Puntodoc, sguardo sulla realtà

ROMA. «Documenti visivi» di vite altrui. Per i telespettatori nottambuli assediati dal caldo agostano che perdura da giugno, il secondo canale Rai propone una programmazione alternativa ai cult notturni di Lino Banfi e Fracchia. Si tratta di «Puntodoc», titolo allegorico per un ciclo di dodici puntate, che vanno in onda tutti i mercoledi all'una di notte, e che si presentano nella forma del documentario/reportage, un genere molto in uso negli ultimi anni tra quei registi italiani che trasformano l'obiettivo «nell'occhio sulla realtà». Il nuovo programma è di Emanuela Imparato.
Realizzato da Innovazione e prodotto da Teche Rai, con la consulenza di Sandro Lai e la collaborazione di Aldo Florio, il nuovo programma è una sorta di laboratorio.
Filo conduttore delle opere selezionate da «Puntodoc», che resta comunque trasversale nella scelta e proposta di temi, generi e stili, è essenzialmente «lo sguardo» che, ampliato nell'accezione principale del termine, abbraccia anche gli elementi del racconto, dell'indagine e della testimonianza. Ed è forse il motivo per cui questa serie preferisce essere definita come un esempio di «documenti visivi», appunto, più che di documentari veri e propri.
Dopo le prime due puntate sul Festival del Nevada («Burning Man», di Raffaella Maresti) e sul Giappone raccontato da un napoletano («Tokyo, provincia di Napoli», di Pino Di Feo e Girolamo Panzetta), la prossima puntata, in onda il 13 agosto, è una sorta di racconto ironico e insieme poetico sui mestieri collegati alla morte. Inumatori, seppellitori, agenzie funebri, marmisti e fiorai, sono i protagonisti di «Mestieri nell'ombra» (di Carlotta Cerquetti) che nella didascalia recita: «qualcuno deve pur farlo».
Poi sarà la volta di «Spruzzo, ergo sum», un reportage realizzato da Cristina De Ritis sulle confessioni di giovani «graffitari» italiani, rigorosamente mascherati. Bersaglio di quelli che molti definiscono «artisti», altri «vandali», sono treni e muri che diventano gigantesche tele da ricoprire con ossessioni e fantasie, colore e rabbia. E proprio l'illegalità sembra essere il motore che li spinge a colpire: tra sfregio iconoclasta ed espressione artistica, questi ragazzi ridisegnano simbolicamente il paesaggio urbano. Di tutt'altro genere la quinta puntata: «Uomini e lupi» di Daniele Vicari. Si parla di nuovo di un mestiere: la vita dei pastori macedoni sulle montagne d'Abruzzo. In questa terra, molto simile alla vicina Macedonia, gli emigranti raccontano la propria storia fatta di sogni, paure, ma soprattutto della ricerca di un lavoro. Il 17 settembre sarà la volta di un ritratto realizzato da Marina Spada sullo scultore Arnaldo Pomodoro e sui suoi «volumi sferici». «Puntodoc» si concluderà il 15 ottobre con «Ilha isola della memoria», un viaggio alla scoperta di un popolo e di una terra circondata e custodita dal mare.