LA STORIA Quella pietra curiosamente ballerina


NUORO. In una Nuoro dell'Ottocento completamente priva di opere d'arte, gli illustri visitatori di passaggio, misero in evidenza che l'unica cosa di notevole, e degna di essere visitata nella piccola cittadina della Barbagia era "La pietra ballerina". Tra i primi Vittorio Angius, che la visitò nel 1840. L'Angius, che con Goffredo Casalis stato l'autore della monumentale opera che il Dizionario Geografico del Regno Sardo - Piemontese, la descrisse nello stesso testo come un interessante munumento della natura. Nel 1841 fu la volta di Alberto Della Marmora, che ne prese appunti sul suo diaro di viaggio, che in seguito pubblicò sull' "Itinerario dell'Isola di Sardegna". Così scriveva il generale piemontese. «In vicinanza di Nuoro si fa vedere una curiosità naturale detta "Pietra ballerina". Essa consiste in un gran masso di granito che la decomposizione secolare ha corroso in maniera che posa in una picolissima estremità inferiore al di sopra di un'altro masso della stessa natura, sopra il quale si trova quello in perfetto equilibrio, di modo che, non ostante la grandezza di questo masso che avr non meno di 14 metri di circonferenza sopra 2,50 di altezza, si fa muovere colla semplice impulsione di una mano: si vede in allora oscillare prima lentamente, e poi prendere un movimento rapido bilanciandosi per lungo tempo prima di riprendere gradatamente il suo riposo naturale». Ma il Della Marmora, da esperto geologo previse che l'oscillare del grande masso a cui era sottoposto per gioco dai ragazzi quasi quotidianamente, non sarebbe durato a lungo. «Questa mobilità non durerà sempre _ sentenziò il generale _ perchè al minimo sconcerto che accadrà nel perno naturale di questo masso, basterà a farlo rientrare nella sua immobilità primitiva». Il tempo gli diede ragione; nel 1880 infatti Francesco Barbalato autore di "La geografia e la storia dell'Isola di Sardegna". così riportava nelle sue ricerche. «Prima di entrare in Nuoro, a destra in fondo a un viottolo, (il Barbalato si riferisce a piazza Veneto allora aperta campagna», si trova il "Sasso Ballarino" il quale un grande ammasso di granito così bene in equilibrio che può essere mosso da un bambino. Da qualche anno però questo curioso sasso non si muove più». Ma la Pietra ballerina seppure immobilizzata non finì di entusiasmare altri illustri visitatori, come Sirio Corti, e Gustavo Strasforello. Della famosa pietra, definita una vera e propria rarità a livello mondiale se ne occupò nel 1896 Francesco Corona, autore della "Guida della Sardegna" che cosi la definì. «Di simile fenomeno naturale havvene uno a Tandis nella repubblica dell'Argentina, detta "Sa pierra movediza". Una citazione l'aveva fatta già nel 1877 Carlo Corbetta autore di "Sardegna e Corsica". «E codesta pietra una naturale combinazione prodotta dallo scaraventarsi nelle tellurgiche rivoluzioni, oppure l'avanzo d'una morena, ovvero il prodotto della mano dell'uomo? E in questo caso non sarebbe essa l'informe e guasto avanzo d'un monumento sepolcrale simile al monolito barcollante a cono rovescio che trovasi a Westheadley nella contea di Sussex in Inghilterra, citato come tale dagli archeologi e fra gli altri dal Brescianini? A suffulcere l'ipotesi, forse ardita, varrebbe il trovarsi del monolito in positura tale da esservi difficilmente precipitato da alti monti, abbastanza lontani e divisi da valle piuttosto profonda, o staccato da roccie più alte, in quel luogo non esistenti, o convogliato da ghiacciai che qui non avevano ragioni di essere». Nel 1896 il singolare monumento venne anche descritto sul libro "Nella Barbagia Settentrionale" dallo scrittore Pietro Nurra, intimo amico di studi di Sebastiano Satta, che durante una visita a Nuoro ospite del poeta così riportò: «La Pietra ballerina non balla più, nulla resta di notevole da vedere nella città e nei dintorni». Seguì poi la lenta agonia che finì intorno agli anni Sessanta per opera di un gruppo di balordi che tentarono in tutti i modi di farla oscillare forzatamente, rompendo definitivamente quell'equilibrio millenario che la natura aveva creato. Il monolito di conseguenza cadde rovinosamente a terra, finendo in seguito scalpellinato sotto forma di blocchi per costruzione edile. Michele Pintore