IERI A PORTOFERRAIO E scomparso Achille Onorato, fondatore della «Navarma»


PORTOFERRAIO. Il cuore del vecchio leone non batte più. Achille Onorato (nella foto), padre di Vincenzo (patron della Moby Lines), è morto ieri mattina nella sua casa nel grattacielo di Portoferraio, dalla quale guardava le navi giù nella baia. Aveva 93 anni e ormai da una decina aveva passato la barra del timone della società al figlio, che in breve tempo l'ha fatta crescere fino a diventare, oggi, una delle compagnie di navigazione per passeggeri e merci più importanti del Mediterraneo. Achille Onorato era nato a Napoli nel 1909. Il padre Vincenzo possedeva navi da carico. Il mare, perciò, lo aveva nel sangue e, com'era naturale, dopo un tirocinio sui mercantili di famiglia, gli toccò mandare avanti la società. Quando conobbe la Sardegna, fu amore a prima vista. A quest'isola, infatti, legò ben presto il suo destino, fondando prima, nel 1956, la Societa Rimorchiatori Sardi, i cui mezzi andarono via via a operare in tutti i porti dell'isola, e successivamente la Nav.Ar.Ma. (Navigazione arcipelago maddalenino) che aveva lo scopo di collegare La Maddalena con la Sardegna (Palau). Il primo mezzo della Navarma fu il Maria Maddalena, il mitico Calimero (così chiamato per il colore nero). Poi pian piano arrivarono l'Elba 1 , il Giraglia e il Bastia, che presero a collegare la Corsica con la Toscana. Prima del 1990, quando la Tirrenia tagliò la linea Porto Torres-Civitavecchia, il Comandante, ormai avanti negli anni, progettò di svolgere lui quel servizio, con le sue navi. Ma i tempi non erano maturi. Il sogno di collegare la Sardegna con i grandi porti della penisola, Livorno Genova e Civitavecchia, fu tradotto in realtà dal figlio Vincenzo, che nel 1991 gli subentrò nella direzione della Compagnia, che da allora prese il nome di «Moby Lines». Ma il vecchio comandante non si staccò mai dalle sue navi. Andò ad abitare nella casa più alta dell'isola d'Elba, dove, nel 1978, si era trasferito da Napoli, per avere sempre davanti agli occhi quelle «balene blù» che, con Vincenzo, diventavano sempre più grandi. Per il figlio nutriva un amore immenso e una grandissima stima. L'intraprendenza e le capacità di Vincenzo lo entusiasmavano e lo rincuoravano. Sapeva che la compagnia era in buone mani. «Un uomo di mare», così Vincenzo ha definito ieri suo padre, mentre da Milano viaggiava verso Portoferraio, dove, sul palazzo più alto, è stata allestita la camera ardente. Qui, a dare l'ultimo saluto al vecchio leone, hanno sostato in silenzio tutti gli uomini che hanno contribuito a fare grande la compagnia.

Tonino Meloni