Silvia Melis ispiratrice di un film dedicato alle donne sequestrate


NUORO. «E un film ispirato da Silvia Melis, non ispirato a Silvia Melis». Amedeo Veneruso, regista del film «Il sequestro» che sarà presentato in anteprima nazionale domani a Bitti, spiega con quello che solo apparentemente è un gioco di parole come è nato il suo film. «Quando ho visto in televisione questa donna disperata _ chiarisce _ la sua reazione mi ha fatto scattare l'idea di questo film». Quarantenne, napoletano, Veneruso è soprattutto un regista teatrale, oltre che regista e autore televisivo. E proprio per il teatro è nato questo suo primo lungometraggio a soggetto: «E nato come un lavoro teatrale e poi è diventato un film che rispetta i canoni del teatro: diventerà il primo esperimento di videoteatro, un linguaggio a metà tra cinema e teatro prodotto dal gruppo di cui faccio parte, Frequenze alternative». Un film, girato in Dvd, che «è dedicato a tutte le donne che sono state sequestrate, a quelle che sono tornate a casa e a quelle che purtroppo non sono mai tornate. Silvia Melis è il mio riferimento come donna, perché la protagonista del film, interpretata da Margherita Solmi Carrano, anche lei attrice di teatro come gli altri attori, è una donna molto forte e mantiene comunque la sua dignità, anche se durante il film il personaggio viene progressivamente demolito. Ma mantiene la sua forza, la sua dignità». Nessun riferimento alla Sardegna: «Il film è stato girato _ spiega _ nella zona di Casal di Principe, il paese a più alto tasso di camorra, il più sanguinario. Un segnale chiaro». Ma l'anteprima in Sardegna «è giusta, perché la Sardegna è stata l'idea portante del film, anche se mi sono ispirato anche a un pezzo di Gabriel Garcia Marquez, che si rifà ai sequestri di persona in America Latina, che non sono a scopo di estorsione, ma quasi sempre di matrice politica». Quindi ha accettato subito la proposta di Giampiero Farru, di Sardegna Solidale, il circuito del volontariato sardo che fa riferimento al network nazionale Libera, che ha promosso questa manifestazione «Le sfide delle mafie e della criminalità, le risposte della comunità», che attraverserà molti paesi della provincia, dopo la prima sortita di domani alle 16 al cinema Ariston di Bitti. «La Sardegna _ spiega _ era nei miei programmi, ovviamente, ma non pensavo di riuscire a fare qui la prima: quando mi è stato proposto ho acettato subito con entusiasmo. Invece è mia la scelta di fare la prima in un cinema di paese e non in una grande sala metropolitana. Una scelta che corrisponde al tipo di film: costo complessivo trenta milioni. Di lire, non di euro. Con l'aiuto determinante di Libera e Legambiente. Questo fa capire bene che produzione indipendente siamo». E consapevole del fatto che il film esce quando da cinque anni non ci sono sequestri nell'isola: «E una bella cosa. Narra di qualcosa che spero appartenga al passato. Presento il film confidando che la scommessa sul fatto che sia quasi un film storico funzioni. Il vero protagonista del film è il tempo che passa, la perdita di consapevolezza dello scorrere del tempo da parte della donna sequestrata. E l'altro protagonista del film è la legge sul blocco dei beni. Una legge in passato al centro delle polemiche, di cui oggi non si discute più, nonostante i giganteschi problemi che ha sollevato».

Roberto Morini