Caso Mattei, il mistero compie quarant'anni Bocca: sento odore di mafia


BASCAPE' Il mistero della morte di Enrico Mattei oggi compie quarant'anni. Tanto tempo è passato da quando furono uccisi _ è ormai chiaro che fu un attentato _ il presidente dell'Eni, il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista William McHale. Ma il mistero resta perché non si conoscono i mandanti dell'attentato. Il giornalista Giorgio Bocca all'epoca lavorava al Giorno, il quotidiano dell'Eni. «Ricordo benissimo la sera della tragedia _ dice Bocca _. Andai a Bascapè con Italo Pietra (ex partigiano e direttore del Giorno, ndr.). Lui subito si convinse che si trattava di un attentato. Più tardi glielo confermò il presidente dell'Urss Krusciov». Chi era Mattei? «Era il capo del partito riformista, il capo della Dc di sinistra, del partito filo partigiano». E il suo successore, Eugenio Cefis? «Era un tipo alla 007. Un uomo segretissimo, che per non far stampare le fotografie che lo ritraevano le stampava lui, la domenica mattina. Quando doveva parlare con qualcuno non lo riceveva in ufficio, a San Donato. Lo incontrava in aperta campagna, sulla sua Citroen». La procura di Pavia crede che Mattei sia stato vittima di un complotto tutto italiano. «Io credo alla "pista" del petrolio, ma soprattutto bisogna capire il ruolo della mafia. Nella Dc c'erano scontri, ma per eliminare gli avversari non hanno mai usato il delitto politico. Credo che Cosa Nostra abbia avuto un ruolo decisivo nell'attentato. Il protagonismo di Mattei rompeva l'ordine costituito, in Sicilia. Lui diceva: darò lavoro a tutti. Era esplosivo. La mafia invece voleva il mantenimento dello status quo, voleva che nulla si muovesse». Immagino che molti abbiano festeggiato per la morte di Mattei? «Bisogna capire il ruolo di certi personaggi. Ad esempio di questo avvocato siciliano morto qualche anno fa...». Parla dell'avvocato Vito Guarrasi? «Sì, lì c'è puzza di mafia. E la cosa inquietante è che di lui non si parla mai. Anche dopo la morte è caduto un silenzio retrospettivo». Vito Guarrasi è stato consulente dell'Eni fino alla metà degli anni Ottanta. Era presente all'armistizio con gli Usa nel 1943, è stato fautore di molti governi siciliani. Sindona andò da lui nei giorni del falso rapimento. Perché nessuno lo ricorda? «Io andavo in Sicilia e sentivo parlare di lui. Lo descrivevano come l'eminenza grigia di tutta la Sicilia. Personaggi come l'avvocato Guarrasi sono i tipici consigliori dei mafiosi... Rappresentano il quarto livello, quello fa da trait d'union tra politica e mafia. Mi stupisce che questa pista che andava logicamente perseguita, non sia mai stata battuta. E il fatto curioso è che che le indagini sono state sempre affidate agli stessi personaggi che avevano interesse a nasconderle».

Carlo E. Gariboldi