ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Da ex pastificio a centro servizi

 OZIERI. Con l’esperimento delle gare d’appalto, previsto per la fine del mese, entreranno formalmente in fase di decollo due dei tre progetti destinati a valorizzare quella che è da sempre la principale porta d’ingresso della città. Si parla dei lavori relativi alla riqualificazione urbana della prima centrale elettrica della Sardegna e dell’area circostante, destinata, grazie alla realizzazione di un parcheggio multipiano, a divenire il nuovo terminal dei mezzi di linea.
 In tale contesto verranno realizzate anche le opere di consolidamento della superficie degradata che attualmente caratterizza il sito e quelle relative alla nuova viabilità di accesso. Con l’occasione, l’amministrazione comunale porta a compimento un progetto complessivo impostato dalla precedente giunta Fadda ma che solo ora ha trovato i finanziamenti necessari. Per il 28 è previsto l’espletamento delle gare d’appalto relative ai lavori di recupero dell’edificio che rappresenta una preziosa pagina di archeologia industriale e per la realizzazione del primo lotto della viabilità per l’accesso ai nuovi parcheggi. Per i prossimi mesi è prevista l’effettuazione dell’asta per la costruzione del parcheggio a silos. Accogliendo le indicazioni degli amministratori, l’architetto Sandro Cadoni, che si è avvalso della collaborazione dell’ingegner Gianluca Cadoni, con l’intervento si punta a dare una nuova e pregevole veste a un fabbricato che in città costituisce un simbolo del passato. L’edificio fu costruito infatti per ospitare il primo gruppo motore in Sardegna per la produzione dell’energia elettrica destinata all’illuminazione pubblica. Dallo studio dei due tecnici si apprende così che già dal 1883 la città possedeva una rete di illuminazione con fanali a petrolio. Nel 1898 furono effettuati i primi esperimenti con la corrente elettrica. Il servizo venne introdotto però solo nel 1906, in tempo per dare ad Ozieri la primogenitura in Sardegna di un sistema di illuminazione per quel tempo rivoluzionario. Giusto per dare un’idea dell’importanza dell’evento basti citare il fatto che la centrale elettrica di Cagliari venne realizzata nel 1914 e quella di Sassari nel 1919. «La corrente elettrica - scrivono i progettisti - veniva prodotta, mediante un sistema di energia idraulica, da una turbina da 25 cavalli mossa da una condotta idrica, a cui si associavano alcuni motori a gas povero che alimantava 200 lampade da 16 candele. Responsabile della costruzione fu Giuseppe Di Suni che aveva sperimentato l’innovativo sistema anche nella penisola». Proprietari dell’immobile e titolari dell’iniziativa imprenditoriale, erano stati due commercianti di origine svizzera: Gaspare Andry e Giuseppe Fuchs. Nel 1922 lo stabile venne acquistato da Giovanni Madau che trasferì l’impianto di produzione energetica in un altro edificio di via Roma. Nel 1929 un incendio distrusse la nuova centrale. L’anno dopo iniziò la costruzione della diga sul Coghinas. L’edificio fu trasformato dal Madau in pastificio. Nel 1923 venne acquistato dalla famiglia Oggiano, che già possedeva un mulino a Sassari e che fondò in città la società Nuova Logudoro, rimasta in attività fino al 1930. Dal 1938 al 1943 l’immobile venne recquisito dai militari ed utilizzato come deposito di armi chimiche. Nel dopoguerra la famiglia Oggiano, dopo aver rinnovato i macchinari ripristinava il pastificio dando lavoro a circa 20 operai. Nel 1968, un incendio distrusse la parte dello stabilimento riservata alla produzione di pasta lunga, ma l’azienda continuò a funzionare, se pure a ritmo ridotto, fino al 1974 allorchè un altro incendio pose definitivamente fine all’attività. Oggi, come testimoniato dalle foto, l’edificio è semidiroccato e di recente è stato acquistato dal Comune. Con l’intervento programmato esso si avvia a diventare un centro servizi sia pubblici che privati e assumere le funzioni di una vera e propria vetrina della città. Il restauro, assicurano gli amministratori e i tecnici, esalterà le peculiarità e l’evoluzione storica dell’area su cui insiste il fabbricato, sottolineando il ruolo da essa svolto in passato.
Miuccio Farina