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«Ecco perché Is Arenas non va tutelata»


 BRUXELLES. Il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli non ha speso neppure una parola sull’incredibile richiesta del governo italiano di cancellare i vincoli ambientali sulle dune boscate di Is Arenas. Alle domande dell’eurodeputata verde Monica Frassoni, infatti, Matteoli ha risposto molto semplicemente consegnandole una nota di un alto burocrate del ministero dell’Ambiente.
 E fin qui poco male. Al limite si potrebbe porre un problema di eleganza e di scarso galateo istituzionale. E’ invece semplicemente incredibile leggere il contenuto del documento, firmato dal direttore generale del dipartimento per l’assetto dei valori ambientali del territorio, Aldo Cosentino. In buona sostanza, è la spiegazione del perché per il nostro governo Is Arenas deve essere cancellata dalla rete dei Sic, cioé dei siti di importanza comunitaria. In estrema sintesi, il ministero dell’Ambiente italiano sostiene che l’integrità ambientale del sito è stata danneggiata pesantemente dalla società Is Arenas e perciò le dune boscate di Narbolia non devono più essere protette. E’ come dire: tu società sei responsabile del deterioramento dell’equilibrio ambientale e perciò ti premio cancellando i vincoli che impediscono la realizzazione di un faraonico investimento immobiliare. Una posizione che, con un eufemismo, potrebbe essere definita quantomeno discutibile.
 Il burocrate del ministero fa prima una breve cronistoria del “caso Is Arenas”: dall’individuazione del Sic comunicata dalla Regione Sardegna al ministero nel 1996 al rilascio, da parte della stessa Regione, del nulla osta paesaggistico per la realizzazione dell’investimento immobiliare della società Is Arenas srl. Per arrivare poi alla lettera del ministro Edo Ronchi al presidente della giunta regionale, con la quale nel gennaio 1998 si chiedeva di rispettare la direttiva Habitat dell’Unione europea.
 Nel 1998 il “caso Is Arenas” supera i confini italiani e approda a Bruxelles, dove viene decisa l’apertura di una procedura d’infrazione per la mancata attivazione della valutazione di impatto ambientale.
 «Il ministero dell’Ambiente - scrive l’altro burocrate -, con la circolare 1248 del 2000 ha ribadito a tutte le Regioni quanto già espresso dalla Commissione europea relativamente al fondamentale principio di adozione di opportune misure di salvaguardia nei Siti di importanza comunitaria, a decorrere dal momento in cui i siti medesimi sono individuati, e quindi indipendentemente sia dall’eventuale differimento dei tempi necessari alla conclusione del processo di selezione delle aree Sic citate, e sia dalla predisposizione della lista definitiva dei Siti».
 Tradotto in un linguaggio più semplice, tutti i vincoli di tutela andavano applicati fin dal momento in cui il sito era identificato e comunicato all’Ue. In questo caso, fin dal 1996. Domanda: ma allora perché non si è applicata la Via ed è stato dato l’assenso per la costruzione dell’albergo nella pineta?
 «Questo ministero - prosegue Cosentino - ha esaminato la relazione di incidenza e la relativa valutazione, rilevando che la mancanza di uno stato di conservazione soddisfacente del sito non è direttamente attribuibile agli interventi illustrati nel progetto, ma tale condizione risulta preesistente alla proposta stessa del sito. Manca cioè la relazione diretta di causa effetto tra realizzazione del progetto e perdita dell’integrità del sito, che motiverebbe un giudizio negativo sulla valutazione d’incidenza. La realizzazione degli interventi previsti si inserisce in una realtà già danneggiata, apportando incidenze che, in proporzione alla condizione attuale, risultano di scarsa entità».
 Ma poi, ecco la perla: «In effetti gli interventi previsti nel progetto e sottoposti a valutazione d’incidenza si inseriscono in un contesto ecologico la cui integrità risulta compromessa da linee gestionali non coerenti con le finalità di Natura 2000, ma portate avanti da anni dalla società Is Arenas nella porzione di sito di sua proprietà». E ancora: «Di conseguenza è stato espresso un giudizio positivo sulla valutazione d’incidenza in merito agli interventi illustrati, ma allo stesso tempo si è evidenziato che l’analisi condotta ha messo in luce la non sussistenza dei valori naturali che giustificano l’individuazione di un sito Natura 2000 e la mancanza di presupposti gestionali coerenti con le finalità della direttiva Habitat sin dai tempi della sua proposta».
 Per il ministero, quindi, la società Is Arenas è responsabile del degrado dell’area che, comunque, non aveva i requisiti per diventare Sic. Conclusione: via i vincoli (e via al cemento) e cancellazione della procedura di infrazione per l’Italia.
- Piero Mannironi

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