GLI ATTORI SARDI DEL " CASO SOFFIANTINI" «Abbiamo recitato una storia senza cadute folk»


NUORO. Con la drammatica fase delletrattative, che alla fine aveva portato alpagamento controllato del riscatto, si èconclusa ieri sera su Canale 5 la seconda eultima puntata sul sequestro di GiuseppeSoffiantini. Sono stati ricostruiti, con unalibera interpretazione degli atti, i duedrammatici conflitti a fuoco. Nel primomorì uno degli inquirenti. A Riofreddo perse la vita l'ispettoredei Nocs Samuele Donatoni.Nella galleria di Roccaseccavennero catturati MarioMoro e i suoi complici. Nonostantequesta svolta, i banditinon mollarono la presa e continuaronoa tenere prigionierol'imprenditore di Manerbio, sinoa quanto non fu pagato il riscatto. Nel corso della vicenda, vengonomostrate due anime delloStato: una che impone comepriorità la legge, con un giudice,interpretato da Lino Capolicchio,che si impone nei rapportidiretti tra la famiglia e i rapitori.L'altra, quella rappresentatadalla dottoressa Corrias (ClaudiaPandolofi) che mette invecein primo piano la vita dell'ostaggio.Alla fine tutto si risolve,ma con ulteriori conseguenzeper Giuseppe Soffiantini, al qualei banditi _ in due tempi _ taglianodue pezzi di orecchi. Del cast hanno fatto parte anchetre attori sardi: il nuoreseGiovanni Carroni, nei panni diMario Moro, Daniele Meloni (ilsecondo carceriere) e Paolo Angioni. «Anche se nella fiction trattarei problemi di casa nostra nonè facile _ dice a caldo GiovanniCarroni _ sono cose che toccanoda vicino e nel profondo. Bisognaperò avere la capacità ela professionalità di vedere lavicenda con distacco: compenetrarla,sì, ma anche "trattarla"comunque come materiale cinematografico,altrimenti si rischiadi cadere nella falsa retorica.L'attore ha il compito, innanzitutto,di raccontare il personaggioprevisto dalla sceneggiatura,in base alle indicazionidel regista. Per il resto ognunodi noi può avere ed esprimereopinioni differenti. "Chentuconcas chentu berritas". Dovevofare il cattivo descritto nellasceneggiatura, spero di averlofatto con dignità professionale.Non potevo certo pensare ai risvoltimorali e sociali della vicendareale, altrimenti non l'avreimai fatto. Lavorare con ilregista Riccardo Milani è statoun piacere: è un professionistaserio. Sul set non ho mai avutoalcun problema: il clima eraestremamente sereno e corretto.Come ho già avuto modo didire, la scelta di venire in Sardegnaa scegliere gli attori per iruoli sardi (e non utilizzare ilromano o il milanese che interpretail sardo) è stata, da partedel produttore Pietro Valsecchie del regista, una scelta moltoonesta e seria. Una formula chemi auguro possa essere applicatapiù spesso sul territorio nazionale».«Credo che Milani _conclude Carroni _ abbia saputoraccontare senza folclorismie con molta misura la vicenda,ponendo molta cura alla costruzionedi tutti i personaggi, grandie piccoli. Mi auguro che siapra un filone interessante peril cinema sardo, dove si possaraccontare anche la Sardegnasenza mitra e passamontagna.Intanto aspetto con ansia chenella mia città il teatro, prima opoi, rinasca: parlo dell'edificioteatrale, con palcoscenico e poltroncine.Perché il miracolo, aNuoro, è che si fa teatro senza ilteatro». «Il film su Soffiantini _ diceDaniele Meloni _ è stata un'esperienzaassolutamente entusiasmante.Devo ringraziare _oltre ai miei compagni attori _il regista Riccardo Milani, moltoprofessionale e umano, peravermi dato la possibilità di lavorarein questa fiction. Spero,semplicemente, che la mia facciasia piaciuta, così da poter esserecoinvolto in altri lavori cinematograficio teatrali. Unicorammarico è quello di non avervisto il mio nome, e quello deglialtri attori sardi, nel titolo di testa,ma va bene lo stesso. Infine Paolo Angioni, che interpretail ruolo di Fadda-Mastio.«Il personaggio che mi èstato chiesto di rappresentare,nella realtà Agostino Mastio _commenta _ ha abbastanza affinitàcon l'originale: è l'autistadella banda che sequestra Soffiantinie che viene catturatoqualche giorno dopo il fallimentodel blitz di Riofreddo, dovemorì Samuele Donatoni. Iniziada subito la collaborazione conla polizia che porta alla catturadi Mario Moro. Credo che Mastioancora oggi sia sotto protezione.Riccardo Milani ha unrapporto con gli attori molto diretto,semplice, e questo consentedi lavorare con tranquillità.Altro pregio di Milani è stata lascelta della troupe di lavoro:persone valide sia dal punto divista professionale sia umano,con le quali abbiamo avuto mododi legare anche fuori dalset».(a.m.)