Il Re della macchia liberò due commercianti francesi Quando il bandito Corbeddu evitò una crisi diplomatica


OLIENA. Si deve alle gesta di un bandito sardo, il leggendario Giovanni Corbeddu di Oliena, noto come "Il re della macchia", se l' agosto del 1894 si evitò uno scontro diplomatico tra il governo francese e quello italiano, che avrebbe portato a gravi conseguenze tra le relazioni dei due paesi. Il bandito Corbeddu, alla macchia già da diversi anni, ebbe infatti in quell' anno un ruolo determinante nella liberazione di due cittadini francesi tenuti in ostaggio da una banda di banditi nelle foreste del Supramonte. Era il 21 luglio del 1894 quando due agenti di commercio francesi, in Barbagia per motivi di lavoro in quanto appaltatori di tagli boschivi per la fornitura di legname per conto di una ditta di Valenza, Paty e Pral Règis, partirono da Aritzo accompagnati da due guide del posto per prendere visione di alcune foreste interessate al taglio. Il gruppo però rimase vittima di un'agguato della banda di malviventi guidati dal famigerato bandito "Torracorte". Si seppe dopo che il rapimento era stato possibile tramite la complicità di uno degli accompagniatori, che risultò parente di uno dei componenti della banda. Prima mossa da parte dei sequestratori fu il rilascio di Paty Règis, con l'incarico di comunicare ai parenti che era stato fissato il 15.000 lire il riscatto da pagare per il rilascio dell'altro ostaggio. Ma si arrivò fino ai primi di agosto senza nulla di fatto. Fu così che il governo francese tememdo per la vita dei suoi cittadini, tramite il primo ministro, per vie diplomatiche fece pressione verso il capo di governo italiano Francesco Crispi. Il caso rischiava di degenerare. Intanto le forze dell'ordine non riuscivano a venire a capo della vicenda. Così Crispi contatto il sottoprefetto di Nuoro in via confidenziale per trovare una persona estranea, esperta del posto, per trovare un contatto con la banda dei rapitori. Il sottoprefetto tramite l'allora sindaco di Oliena incaricò per vie non certamente ufficiali di incaricare della delicata questione il bandito Giovanni Corbeddu che al periodo era latitante da diversi anni, e di conseguenza era ritenuto una persona perfettamente a conoscenza della zona. Intanto il fatto era diventato un caso internazionale, tanto che le maggiori testate giornalistiche del periodo inviarono in Sardegna i loro inviati speciali per seguire il caso; tra gli altri un giornale francese "Le Petit Jurnal" fece un ampio reportage con tanto di copertina disegnata a colori. Al bandito Corbeddu per l'occasione venne concesso un salvacondotto e la promessa di un compenso di 10.000 lire a operazione conclusa. Il bandito Corbeddu venne a capo della situazione in dieci giorni, riportando in l'ostaggio sano e salvo. Inaspettatamente però rifiutò il compenso pattuito, forse sperava in un condono della pena che ancora doveva scontare, e riprese la latitanza. Ma la giustizia fu inclemente, finì i suoi giorni quattro anni dopo vittima del carabiniere scelto Aventino Moretti che gli sparo alle spalle durante un conflitto a fuoco. Michele Pintore