18 novembre 2003 —
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Sardegna
ROMA. Eccolo, dunque, il documento di cui tanto si parla. Finalmente è possibile conoscere nei dettagli la relazione su Is Arenas di Aldo Cosentino, il direttore generale del Dipartimento per lassetto dei valori ambientali del territorio del ministero dellAmbiente. Un documento che dà allItalia un primato in Europa: primo Paese a chiedere la cancellazione delle tutele su unarea di pregio naturalistico.
Non era infatti mai accaduto che uno Stato membro dellUnione europea chiedesse lazzeramento di un Sic. E cioé un sito di interesse comunitario: una rete di aree considerate di grande valore naturalistico che devono perciò essere protette e salvaguardate.
«E la prima volta che ci troviamo davanti a uniniziativa di questo tipo» commentano gli europarlamentari del gruppo Verde. Da una ricerca approfondita condotta negli archivi di Bruxelles, è infatti emerso che nessuno Stato membro ha mai proposto un Sic e poi ha chiesto che venisse cancellato.
Tutto è cominciato nel febbraio scorso, con un colpo di mano inatteso del nostro governo che si è rivolto a Bruxelles, per abbandonare loasi di Is Arenas a un destino di cementificazione. Guarda caso, infatti, liniziativa del ministero dellAmbiente è stata presa proprio su unarea, finita da anni al centro di una bufera di polemiche, perché qualcuno intende trasformarla in una città della vacanze dorate. Con campo di golf annesso. Mica uno scherzo! Il progetto è infatti di oltre 200 mila metri cubi. Finora i sogni di cemento della società Is Arenas srl sono stati frenati dai vincoli ambientali, derivanti dalla sua catalogazione europea di Sic. Ma ecco che, per unincredibile combinazione, una casualità davvero sospetta, un alto burocrate di Matteoli chiede di declassare il sito. Risultato: il rischio di cementificazione diventa altissimo. Merita, a questo punto, di essere riportato integralmente il passo della relazione nel quale vengono indicate le ragioni delliniziativa ministeriale: «La mancanza di uno stato di conservazione soddisfacente del sito non è direttamente attribuibile agli interventi illustrati nel progetto, essendo tale condizione preesistente alla poposta stessa del sito. Manca cioé la relazione causa-effetto tra realizzazione del progetto e perdita dellintegrità del sito che motiverebbe un giudizio negativo sulla valutazione di incidenza. La realizzazione degli interventi previsti si inserisce in una realtà già danneggiata apportando incidenze che, in proporzione alla condizione attuale, risultano di scarsa entità. In effetti gli interventi previsti nel progetto e sottoposti a valutazione di incidenza si inseriscono in un contesto ecologico la cui integrità risulta compromessa da linee gestionali non coerenti con le finalità di Natura 2000, ma portate avanti da anni dalla società Is Arenas nella porzione di sua proprietà».
E qui siamo quasi al grottesco. Al paradosso. Vengono infatti rovesciati logica e buonsenso. In estrema sintesi, insomma, lintegrità del sito è stata compromessa dalla gestione del territorio della società Is Arenas srl, ma la società che sogna il cemento sulle dune boscate di Narbolia non viene censurata, non le viene chiesto un ripristino ambientale. Non si parla neppure di possibili sanzioni. Niente di niente. Di più, viene indirettamente premiata. Sì, perché pur essendo riconosciuta la sua responsabilità nel processo di degrado ambientale dellarea, ottiene esattamente ciò che ha sempre chiesto: liberarsi da tutti i vincoli per cominciare a far camminare un progetto faraonico da quasi un quarto di milione di metri cubi. Del tutto evidente che qualcosa non torna. Cè come cortocircuito logico che alla fine produce un effetto devastante.
Cè poi un altro particolare che non può essere ignorato o sottovalutato: le tutele su unarea Sic devono essere applicate fin dalla sua proposizione e non dal momento in cui Bruxelles recepisce la domanda. Va allora da se che le responsabilità della Is Arenas srl, già accertate in linea di principio dal ministero dellAmbiente, vengono certificate da nove anni di gestione non in linea con le direttive dellUe.
Da un punto di vista politico, liniziativa di Matteoli potrebbe essere letta come un tentativo di fermare la procedura di infrazione contro lo Stato italiano. In fondo, è una filosofia abbastanza diffusa in questo governo: cancellare il reato per cancellare la pena. Poco importa, poi, se chi ha materialmente violato le norme non solo la fa franca, ma addirittura ottiene un ritorno non da poco: unagevolazione per i propri investimenti immobiliari.
Ma la battaglia non è finita. Lappuntamento è ora per dicembre, quando la Commissione europea affronterà il cosiddetto pacchetto ambiente. Insomma, la partita è ancora tutta aperta.
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Piero Mannironi