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La scrittura come riscatto Vita di Salvatore Satta, nuorese senza radici


Il volume ?La scrittura someriscatto - Introduzionea Salvatore Satta?, di UgoCollu con la collaborazione diElisa Careddu (per le EdizioniDella Torre, Cagliari, 2002),volume voluto e finanziatodal Comune di Nuoro AssessoratoPolitiche Educative e Formazione,non poteva vederela luce in un momento pi? opportunoe propizio. A conclusionecio? del recentissimoconvegno internazionale distudi sattiani ?Oltre il giudizio?,organizzato a Nuoro nelcentenario della nascita del"giuristascrittore", col coordinamentoscientifico di UgoCollu. Convegno che nuova,vivida luce ha apportato sullafigura e l'opera di SalvatoreSatta, a distanza di circa quindicianni dall'altro grandeconvegno sattiano del 1989, celebratosisempre a Nuoro. A buon diritto nella Premessaal testo, Teresa Pintori, assessorealle Politiche Educativedel Comune di Nuoro, affermache ?Nuoro ? fortunata.Fra i suoi figli, infatti pu? annoveraredue Giganti che, inepoche successive, hanno curatola "biografia" della citt?natale?. Ma se del primo, GraziaDeledda, "pi? volte le scuolecittadine si sono interessate",del secondo, SalvatoreSatta, "ancora no". Ebbene,questo libro copre egregiamentesimile vuoto, offrendoora una siffatta opportunit?.Vogliamo sottolinearesubito che tale volume, destinatoelettivamente alla Scuola,non ? soltanto un libro didivulgazione (di alta divulgazione),ma pure un saggio criticodi notevole spessore, siaper acume interpretativo cheper felicit? di scrittura. Insomma,ci pare veramente un'appassionatae rigorosa "introduzione"alla conoscenza diSalvatore Satta. Ugo Collu ha potuto "attingere"per la stesura del suo testo(precisiamo che i primidue capitoli della prima partedel libro, la bibliografia ragionata,la nota bibliografica e leschede didattiche sono sue,mentre il primo e il secondocapitolo della seconda partesono di Elisa Careddu); UgoCollu ha potuto - dicevamo -"attingere", per la stesura delsuo testo, "agli appunti presiin vari colloqui con la signoraLaura Satta Boschian", mogliedello scrittore e insigneslavista, e soprattutto al riccoe in gran parte ancora sconosciutoepistolario di SalvatoreSatta: in particolare alle lettereindirizzate all'intimo amicoe quasi "alter ego", BernardoAlbanese. Inoltre, l'attualeinaspettato ritrovamento,grazie alla collaborazione dellafamiglia Satta, del dattiloscrittomancante de "Il giornodel giudizio", annunciato neigiorni del convegno, fornir?ora alla critica sattiana essenzialielementi di ulteriore epreziosa conoscenza filologica. Ma entriamo nel vivo dell'analisidi Ugo Collu e di ElisaCareddu, che ci duole di nonpoter esporre estesamenteper ovvie ragioni di spazio.Il libro prende le mossedal fondamentale dato biografico.Procede dunque da "Nuorocome infanzia": ?L'assiomafreudiano "Tutto viene dall'infanzia"- cos? inizia il discorsodi Collu - si attaglia bene auna personalit?? come quelladel Satta, che pure non amavaparticolarmente la psicoanalisi.L'infanzia nuorese ? infattiil punto-chiave "per comprenderelo strutturarsi delmondo interiore" e per "lacomprensione dell'intera personalit?"del nostro autore.Nato nella famiglia di unnotaio, che della sua professioneaveva fatto un vero "sacerdozio"(cos? si esprime lo scrittorestesso), il piccolo Salvatoretrascorre i primi e decisivianni della sua vita nella totaleaderenza al mondo della"poesia" e del "mistero" della"sua educazione della natura",annota Collu. Nel 1918,dunque all'et? di sedici anni,avviene per? il "distacco" delnostro "eroe" adolescente daNuoro. Un distacco che daSassari porter? il Satta studentedapprima verso svariatestazioni della Penisola e poinuovamente a Sassari e poiancora, secondo la destinazionedelle successive docenzeuniversitarie nel campo delDiritto, fuori della Sardegna(a Padova, a Trieste, a Genova,a Roma), stabilmente. Colluricostruisce meticolosamenteil periodo della formazioneintellettuale del Satta,che ebbe durante il suo tirociniocome primi maestri, oltreal fratello Filippo, gli insignigiuristi Lorenzo Mossa e MarcoTullio Zanzucchi. Ma taletirocinio verr? bruscamenteinterrotto nel 1926: quando ilSatta si ammala di tubercolosie deve ricoverarsi nel sanatoriodi Merano, dove rester?fino a guarigione avvenuta,nel 1928. "Furono due anniterribili della sua giovinezza"- commenta Ugo Collu. Da quell'esperienza drammaticascaturisce il primo lavoroletterario del Satta, il romanzo"La veranda", inrealt? preceduto da un esperimentonarrativo antecedente(solo poche pagine andate perdute),intitolato in maniera significativa"Caino". E Cainoera "lui", l'autore stesso.Con "La veranda" il Sattapartecipa, sempre nel 1928,al Premio Mondadori, allorapresieduto da Giuseppe AntonioBorgese: in quella giuriafiguravano personalit? fra loroassai distanti, come il filosofoidealista Benedetto Crocee il poeta crepuscolare MarinoMoretti. Quest'ultimo difese strenuamentel'inquietante bellezzadel romanzo, arrivando a consideraloun capolavoro. Ma ilCroce, clamorosamente sebbenenon inspiegabilmente, logiudic? "non in linea con lospirito del tempo". Questa delusione nel giovaneSatta, che a buon dirittogi? allora aspirava alla "gloria",consapevole com'era dellesue qualit?, lo render? persempre un "romanziere interrotto"- cos? infatti si esprimeElisa Careddu. Ma Salvatore Satta, consacratosiormai alla giurisprudenza,dove presto diventer?un maestro del Diritto (assiemeai suoi maestri e colleghi:quali Capograssi, Chiovenda,Calamandrei) non si rassegner?mai davvero, segretamente,alla rinuncia nei confrontidel fantasma artistico. Anzi, la scrittura letterariadiventer? per lui un'elettivaforma di "riscatto" - come giustamenteindica il titolo stessodel libro di cui ci stiamo occupando,pensato da Ugo Collu. Riscatto esistenziale, antropologico-filosofico,ma soprattuttoriscatto dell'anima. "La necessit? di affidare un'sensodi perfezione alla propriavita'" far? s? che egligiungesse ad assegnare allaletteratura"una funzione salvifica"- come bene indica UgoCollu: "Fu una autentica lottacontro il tempo". Se preferite, potremmo direche fu la sua "lotta con l'Angelo".Gli eventi tragici dellaguerra portavano intanto l'autorealla severa meditazionecontrocorrente sulla "mortedella patria", nel saggio etico-politicointitolato "De profundis"- bene analizzato dallaCareddu - saggio in cui si svolgela tesi apparentemente paradossaleche l'Italia "volle lapropria sconfitta", per l'oscuracolpa di non aver saputo difenderela propria libert? duranteil Ventennio. Vent'anni dopo il "De profundis",in seguito alla drammaticae amara esperienzadella contestazione sessantottesca,che lo vide fra i pochiseri contestatori dei "contestatori",egli intraprese la stesuradel romanzo che gli avrebbeconsegnato la gloria postuma:"Ilgiorno del giudizio". In quest'opera il nostro autoresi proponeva - come scrissetestualmente - di "ricomporrei due monconi della suavita": vale a dire, soprattuttola memoria e il sentimentodella propria origine con l'irrinunciabilegusto dell'avventuraintellettuale. Uomo profondamente scissoe dissociato, il Satta seppeper? lottare tutta la vita da uomointegro contro il drammadi questa dissociazione. L'analisi del Collu e dellaCareddu lo indicano egregiamente.Il bisogno di ricongiungersialla madre, alla Terra-Madre,che non riesce per?a disgiungersi dal risentimentoverso il padre; ma allo stessotempo, il rimorso di avertrasgredito alla legge paterna,andando a "cercare pane miglioredi quello di grano", facevanos? che in lui maturasseun complesso di colpa mai superato,e tuttavia sempre contrastatodalla necessariet? del"giudizio", che rivestiva aisuoi occhi le stigmate del "mistero".Con "Il giorno delgiudizio" il Satta compose pers?, a suffragio della propriaanima, il suo grande Requiem,in un senso vorremmodire mozartiano (alludendo allalettura che dell'opera di Mozartha fatto il severo scrittorefrancese Pierre Jean Jouve)Come a dire che lo scrittorecompose un'impresa che ?quasi una preghiera liberatoriaa redenzione del proprio"libertinaggio" intellettuale edella propria nostalgia dell'origine,macchiata sadicamentedal "tradimento". Ma sene "Il giorno del giudizio" anchelui, il Satta, convocava ilsuo Convitato di Pietra, ovverola Nuoro cimiteriale, a differenzadel Don Giovanni mozartianoegli per? si mostravadisposto a "pentirsi", a riconciliarsie ricongiungersi conla propria radice, che ? poiera la comune radice della vitae della morte: nel Giornodel Giudizio. - Leandro Muoni