Quei canti raccontano la storia sarda


NUORO.Tra le diverse forme di espressione canora esistenti in Sardegna, una parte di rilievo spetta al coro polivocale. È ormai risaputo che gli antichi sardi fossero a conoscenza dell'armonia musicale. Il ritrovamento effettuato diversi decenni or sono dall'archeologo Antonio Taramelli nell'agro di Ittiri di un bronzetto nuragico risalente a 2500 anni avanti Cristo, della cultura itifallica, rappresentante un suonatore di strumento a fiato composto da tre canne di diverse misure, (le attuali launeddas o leoneddas), ne è una testimonianza inconfutabile, di come gli antichi abitanti dell'Isola conoscessero l'armonia, riuscendo a creare delle composizioni musicali.
Si trattava certo di composizioni frutto della emissione simultanea di più suoni diversi, ovvero la consonanza di voci o strumenti in accordo tra loro. E parlare di canto a più voci in Sardegna vuol dire parlare di canto a tenore, (altrimenti 'cunzertu", 'cussertu" o 'cuncordu"), un canto senza tempo che si può dire sia nato con i sardi stessi. Lungi dal voler entrare in competizione con il canto a 'tenore" che resta il canto corale sardo per eccellenza, ai primi della seconda metà degli anni Cinquanta soni nati i cori a più voci, e quindi polifonici che tuttora sono presenti nell'ambito musicale sardo. Nel 1954 a Nuoro si senti l'esigenza di costituire un coro polifonico sardo a tutti gli effetti, che rappresentasse la Sardegna al concorso nazionale indetto dalla radio nazionale «Campanile d'oro», da tenersi a Milano, nel 1955. Cominciò cosi la prima formazione corale costituita dall'allora infaticabile organizzatore Mario Ganga, e da Banneddu Ruiu che ne curò le armonizzazioni e la preparazione dei componenti.
Il «Campanile d'oro» fu di conseguenza il primo esordio di un coro nuorese, e si dimostrò un successo. Il coro presentò per l'occasione due 'cavalli di battaglia" del canto popolare nuorese Zia Tatana Faragone e Non potho reposare. La competizione canora che al periodo comportò la partecipazione di partecipanti provenienti da tutte le regioni italiane, mantenne tutti i sardi uniti, con l'orecchio incollato ai pochi apparecchi radiofonici di allora, per tifare per la compagine nuorese. Le qualificazioni delle regioni che avveniva tramite cartoline inviate dal pubblico coinvolse tutti i sardi, che si mobilitarono in massa, e il coro nuorese portò la Sardegna in finalissima con la Sicilia. Il numero maggiore di cartoline, (grazie anche al maggior numero di abitanti) fece vincere la Sicilia; e per i sardi fu una cocente delusione. Ma intanto il dado era tratto: i cori nuoresi iniziarono cosi la loro avventura. Le prime formazioni canore di allora, attinsero a piene mani da un patrimonio fino allora esistente ad uso di canti popolari, tutti monodici, che consecutivamente vennero armonizzati a quattro voci, tenore primo, tenore secondo, contra e basso, che seppure in un modo più ampio, e con tipo di emissione diversa, riprendonolo schema del canto a tenore composto da 'boche", 'mesu boche," 'contra", e 'bassu". Vennero cosi armonizzati brani come Adios Nugoro amada, Deus ti salvet Maria, Su perdonu, In su monte 'e Gonare, Mariedda, Sa crapola, Miserere, Stabat Mater, Non mi giamedas Maria, e altri che seguirono. I versi vennero presi da famosi poeti, come Badore Sini, Pascale Dessanai, il canonico Solinas, e Francesco Ganga, (alias mastru Predischedda), e altri del periodo.
Ma il vero boom dei cori nuoresi avvenne a cavallo tra il 1965-1966 con le prime incisioni discografiche del Coro di Nuoro e Coro Barbagia. A seguire vennero poi la nascita degli altri cori: Coro Ortobene, Sos Canarios, Amici del folclore, Su Nugoresu, Coro Grazia Deledda, Coro Seuna, e Coro Adios Nugoro amada. E senza ombra di smentita si può dire che i cori nuoresi hanno fatto da battistrada ai tanti cori sardi sorti in seguito in tutta la Sardegna, e facendo scuola. Tutto questo ha portato gli organizzatori della rassegna biennale «Cori tradizionali sardi» di Ozieri a istituire una specifica categoria di partecipazione denominata «scuola nuorese», che si rifà appunto al genere dei cori nuoresi, e che premia i migliori cori della Sardegna.

Michele Pintore