il negozio avrebbe un impatto psicologico enorme".
Come strutturare i corsi? Ancora Pitzalis: 'Sicuramente con corsi quinquennali da collegare alle attività promozionali della Regione. Con lezioni di chimica e fisica, diritto, disegno tecnico, inglese, tecnologia dei metalli, tecnica aziendale e informatica, storia dell'arte, marketing".
Un sogno? No. «Il Comune - dice l'assessore Luciana Marras - è deciso a sponsorizzare il progetto. La Regione non dovrebbe porre ostacoli visto che almeno a parole vuol rilanciare la produzione artigianale. Qui ci sono gli ultimi artigiani. Tra l'altro Isili ha già un bel museo per l'arte del rame e del tessuto». È in pieno centro storico, piazza San Giuseppe, all'interno del vecchio convento dei padri Scolopi, una struttura efficiente aperta tutti i giorni (chiude il lunedi). Oltre agli oggetti trovate testi originali e riproduzioni di opere molto antiche, gli strumenti di lavoro, il gergo esclusivo dei rivenditori ambulanti ("S'arromanisca o arabesca"). Ma il museo è poca cosa senza la bottega. Circensi si, ma occorre il pane.
***
Rame e tessuti. Fino a vent'anni fa erano in attività quindici ditte individuali. E c'era il 'Gruppo tessitrici Giuseppe Orrù" dal nome di un notabile del secolo scorso. Nella bottega delle sorelle Ghiani la 'senatrice" è Anna Maria che ha 62 anni, già in pensione, Doloretta ne ha 56 e la junior è Maria Daniela di 40 anni. 'Produciamo i tappeti classici di Isili a tintura, ricaviamo i colori dalle erbe naturali, facciamo arazzi, borse, prepariamo anche tessuti d'abbigliamento per la stilista Gianna Lecca". Le note sono dolenti. Dice Daniela: «Non c'è lavoro, si vende molto meno di prima. E l'euro non c'entra nulla. Ci accorgiamo che c'è un impoverimento generale delle famiglie dei consumatori. Il tappeto è un lusso che pochi oggi si possono permettere. In queste condizioni anche per noi è impossibile ipotizzare di ampliare la produzione. Chi pagherebbe la manodopera?». Il futuro? È evidente che la qualità premia ma è necessario - spiega Doloretta - creare «un legame più forte con i venditori, con i negozi specializzati». Stesse affermazioni nella bottega delle sorelle Piras, figlie di una tradizione che arriva da lontano. Nei primi anni del Novecento fu istituita una scuola di tessitura fondata da un collezionista, Giuseppe Piras Mocci. La sua raccolta oggi è custodita nella Pinacoteca nazionale di Cagliari. Pezzi importanti di tappeti di Isili fanno parte di varie raccolte etnografiche a Nuoro, Sassari e Roma.
Le colorazioni dei tappeti avvengono in forme naturali, con l'uso delle erbe. È Piero Zedde, nel suo libro pubblicato a cura del Comune di Isili, a parlarne in dettaglio. La pianta più usata era ed è ancora 'su truiscu", noto come Daphne: ottima per ottenere i colori nero, rosso e giallo. Per il rosso arancio la pianta preferita è s'orixedda, nome scientifico rubia peregrina, è abbastanza risaputo che il verde si ottiene dal mallo delle noci, il giallo senape dalla melagrana, s'arenada, ("punica granatum"), su cardilloni ("asphodelus") per il beige, su tasaru ("rhamnus alaternus") per il giallo-verde-marrone. E cosi via. Queste tecniche cromatiche antiche a Isili sono ancora usate. E ancora vengono proposti, come in altre parti dell'Isola, i disegni 'a tenturai" o col sistema 'a schina'e pisci". L'antropologo Bachisio Bandinu scrive: «Ogni arazzo è un racconto, una fiaba: narrazione figurativa e descrizione decorativa. I colori sono quelli della terra, delle stagioni, delle pietre e testimoniano una fedeltà antropologica del colore al territorio».
***
Tutta questa sapienza può diventare fonte di reddito, di nuova ricchezza? Certo. Ancora l'assessore Luciana Marras: «L'artigianato è legato al binomio bottega-scuola. La prima ricetta è produrre: oggetti di rame e tappeti poco importa». La seconda è la scuola perché c'è da trasmettere ai giovani questa arte del 'fare".
Il principe dei poeti dialettali di Isili, Perdu Mura morto nel 1966, nei suoi versi pieni del gergo professionale dei ramai diceva di se stesso di essere stato 'operaiu 'e lughe soliana", alludendo ai riflessi che il martello provoca sul rame. Scrisse versi che, anche con la metrica, rendevano 'la sonorità del rame", osserva Luciana Marras. Il poeta era figlio di un ramaio di rango, cobeddari maggeri, cioè padrone di bottega. Torniamo cosi al sicut erat, bottega ieri, scuola oggi. Isili in Sardegna è circondato da eserciti di giovani che possono trovare forme moderne di lavoro. Se Isili vuole, può. Se la Sardegna vuole, può trovare nell'artigianato arte e denari. Non più lire ma euro, semmai coniati a 'lughe lughente".