Il primo sindaco donna Simonetta Murru: «Una ricca esperienza»


Due primati in un sol colpo NUORO. Bisogna tornare indietro di oltre 10 anni per trovare nella storia dell'amministrazione nuorese, unico "governo" al femminile. Era infatti il 18 luglio del 1991 quando Simonetta Murru, socialista, venne eletta sindaco. Un duplice primato, prima a Nuoro e prima in Sardegna. Allora cominciava a porsi la questione della rappresentanza femminile e fu la Barbagia a dare un segnale. E il segnale Murru: laureata in scienze politiche, insegnante, madre di due figli e moglie dell'ex sindaco Martino Corda. A parte la lunga esperienza di partito e l'impegno sindacale, nel 1985 era stata consigliere comunale. Per 5 anni capogruppo del Psi venne nominata vice presidente del comitato di gestione della Usl e divenne vice sindaco nella giunta di Antonio Zurru, fino al'91. Torniamo a quel giorno d'estate dei primi Novanta. La sua elezione spezzò il monopolio maschile alla guida della città. Come visse quella situazione, sentiva di essere protagonista? «Amando la mia città, diventarne prima cittadina mi riempiva d'orgoglio. Sentivo un forte consenso femminile. Credo di essere stata un punto di riferimento per le donne della Sardegna perchè dimostravo che anche la politica poteva essere al femminile. Durante il mio mandato si realizzò anche un altro primato: Rossana Menne divenne comandante dei vigili urbani». Quale fu il segnale che qualcosa era cambiato? «Durante il mio incarico di consigliere ricordo che durante le sedute c'erano molte donne ma era molto raro vederne fra le persone che aspettavano di essere ricevute dai sindaci di turno. Quando divenni primo cittadino constatai con piacere che la presenza femminile fra coloro che chiedevano udienza era aumentato». Nel'92 a neanche un anno e mezzo dall'elezione, la clamorosa decisione di abbandonare l'incarico. Perché? «Mi resi conto che le strutture dei partiti non mi sopportavano più. Il fatto che avessi avuto tanti consensi iniziava a dar fastidio e qualcuno anche all'interno del mio partito. Di fatto non avevo più il consenso della maggioranza del Psi. Non mi perdorarono di aver detto no alla realizzazione dei parcheggi di piazza Indipendenza». Pensa di avere subito pressioni in quanto donna? «Ritengo che la mia poca capacità di mediazione, una caratteristica femminile, sia stata determinante. Se al mio posto ci fosse stato un uomo avrebbe trovato un compromesso. Può sembrare brutale, ma sento di essere stata strumentalizzata per un disegno politico che era mio fino a un certo punto. In quei difficili momenti mi è mancata la solidarietà delle donne, soprattutto del Psi» Cosa ha significato essere donna in politica? «Ho sacrificato quasi tutto della mia vita privata. In famiglia non riuscivo ad essere presente per più di due ore al giorno. Non esistevano giorni di festa o fine settimana. L'esperienza comunque è stata ricca, unica e irripetibile. Ma oggi non rinuncerei più alle cose importanti. Se le donne vogliono essere presenti debbono imparare ad essere solidali».(lil. c.)