Niccolai, autogol alla Sivori


Sono tre i giocatori della Torres che in carriera, seppur in tempi divrsi, hanno indossato la maglia azzurra. Gianfranco Zola è quello più noto e se ne parla a parte. Compagni di viaggio sono stati Antonello Cuccureddu e Comunardo Niccolai. Altri poi come Mario Piga (nuovo capitolo a parte) hanno avuto comunque carriere importanti. Basterebbe pensare a Mario Valeri, Ezio Vendrame e Sileno Passalaqua.
L'algherese Cuccureddu, classe 1949, giocò 34 partite a soli 18 anni. Arrivava dal Fertilia e stando ai si dice, venne consigliato dall'allenatore Colomban al Cagliari che non lo acquistò. Secondo la leggenda perchè la Torres aveva sparato alto per il cartellino, molto più probabilmente perchè il Cagliari, allora come nel resto della sua storia, sottovalutò il talento indigeno. Fu la fortuna del ragazzo. Sempre Colomban lo consigliò al Brescia che nel giro di pochi mesi, dopo un campionato vinto in B (giocò 22 gare), lo piazzò alla Juventus moltiplicando per dieci la cifra investita per acquistarlo.
«Credo che alla Juve fossero rimasti impressionati da un'amichevole precampionato che giocai contro i bianconeri» avrebbe ricordato poi Antonello, sin da bambino tifoso delle zebre. E in bianconero si prese la sua brava rivincita segnando all'Amsicora il gol del pareggio bianconero all'89' nella gara del debutto in A alla fine del 1969. Zittendo i cori impietosi dei tifosi rossoblù che urlavano «serie B, serie B» all'indirizzo dei bianconeri malmessi in classifica. Cuccureddu a Torino giocò in campionato 303 partite segnando 28 gol e vincendo la bellezza di sei scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa. Vesti per 15 volte la maglia azzurra partecipando ai mondiali del 1978.
Comunardo Niccolai (1946), giocò invece con la Torres 22 partite nel 63-64. Aveva 17 anni e a Sassari lo portò l'allenatore Incerpi dalla Toscana. «Al di là delle battute di Scopigno, che peraltro lo stimava tantissimo, se Niccolai non si fosse infortunato con la Svezia all'esordio di Mexico 70 avrebbe avuto una carriera in nazionale molto più lunga» ricorda Gigi Riva che gli fece da fratello maggiore. In azzurro Niccolai raccolse 3 presenze, mentre nel Cagliari rimase dodici anni, sempre in A, segnando autogol storici come quello di Bologna dove dribblò addirittura Albertosi alla maniera di Sivori prima di deporre la palla in rete. Mise il bavaglio a tutti i centravanti più forti, la sua bestia nera fu Ove Kinvall, uno svedese che picchiava da matti.
Un altro stopper, Mario Valeri (1949), a Sassari arrivò dal Sorso (3 anni in D) dopo un intermezzo nella Primavera della Fiorentina. Giocò 106 partite in tre campionati segnando 13 reti, di cui 10 in una sola stagione in D. A Cagliari avrebbe poi vissuto tre stagioni A (46 presenze) e altrettante in B. Probabilmente avrebbe potuto fare una carriera migliore se a Firenze la notte prima della partenza per una tournèe con la prima squadra a New York, l'allenatore Bassi, un tipo manesco di cui avrebbe fatto le spese anche Brugnera, non lo avesse trovato un po' brillo in un locale fiorentino a notte fonda in compagnia degli amici di Sorso che erano andati a trovarlo. Niente America e una passata di colpi che ancora ricorda.
Sempre Incerpi portò a Sassari il giovanissimo Passalacqua Sileno, nato a Borgo a Buggiano nel 1949. Alla Torres giocò 27 partite in due anni (65-67) e da li passò alla Fiorentina dove non ancora diciannovenne debuttò in A vincendo 3-0 contro un Napoli che schierava Zoff, Sivori e Altafini. Era un'ala vera, immarcabile. Per ritrovare la serie A dovette però impiegare 13 anni quando chiuse la carriera col Perugia dopo una vita passata alla Reggiana e alla Ternana in B. Giocatore di parola, ai tempi della Ternana non avrebbe esitato a calciare alle stelle un rigore nei minuti finali per non venire meno all'accordo su un pareggio convenuto prima della gara. I tifosi pur non sapendo della combine gli bruciarono l'auto.
Ezio Vendrame era il George Best italiano (anche se lui i gol non li faceva, preferiva farli fare). Deliziò i tifosi del Vicenza dove giocò una cinquantina di partite in A prima che lo stakanovista Vinicio a Napoli gli fece passare la voglia. A Sassari giocò solo 11 partite nel 68-69 e rimase celebre quella volta che in una gara estiva, sotto un sole infernale, rimase tutto il tempo sulla fascia sinistra. Colomban dopo averlo richiamato più volte inutilmente gli disse: «Ma se a sinistra non ci hai mai giocato in vita tua!». E lui quasi spazientito rispose: «Ma qui c'è l'ombra!».

Nanni Boi