Villa Piercy sta cadendo a pezzi Bolotana, la struttura è in stato di abbandono


Il rudere simbolo dell'indifferenza BOLOTANA. Sta cadendo a pezzi, Villa Piercy. Come la sua storia che si dissolve nel tempo, sfarinandosi in mille briciole di calcinacci, tra i boschi incantati di Badde Salighes. Il simbolo di Benjamin Piercy, costruttore inglese delle ferrovie sarde, è ormai un rudere di indifferenza e di incuria. Le mura austere e le torrette in stile coloniale un tempo tinteggiate di rosa sono simboli sbiaditi di un' antica bellezza. Rifugio di uccelli e animali del bosco. Ma anche meta di vandali e curiosi che infieriscono sulle mura ferite, senza che nessuno faccia niente per impedire questo scempio. Mura ciclopiche che un tempo proteggevano i desideri dei ricchi inglesi e respingevano i sogni dei poveri. Benjamin Piercy, ingegnere del Galles, socio delle reali ferrovie sarde, la costruì nel 1865: 150 metri quadrati di superficie, tre piani e quattro torrette di cinta. Intorno al castello quattro ettari di giardino e di bosco dove i raggi del sole penetrano ancora a fatica. La famiglia inglese, che ricevette dal regno d' Italia i terreni di Badde Salighes e Padru Mannu in cambio della costruzione delle tratte ferroviarie Cagliari-Olbia-Terranova e Chilivani-Porto Torres, vi ha soggiornato per quasi cent' anni. A Badde Salighes, l'ingegnere giramondo, costruì il borgo e la villa, Villa Percy appunto, adornando il bosco e il giardino con piante esotiche che portava dai suoi viaggi. Poco lontano, a Padru Mannu, realizzò l' azienda agricola e il caseificio, serviti dalla stazione ferroviaria di Campeda, uno scalo privato da dove, all' alba, partivano i convogli con il latte fresco e il burro per i signori di Cagliari e Sassari. Villa Piercy sorge al centro del villaggio, nascosta dal bosco. Un eden di tassi millenari, salici suberbi, agrifogli sempreverdi, cedri giganteschi, lecci maestosi, siepi profumate ed essenze di mille colori. Un tempo, fra quelle mura, risuonavano le musiche delle feste in onore degli ospiti dei Piercy. Fra loro, si dice, anche il re d' Italia, Umberto I, assiduo cacciatore fra i boschi del Marghine. L' ultima erede dei Piercy, donna Vera, ha assistito impotente al lento declino della famiglia. La storia che cambia travolse i privilegi dei nobili inglesi. Negli anni cinquanta i contadini rivendicarono, con una rivolta, i terreni della montagna. L' Etfas espropriò gran parte del latifondo dei Piercy. I debiti accumulati dalla famiglia, poi, fecero il resto. Negli anni Sessanta la villa venne venduta a un privato. Badde Salighes, un tempo abitato dalle famiglie di 92 coloni, si spopolò. Nel corso degli anni, quel luogo di storia e d' incanto venne abbandonato a se stesso. Oggi, il parco e la villa sono di proprietà della comunità montana. Da tempo si parla della sua ristrutturazione per farne un centro studi di un giardino botanico ancora da fare. Finora, però, esistono solo progetti e parole. Nel frattempo, Villa Piercy continua a cadere. Ma la sua leggenda che racconta la fiaba di una famiglia, continua a resistere. Più forte dell' incuria e dei vandali. Il bosco, dove il fruscìo delle foglie si confonde con il lamento del vento, protegge i sogni di quella favola travolta dal tempo che frantuma rapidamente i sentimenti e i valori. Federico Sedda