Sant'Avendrace. La scoperta negli scavi in un cantiere Altre tombe puniche ingoiate dalle ruspe


CAGLIARI. Nuove scoperte a Sant'Avendrace. Nei giorni scorsi sono state riportate alla luce due tombe del V secolo avanti Cristo. Prima ancora, lo scorso novembre, sono apparse tre grotte, poi interrate. Nei giorni scorsi, mentre queste arcaiche sepolture scomparivano sotto la benna della ruspa per far spazio alle fondamenta di un palazzo, lo sguardo incredulo degli operai ha assistito alla scoperta di altre due cavità sotterranee: ricche di anfore e misteriose suppellettili funerarie. Presso vico secondo Sant'Avendrace, il terreno ha custodito gelosamente, per oltre duemila anni, reperti e ipogei nascosti sotto cumuli di macerie, dietro le vecchie casette di Sant'Arennera, davanti a via Tirso. L'importanza di quest'area che si è sovrapposta all'antica Cagliari, è stata sottolineata più volte da scoperte casuali che hanno riportato alla luce porzioni della necropoli di Tuvixeddu. Nessuno però, archeologi compresi, ha potuto far nulla per evitarne la distruzione. La soprintendenza archeologica, infatti, si è limitata a prelevare i reperti e a documentare la presenza delle sepolture con fotografie e rilievi: risalgono al V secolo avanti Cristo ma scompariranno tra qualche giorno nonostante il terreno che le ha ospitate è ricco di ossa umane, vasellame e oggetti che componevano i corredi funerari dei defunti. Quel che sorprende maggiormente e crea perplessità tra quanti sono affezionati all'archeologia urbana, è la presenza di numerosi cocci sparsi nel terreno che accoglierà il palazzo. I cocci appartenevano a lucerne, unguentari, anfore in terracotta ancora interrate: alcune, specie quelle più capienti, contengono resti umani carbonizzati secondo il rito funerario dell'incenerazione. In quest'area situata davanti al Santa Gilla, gli antichi praticavano rituali diversi in un contesto di sepolture differenti. Nello scavo che ospiterà le fondamenta dell'edificio, specie nelle friabili pareti calcaree, affiorano resti di legna bruciata e una miriade di ossa umane: sono i resti dei cadaveri sepolti alla base della collina, in una fase arcaica di scavo del cimitero punico. Ora spetta agli archeologi adottare i provvedimenti necessari. Ma sulla storia di Sant'Avendrace e su questa nuova scoperta, aleggia l'incubo dell'ennesima colata di cemento. Marcello Polastri