Il mal di Sardegna di Ermanno Latella


Passato l'inferno della Seconda Guerra mondiale la Torres si ritrova a lottare nella palude del campionato sardo di Prima Divisione. Nel 1950 il presidente Maccari porta a Sassari un nuovo allenatore: è Ermanno Latella, uno spezzino nato nel 1908, proveniente dal Cagliari. Tra gli anni Venti e Trenta è stato uno dei più apprezzati portieri d'Italia e nella sua carriera ha difeso, tra le altre, la porta di Spezia e Torino in serie A. Le cronache spezzine del tempo parlano di 'parate che hanno del miracoloso" e raccontano di una sfida in casa della Spal in cui i tifosi avversari hanno invaso il campo nel tentativo di fargliela pagare, visto che i suoi interventi avevano permesso allo Spezia di battere gli estensi.
Insediatosi sulla panchina della Torres, Latella può disporre di diversi elementi validi. I vari Arca, Cuccuru, Scavio, Gnocchi, Sanna e Umberto Serradimigni centrano il primo posto che vale la Promozione. Dopo la vittoria in casa del Tempio Latella e Maccari vengono portati in trionfo in piazza d'Italia.
L'anno successivo il cammino dei sassaresi è ancora spedito e, con la riforma dei campionati, il terzo posto vale alla Torres il salto in IV serie: bravura e fortuna portano dunque i rossoblù di Latella a un doppio salto di categoria in appena due stagioni.
Nel campionato'52-'53 la Torres parte con un passo incoraggiante, arriva sino al terzo posto ma lentamente scivola nelle zone buie della classifica: la panchina di Latella inizia a scottare e a febbraio arriva l'esonero.
«E' stato un bravissimo allenatore e un ottimo preparatore - ricorda il difensore Luca Cuccuru -. Ci metteva in condizione di giocare tre partite al giorno. Quando mi allenava non andavamo molto d'accordo, soprattutto per colpa mia. Poi siamo diventati amici».
Infatti Latella si stabili definitivamente a Sassari e per anni rimase alla Torres come vice-allenatore e preparatore, partecipando tra l'altro alla promozione in serie C del'59-'60. «Ricordo un uomo che si faceva rispettare - racconta 'Marieddu" Pinna, oltre 550 partite in carriera tra serie C e IV serie -. Anche se l'ho avuto solo per metà stagione conservo un buon ricordo. Era uno che dalla panchina 'vedeva" davvero la partita. Allora non c'erano le sostituzioni, ma lui riusciva spesso a trovare delle contromosse mischiando le carte».
Latella divenne poi il direttore del circolo torresino del tennis, quasi a non volersi staccare da uno stadio e da un vessillo, quello rossoblù, ai quali rimase legato per tutta la vita.
«A cinquant'anni di distanza - ricorda Umberto Serradimigni - mi è rimasto impresso il suo rapporto particolarmente confidenziale con tutti i giocatori. Non era uno distaccato, voleva un contato diretto. Lo ricordo come un uomo buonissimo, che a quei tempi si adattava a fare l'allenatore, l'accompagnatore e all'occorrenza anche il massaggiatore. Non solo, contrariamente a quanto facevano allenatori più quotati di lui, dava anche consigli e suggerimenti a livello tecnico».
Latella trovò ancora modo di mettere la propria esperienza al servizio dello sport, facendo il preparatore atletico della Dinamo verso la fine degli anni Settanta. Quel signore arrivato anni prima dalla riviera di Levante, che da giovane faceva 'parate miracolose", si spense a Sassari ultraottantenne.

Andrea Sini