SPOPOLAMENTO Via anche dal paese più ricco. Calangianus perde abitanti


CALANGIANUS. Calangianus, fiorente centro economico della Sardegna, è in calo quanto a popolazione. All'ufficio anagrafe risultano 4645 gli abitanti nel 2002, nel 2001 erano 4674. Quest'anno 29 nove unità in meno. Nel 2000 il paese era a quota 4710. Di natalità e mortalità si era già discusso l'ultimo giorno dell'anno non appena il parroco don Giuseppe Inzaina, nel fare il bilancio di un anno, aveva comunicato prima del Te Deum tradizionale, che dai registri dell'archivio parrocchiale i nati risultavano 27, mentre i defunti sono stati 51. Insomma un netto calo demografico. Calangianus tutto sommato va indietro. Ci saranno più belle macchine in giro, più appartamenti e villette in periferia, ma il centro si svuota, la stessa via principale via Nicolò Ferracciu fa tristezza con quelle case in parte vuote. Aumentano sì le fabbriche, il volume degli affari e dei turaccioli venduti in tutti i continenti ma il numero dei calangianesi diminuisce. Una crisi irreversibile, che è generale, che secondo alcuni è crisi di mentalità, di umanità, di modo di intendere le cose. Un calo di natalità che renderà il paese più triste. Già ora la popolazione scolastica è diminuita. Per decenni e decenni sino al 1954 ci si lamentava che le aule erano inadeguate. Oggi appena due corsi completi alle medie e anche alle elementari Le aule vuote aumentano. Quando i nati del 2002 andranno a scuola, fra 3 anni, due scuole materne saranno troppe e così alle elementari ci sarà un solo corso. Vorrà dire che fra un lustro non sarà improbabile che basti un unico edificio scolastico ad ospitare gli scolari ma i futuri alunni avranno locali per quei laboratori ai quali tutti oggi aspirano. Qualche preoccupazione per il calo dovrebbe esserci negli amministratori pubblici. Infatti c'è ancora un piano urbanistico comunale da approvare e le scelte urbanistiche sono sinora state quelle di cercare nuove aree. E' difficile prevedere un incremento di abitanti tanto più che si abbandona uno scomodo centro storico di cui, semmai, dovrebbe incentivarsi il recupero per porre fine a questa fuga che sa di abbandono definitivo. Un paesone vivo economicamente il nostro, ma non demograficamente. Il Puc dovrà tenerne conto se non si vorrà approvare un piano per un paese che ingrandisce urbanisticamente e una popolazione che non aumenta più. Anzi diminuisce. Va così in tutta la Gallura interna, con una inversione di tendenza a Tempio, ma proabilmente per effetto di una compensazione nelle frazioni lontane, Bassacutena e San Pasquale. Pietro Zannoni