ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Facce scure e qualche applauso

 ROMA. Escono dalla sala delle assemblee alla spicciolata, inseguiti dai cronisti, dalle telecamere. Sono il parterre del potere economico italiano, i banchieri, gli imprenditori, i grandi comis di Stato, i presidenti delle associazioni di categoria, i segretari dei sindacati. Hanno ascoltato per quasi due ore il governatore della Banca d’Italia leggere le «Considerazioni finali», ora ne traggono le conseguenze. Chi con malcelata rabbia, come il presidente di Confindustria, chi con apprezzamenti e sorrisi, i sindacati in testa, chi con distacco. Le bordate, gli attacchi personali al governatore, al mandato a vita della carica, arriveranno più tardi, da lontano.
 Il più duro è quello del leghista Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato: «E’ ora di finirla con questo tipo di personaggi che parlano più da leader dell’opposizione che da governatore di Bankitalia - dice - E’ ora di dire basta con questi incarichi a vita, serve un mandato di cinque anni. Così anche Fazio, se vuol fare politica, potrà dimettersi e presentarsi alle elezioni».
 Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro, Ds, parla di una relazione equilibrata, che «descrive il declino strutturale dell’economia italiana ma è prudente con il governo». Nota, da eterno duellante con il suo successore Giulio Tremonti, che Fazio ha dato spazio alle decisioni di Basilea sul credito. «Quelle dove il ministro si è dato da fare quando la soluzione era già stata trovata». Umberto Agnelli, per la prima volta a Palazzo Koch come leader della Fiat, ha colto nella ricetta di Fazio, «fare sistema» per uscire dalla crisi, «un pungolo a tutto il sistema per uscire dalla crisi». Carlo De Benedetti, presidente della Cir, pone l’accento sulle critiche al governo: «C’è la necessità di misure strutturali per rimettere a posto i conti pubblici».
 Guglielmo Epifani, anche lui all’esordio in Bankitalia come leader della Cgil, che per altro era stata assente nel recente passato, quando gli viene riferita l’ira di D’Amato e il giudizio del presidente di Confindustria, sorride: «L’ha definita relazione fuori tradizione. Anche noi. Rappresenta comunque un Paese fermo, bloccato». Savino Pezzotta parla di relazione condivisibile, ma non gli è piaciuto il passaggio sulle pensioni, la richiesta di innalzamento dell’età pensionabile avanzato da Fazio. Marco Tronchetti Provera, numero uno di Telecom e della Pirelli, nota come «il governatore abbia segnalato la necessità di un recupero di competitività, per raggiungerlo sono necessarie riforme strutturali».
 Nella maggioranza ci sono reazioni diverse. La più estremistica, come detto, è quella della Lega, mentre il centro fa quadrato intorno a Fazio. «Da lui - dice Marco Follini, segretario Udc - viene una sollecitazione che non dobbiamo disattendere». Gianfranco Micciché, viceministro dell’Economia, ha colto nella parte della relazione che riguarda il Sud, elementi positivi per l’azione del governo: «Fazio - dice - ci conferma l’importanza e la giustezza delle scelte che abbiamo operato nel Mezzogiorno». Anche se il governatore ha insistito sul fatto che nel Sud ci sono settori con il 50% di sommerso (nonostante la legge sull’emersione). Diverso il giudizio di Bersani dei Ds, che parla, invece, di «scossa forte all’azione di governo», mentre il segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino, dice senza mezzi termini che «il presidente del Consiglio, anziché continuare a occuparsi dei suoi processi e interferire con la magistratura, dovrebbe occuparsi dell’andamento dell’economia italiana».
 Antonio Marzano, ministro delle Attività produttive, continua invece ad essere ottimista. «A fine anno ci sarà la ripresa e con la ripresa si potranno fare molte delle cose che indica il governatore». Fazio, a dire il vero, la ripresa la ipotizza un po’ più avanti, nel 2004, ma dice anche «è necessario agire perché l’incertezza non si traformi in pessimismo».
 Da Giorgio La Malfa il commento più dissacrante: «C’è troppa attenzione a quello che dice Fazio, in fondo è solo uno dei 18 membri del consiglio direttivo della Banca centrale europea». Come dire che Bankitalia ormai conta quello che conta. (a.ce.)