LA STORIA Un debito di riconoscenza della città verso il premio Nobel


MUORO. Il Premio "Grazia Deledda" nacque per un debito di riconoscenza dei nuoresi e dei sardi verso la scrittrice, se non altro perchè in Italia fu la prima donna ad essere insignita di un premio letterario così prestigioso. Era nelle intenzioni degli organizzatori, nella fattispecie gli amministratori dell'Ept barbaricino, di cui era presidente Enrico Macciotta, «pensare a qualcosa di permanente e di duraturo», per cui occorreva davvero rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro. Giustamente si partì denunciando una grossa preoccupazione, se non altro perchè erano gli anni immediatamente successivi al dopoguerra. Quegli anni Cinquanta che vedevano la Sardegna incominciare a farsi notare, sviluppando con estrema lentezza, ma con caparbia volontà, l'attività del governo autonomistico regionale per superare la gravissima crisi economica che allora l'attanagliava. «Il Premio _ scrisse Mario Ciusa Romagna, che fece parte della commissione giudicatrice _ nacque nel dolore del riassestamento politico generale dell'isola. Sorse con la speranza e la coscienza nuove che gli uomini più consapevoli andavano sostenendo; s'inserì, in certo modo, nella risultanza autonomistica che era in effetti la conquista dell'individualità e libertà da parte del popolo sardo, pur nell'ambito della nazione. La formula si rivelò di grande efficacia. I concorrenti, dalla seconda edizione in poi, superarono i 200 e nei successivi anni Sessanta toccarono i 150». Nella prima edizione a vincere fu Paride Rombi. Fu una rivelazione e parve proprio che la buona fortuna vigilasse alle spalle del Premio. Le due edizioni successive _ a giudizio di Ciusa, che è anche un critico letterario _ non furono meno rilevanti, con "I Brusaz" di Giovanni Zangrandi e "Impiegato d'imposte" di Nino Palumbo. Francesco Casnati, altro commissario di grande levatura, ebbe a sottolineare che «il Premio Deledda non ha mai avuto, per fortuna, una cornice di mondanità sofisticata. E' sempre stata una cosa molto seria». Così come lo furono i vari giurati: Carmelo Cottone, Giuseppe Dessì, Giovanni Titta Rosa, Gonario Pinna, Raffaello Marchi, Gavino Pau e tanti altri. Il primo presidente della commissione giudicatrice per la narrativa fu Marino Moretti. Tra gli autori sardi segnalati nelle varie edizioni del Premio: Giuseppe Fiori con "Sonetaula", Antonio Puddu col romanzo "Ziu Mundeddu", Romano Ruiu con "Il salto del fosso", Salvatore Cambosu con "Una stagione a Orolai", Raimondo De Muro con "La tanca insaguinata", Guerino Cappai con "Quel minatore di nome Andrea", Mariangela Satta con "Il grano e l'oglio", Antonio Cossu con "I figli di Pirtro Paolo", Massimo Pittau con "Sardegna al bivio" e Mario Massaiu con un saggio sulla Deledda. Per la cronaca: nell'edizione del 1960 tra i segnalati c'erano anche Gianfranco Venè con "Le trappole" e Alberto Bevilacqua con "Una donna di cuore". Nel 1970, che praticamente si rivelò come l'anno del definitivo tramonto, il Premio "Grazia Deledda", in ragione dell'esiguo numero di partecipanti, fu assegnato, per decisione unanime della commissione giudicatrice, alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul banditismo in Sardegna, presieduta dal senatore Giuseppe Medici. Nel 1972 il Premio non venne assegnato. Fu l'anno in cui se ne decretò la fine.(a.b.)