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Il Tribunale: «Via la bambina dal Sirai»

 CARBONIA. «Quella bambina deve essere trasferita immediatamente dal presidio ospedaliero Sirai ad altro presidio». Con la speranza, manco a dirlo, che il luogo della nuova, provvisoria, casa resti il più possibile anonimo: questo, in sintesi, il contenuto dell’ordinanza del Tribunale dei minori di Cagliari, pervenuta martedì ai vertici dell’Asl n. 7 e del nosocomio di Carbonia.
 Il soggiorno, in attesa dell’affido ad una famiglia, della bambina la cui mamma, poche ore dopo il parto, ha lasciato l’unità di Ostetricia e Ginecologia senza portarla con sé, avendo deciso - come la legge le consente - di non riconoscerla come propria figlia.
 La decisione del Tribunale dei Minori di Cagliari è dettata dalla strenua tutela della privacy della neonata che l’organo giurisdizionale è intenzionato ad esercitare: a quanto pare, dunque, l’ospedale di Carbonia non sarebbe troppo blindato.
 Troppe le voci uscite dal reparto di Pediatria, nel quale la piccola, al centro da giorni delle attenzioni di curiosi senza troppi scrupoli a caccia di notizie e pettegolezzi, era accudita dal personale medico e infermieristico: per questo motivo è stato deciso di allontanare la bambina dal rischio che ulteriori “spifferi” mettessero a repentaglio l’identità della minore e della madre, la cui segretezza a questo punto, almeno nella zona del Sulcis, è francamente in bilico.
 Non è da escludere, per altro, vista la delicatezza della materia, che sulla vicenda sia in corso un’inchiesta, anche interna, visto il dispetto con cui i vertici ospedalieri si trovano a dover confermare la notizia dell’ordinanza del Tribunale dei minori.
 In effetti per l’ospedale di Carbonia non si tratta di una figura proprio eccellente: si vanno diffondendo perfino notizie sulla residenza geografica delle famiglie candidate ad accogliere la bimba, nell’attesa si una futura adozione.
 Fatto, questo, ancora più grave, perché riguardano il futuro della stessa piccina, da difendere assai più tenacemente della condizione presente.
 Come era presumibile, per altro, la sua mamma non è certo di Carbonia né di un centro del circondario: veniva da molto lontano, forse addirittura da una regione della penisola, in cui è tornata cercando di dimenticare una gravidanza portata a termine senza voler dare un seguito ad un grande gesto d’amore: desiderando per sé e soprattutto per la creatura un silenzio che le mura di un ospedale troppo ciarliero non ha saputo garantire.
 Adesso per la bambina inizia un periodo di cure e attenzioni che si spera duri il meno possibile.
 Una famiglia, tra le tante che hanno fatto domanda e che hanno ricevuto l’idoneità, potrebbe essere chiamata, a totale discrezione dei giudici, a ricevere in affido preadottivo la bambina.
 Dopo un anno la bambina diventerà a tutti gli effetti loro figlia. Ma su questa vicenda il silenzio sarà calato da ben prima, almeno così si spera.
Giovanni Di Pasquale