La mia vita di pugni e speranze

CAGLIARI. Dopo il rientro sul ring avvenuto il 31 maggio scorso a Sabaudia contro Mercurio Ciaramitaro, nella semifinale al titolo italiano dei pesi mosca, per Salvatore Fanni è giunto il momento di fermarsi a fare il punto della situazione. All'età di 39 anni (compiuti il 10 luglio) i progetti non possono essere, per forza di cose, di larghissimo respiro sotto il profilo quantitativo ma dovranno essere contenuti entro un solo anno di attività.
Fanni, infatti, potrà fare il pugile per un altro anno ancora, poi sarà costretto dal regolamento a sfilarsi per sempre i guantoni. Ciò non significa che all'ex campione d'Europa dei fly sia preclusa la possibilità di battersi per un titolo; anzi, le porte per la sfida tricolore sono già aperte (affronterà probabilmente Michelangelo Chirco per il titolo italiano) e in seguito potrebbe arrivare persino la chance per la corona intercontinentale della categoria. Ma si tratta di discorsi per il momento prematuri. Adesso è giusto che Fanni si goda questo suo vittorioso rientro da pugile, dopo ben quattro anni d'assenza, contro quel Ciaramitaro che, con i suoi 36 anni, è anche lui un «vecchietto» terribile del boxing nazionale.
Che cosa l'ha spinta ha tornar sul ring?
«Ho ripreso a combattere soprattutto perchè, nonostante le tante promesse che mi sono state fatte, sono ancora senza un lavoro. Per guadagnare i soldi per mantenere la mia famiglia, ho dovuto ricominciare a fare il pugile con la speranza che qualcuno finalmente mi aiuti».
- Ma rende abbastanza salire sul ring?
«Per affrontare Ciaramitaro mi sono stati versati settecento euro netti. Non una somma vertigionosa, dunque, ma bisogna tenere conto del fatto che si trattava del match del rientro. Per i combattimenti futuri spero di guadagnare qualcosa di più, anche perchè ho dimostrato, contro un avversario valido, di avere ancora le carte in regola per togliermi qualche altra soddisfazione sul ring».
- Se avesse avuto un'occupazione fissa sarebbe rientrato ugualmente sul quadrato?
«Probabilmente no, ma non posso affermarlo con sicurezza. Però, nel caso, ci sarebbe stata una bella differenza perchè avrei ripreso con la serenità che ti offre un lavoro sicuro, mentre io oggi non so dove sbattere la testa. Siamo disoccupati sia io che mia moglie e abbiamo due figlie che studiano: una ha diciotto anni e frequenta le superiori, l'altra ne ha dodici. I libri costano e faccio fatica a mantenerle a scuola; quando mi va bene lavoro setto-otto mesi all'anno, poi ritorno ad essere uno senza un'occupazione. Non è affatto facile andare avanti cosi».
- Quali sono i suoi programmi nella boxe?
«Titolo italiano, intercontinentale, europeo, mondiale... Li metto in fila; tutto quello che mi consentiranno di fare farò. In questo momento non temo alcun avversario, mi vanno bene tutti. Ho voglia di lavorare in palestra come non mai, mi sento ringiovanito ed entusiasta».
- Cosa ha rappresentato la sosta di quattro anni?
«Moltissimo. La sosta mi ha fatto bene, mi ha ridato l'equilibrio e la serenità necessaria per prendere delle decisioni. In questi quattro anni ho perso forse qualche opportunità ma, tra europei e mondiali, negli ultimi tempi avevo incontrato degli avversari duri ed ero stato troppo sotto pressione, anche perchè, per carattere, sono uno che in palestra ci starebbe pure a dormire. Oggi continuo ad allenarmi sempre con molto scrupolo, ma ho capito anche l'importanza del riposo».
- Quali sono stati i suoi incontri migliori?
«Il match che mi ha dato il titolon europeo contro Joe Kelly... poi i tre combattimenti contro Luigi Camputaro, specialmente il terzo che, nonostante il verdetto, non avevo affatto perso».
- Perchè, a suo avviso, non ha conquistato il titolo mondiale nè contro Salazar nè contro Sanchz e Arce?
«Non so, forse ha influito anche il fatto che questi combattimenti li ho sostenuti tardi; quando ho conbattuto per il titolo la prima volta, contro Salazar, avevo 34 anni. Chissà, se avessi avuto queste chance quando ero più giovane, fresco e potente magari sarebbe finita diversamente. Pazienza, è andata cosi».
- E adesso che di anni ne ha 39?
«Mi sento bene. Mi sento integro e forte come quando mi seguiva il mio primo maestro, Gianni Locci, che adesso non c'è più. A Locci devo tantissimo sia come pugile che come uomo. A Sabaudia, quando sono salito sul ring per affrontare Ciaramitaro, ho pensato molto a lui. Spero di potergli dedicare presto un importante successo».
Giuseppe Giallara