Un musicista tra due mondi Le celebrazioni a Cagliari per ricordare il compositore Luigi Rachel


CAGLIARI. Fu per amore che Luigi Rachel, musicista e compositore cagliaritano, rinunciò a spiccare, ai primi del Novecento, il grande balzo oltre l'Oceano, in terra americana, dove lo attendevano la direzione di un teatro, di un'orchestra e, quasi sicuramente, il grande successo. Così nel 1909 convolò a nozze con Ottavia Secci, scegliendo, dopo anni di viaggi ed esperienze oltremare, di mettere radici nell'isola, aprendo un negozio di strumenti musicali nella centrale via Manno e dedicarsi soprattutto alla sua arte e passione: la musica. In un piccolo studio attiguo al negozio, davanti ad un pianoforte Luigi Rachel scrisse, pagine e pagine di musica, montagne di spartiti, di romanze e perfino un'opera, «Sardegna», mai eseguita dal vivo. Di questo artista, una delle più interessanti figure musicali della nostra terra, da conoscere e riscoprire, si torna a parlare questi giorni per via della pubblicazione di un album discografico, intitolato con il suo nome e cognome, prodotto a regola d'arte dallo Studio del Poggio di Paolo Pirodda, musicista anche lui e producer (e discendente da parte di madre del compositore) che in quest'opera ha dedicato quasi due anni fitti fitti di ricerche e lavoro certosino. Che vanno dalla "ripulitura" di vecchie e introvabili lacche a 78 giri all'incisione in studio, dal vivo, di numerose pagine di questo autore che amava la musica in modo totale ed intenso. Arte e passione quella della musica, che avevano segnato profondamente tutta la famiglia dei Rachel, di origine francese (il nome originale era Rachelle) proveniente da Nizza che, dopo una residenza a Parma dal 1750 _ dove il capostipite Francesco fu primo violoncello alla Corte Ducale e al Teatro Regio _ decise, per sconosciuti motivi, di stabilirsi nell'isola, prima a Sassari (dal 1834 al 1835) e poi a Cagliari. Ed è qui, nel capoluogo di regione che Luigi nacque nel 26 gennaio del 1879 (e suo padrino fu il compositore sassarese Luigi Canepa). Una famiglia con tanti musicisti (tutti assai precoci). Da Francesco, clarinettista di spalla della Guardia Nazionale all'età di 12 anni e poi direttore ai suoi figli Stefano e Adolfo. E poi ancora Pippo, Pietro che giovanissimo compose il melodramma in tre atti «La castellana di Thur» rappresentata con successo al Lirico di Cagliari, Raimondo, compositore, Airoldo pianista e concertista che accompagnò Schiavazzi e il soprano Carmen Melis, Antonio, flautista, Rosabianca e Giuseppe, forse il più celebre, che fu il direttore della Banda comunale di Nuoro e scrisse in collaborazione con Salvatore Sini il celebre motivo «Non potho reposare» (notizie più dettagliate si potranno trovare nei libri, entrambi opera di Myriam Quaquero «I Rachele, una famiglia per la musica» del 1999 e il nuovo «Luigi Rachel, un percorso nel Novecento» che verrà presentato il prossimo mese di febbraio). Luigi però è quello che, più di tutti, ebbe un'attività intensa sia sul piano produttivo che compositivo. Già giovanissimo era capace di suonare in modo egregio, pianoforte, violoncello, violino e flauto. In veste di flautista prendeva parte ale stagioni del Civico cagliaritano entrando a far parte, a soli 16 anni, della Banda dell'ottantaseiesimo Reggimento Fanteria. Ventiquattrenne si trasferisce a Sfax e poi a Tunisi dove per anni diresse la più importante istituzione musicale del Paese, il Teatro Municipale, compiendo numerose tournèe in tutti i paesi che si affacciano nel Mediterraneo. Rientrato in Sardegna per 30 anni (morì nel 1949) si dedicò con impegno alla professione musicale. Scrisse tantissimo: Romanze, intermezzi, canzoni, marce, trii e quartetti. Da «Lo strazio di Cagliari» a «Rapsodia sarda». Si indirizzò con amore, seguendo le orme di Giulio Fara e Gavino Gabriel, allo studio dell'etnomusicologia. Scrisse e rielaborò canti tradizionali, rileggendo in modo originale e moderno le radici popolari. Moltissimi sono i lavori che portano le tracce di questa ricerca come appunto l'opera «Sardegna», opera in tre quadri, mai eseguita _ e che forse varrebbe davvero la pena di riscoprire e magari rappresentare _ e dove lo stesso Rachel scrisse, oltre alla partitura musicale, anche una dettagliata sceneggiatura.

Walter Porcedda