Il lungo pellegrinaggio a San Francesco di Lula

NUORO. Ha benedetto la città dalla croce luminosa di Monte Gurtei, da cui si domina la città. Una benedizione che il vescovo monsignor Pietro Meloni ha voluto donare in occasione di quella che è una delle feste più sentite dai nuoresi: San Francesco. Il vescovo ha prima concelebrato la messa con il parroco della chiesa di San Francesco e al termine ha guidato una spettacolare fiaccolata alla quale hanno partecipato alcune centinaia di fedeli. Il corteo si è snodato lungo le vie del quartiere fino alla croce illuminata da dove monsignor Meloni ha impartito la benedizione solenne.
Oggi per i nuoresi è un giorno importante, ricorre la festività di San Francesco d'Assisi.
'Santu Frantziscu" è sempre stato per Nuoro figura di grande venerazione e di profondo amore spirituale e da secoli lo si festeggia nel Santuario a lui dedicato, in agro di Lula.
La leggenda attribuisce la costruzione del santuario a un famoso bandito nuorese che nel 1770 edificò la chiesa, dedicandola al santo, per aver ricevuto la grazia di essere stato scagionato dai crimini per cui era imputato. Da più di due secoli, dunque, Nuoro, lontana dall'essere 'nido di corvi", come descritta da Salvatore Satta, si riscopre mansueta pecora ai piedi del 'poverello" di Assisi.
Anche quest'anno, fin dagli ultimi giorni di settembre, le 'cumbessias" del Santuario hanno ripreso vita. Alcune delle famiglie più devote vi si sono trasferite insieme ai priori, Paolo Ladu e Giulia Carli, per raccogliersi in preghiera.
Le giornate di ottobre rappresentano il secondo periodo dell'anno dedicato dai nuoresi a San Francesco, poiché seguono, in tono minore, i festeggiamenti della prima settimana di maggio, tradizionale fulcro della festa nuorese. La festa di ottobre però, forse proprio per questa sua veste più dimessa, per un minore impegno rispetto ai riti della tradizione di maggio, risulta ancora più vera, più vissuta interiormente.
La vita del santuario è scandita dalla messa quotidiana che dal primo ottobre ha segnato il triduo in preparazione alla festa. La piccola comunità è stata impegnata oltre che nei momenti di raccoglimento e preghiera, anche in 's'accasazzu", la cura per l'ospite che visita il santuario, tipica dimostrazione dello spirito di accoglienza dei nuoresi. Altro segno che si perde in secoli di tradizione è la distribuzione del pane e della carne, da parte del Priorato, a tutte le 'cumbessias". 'Sa fitta", cosi viene chiamata in nuorese, è un gesto di ospitalità e accoglienza da parte dei priori verso tutti i fedeli di San Francesco.
Intanto, ieri a mezzanotte dalla parrocchia di Nostra Signora del Rosario, nel cuore dell'antico quartiere di Santu Predu, è partito il pellegrinaggio a piedi fino al santuario.
Il percorso si snoda dalla Solitudine per 'Janna Bentosa" fino a Marreri. Proseguendo poi per la vallata di Isalle, 'Perd'e feminas" per risalire poi su a 'Pettorru e' ziu Moro", passare tra le 'Miniere" e finalmente intravedere San Francesco.
È una notte vissuta in cammino, nella fatica, lungo un percorso fisico e spirituale, per raggiungere infine il luogo del riposo, dell'accoglienza, della festa.
Alle prime luci dell'alba, quando si arriva alle porte del santuario, i pedoni vengono accolti e rifocillati nel fisico, con un caldo pediluvio e un pasto, e nello spirito, con la messa.
Oggi è il giorno della festa, il cortile candido di ghiaia si riempie di visitatori e fedeli che parteciperanno alla processione e alla Messa delle 11 presieduta dal vescovo, monsignor Pietro Meloni e per festeggiare e ringraziare della sua intercessione l'amato San Francesco.
Il commiato nella messa del giorno successivo che segna la fine della permanenza al santuario per i devoti. E il rientro a Nuoro.
Maria Antonietta Manca