Il piccolo frate " graziato" da Togliatti Padre Luciano Usai si arruolò nella Rsi dopo l'8 settembre del '43


Beppe Meloni ORISTANO. L'8 settembre 1943, quando la radio annuncia la firma dell'armistizio con gli anglo-americani, è una giornata di festa anche in Sardegna. La gente felice si riversa nelle strade convinta che la guerra sia davvero finita. Sulla "Carlo Felice" ogni giorno transitano convogli di truppe tedesche che abbandonano l'isola dirette in Corsica. L'accordo tra il generale tedesco Lungerhausen e quello italiano Antonio Basso (fatta eccezione per l'attacco al ponte Mannu), ha funzionato e i tedeschi abbandonano l'isola quasi indisturbati.Beppe Meloni Più tardi arrivano in Sardegna le truppe alleate, ma tedeschi e fascisti che non hanno rinunciato all'idea di tornare in Sardegna decidono di inviare nell'isola spie e informatori al servizio della "Repubblica sociale italiana". Che arrivano dal cielo nel giugno del 1944, quando un gruppo di uomini armati vengono nottetempo paracadutati nelle campagne di Ardauli. Come ricorda il giornalista Dino Sanna (recentemente scomparso) in un resoconto molto lucido e dettagliato ("Le spie venute dal cielo" Almanacco di Cagliari 1992) «il primo a toccare terra è un frate piccolo di statura, robusto, barba lunga spartita in due occhi penetranti». E padre Luciano Usai, missionario saveriano, cappellano militare in Africa orientale dell'eroico 31 Guastatori e pluridecorato al valore. La sua vita è tutta un'avventura e l'8 settembre lo coglie a Roma dove padre Usai inizia la sua attività tra i militari sardi sbandati, tentando di convincerli ad arruolarsi nella Rsi. La sua biografia è molto travagliata. Nel 1942 ha solo trent'anni, essendo nato a San Gavino Monreale il 18 dicembre 1912. Perde il padre, caduto nella grande guerra '15 /18, e dopo le elementari sua madre, Maria Lixi, lo manda in seminario ad Ales. Dopo il liceo frequenta a Parma l'Istituto delle missioni estere dei padri Saveriani e nel 1940, allo scoppio della guerra, viene inviato come cappellano del Genio Guastatori in Libia. Al rientro in Italia e dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, quando avviene la costituzione della Repubblica sociale italiana, padre Usai viene invitato a formare un battaglione di volontari sardi intitolato a Giovanni Maria Angioj. L'invito viene da un altro sardo, personaggio importante che fa parte anche lui della Rsi: il colonnello medaglia d'oro e grande invalido di guerra, Francesco Maria Barracu di Santu Lussurgiu. Nella Rsi ricopre l'alto incarico di sottosegretario di Stato e di vice presidente del Consiglio. E padre Usai risponde all'invito costituendo a Roma, presso la caserma della Lungara in Trastevere, un battaglione di volontari sardi. Formato per di più da militari sbandati, stanchi della guerra che sperano solo in un pasto caldo e in un prossimo rientro in Sardegna. Dopo poco tempo il battaglione (anche per le defezioni che susseguono numerose tra le sue fila), viene inviato dai tedeschi a Fiume e sistemato in un campo di concentramento. Nei primi giorni di marzo del 1944 padre Usai viene chiamato da Barracu a Salò e incaricato di organizzare un gruppo di informatori e di spie da inviare in Sardegna. Padre Usai mette assieme dieci uomini scelti tra i molti volontari, facendo loro credere di essere destinati alla scorta personale del vice presidente del Consiglio Barracu. In realtà, sul treno che li porta sul lago di Garda, rivelerà loro il vero obiettivo. Di questo gruppo fanno parte il tenente Pischedda, vice comandante, il sergente maggiore Mario Corongiu di Laconi, il sergente cagliaritano Francesco Trincas, il soldato Francesco Campus di Macomer, l'aviere Angelo Manca di Villanova Monteleone, il caporale Antonio Marchi di Zeddiani, gli avieri Antonio Castia di Macomer e Virgilio Cotza di Orroli, il sergente Antonio Mastio di Orani. Il gruppo frequenta un corso di istruzione tenuto da ufficiali tedeschi, al termine del quale, forniti di radio ricetrasmittenti, denaro e pistole, gli informatori vengono imbarcati su un aereo tedesco che arriva sui cieli della Sardegna. Il cappellano padre Usai tocca terra per primo nelle campagne di Ardauli. Padre Usai, che indossa l'abito talare, raggiunge casa Barracu a Santu Lussurgiu e poi incontra il parroco don Meaggia. Al quale racconta di appartenere alle missioni estere di Roma. Don Meaggia lo invita caldamente a presentarsi al vescovo più vicino, quello di Oristano, ricordandogli i suoi doveri di sacerdote. Ma padre Usai non raccoglie l'invito e si dirige verso Alghero, nella speranza di trovare qualche peschereccio che lo riporti nella penisola. Ma sul treno per Alghero i carabinieri del controspionaggio (allora comandato in Sardegna dal capitano Giuseppe Pisano), lo arrestano. Anche tutti gli altri componenti della spedizione seguono la stessa sorte. Sono convogliati al campo di concentramento militare di Oristano, che sorgeva sul lato sinistro della stazione ferroviaria, vicino a una fabbrica di ceramica. Da qui vengono inviati nel carcere di piazza Manno, in attesa del giudizio del tribunale militare della Sardegna, trasferito ad Oristano da Cagliari dopo lo sfollamento. Al processo che si svolge ad Oristano all'appello manca soltanto il tenente Pischedda che ha deciso di evadere. Il processo si svolge nel marzo del 1945 davanti al tribunale militare, presieduto dal colonnello Gavino Ledda, e dai giudici capitano Giovanni Dore, tenente colonnello Augusto Boccalatte, maggiore Enrico Cadeddu, capitano Ermanno Triumpy. Pubblico ministero è il tenente Francesco Coco, il valoroso magistrato terralbese che cadrà sotto il piombo delle "Brigate Rosse" a Genova l'8 giugno del 1976. L'accusa per tutti è quella di alto tradimento «per essersi arruolati dopo l'8 settembre nelle fila della Rsi». Per il tenente Usai ci sono anche due altre imputazioni: "arruolamento illecito di guerra ed istigazione alla corruzione". Al termine della sua requisitoria, il pm Coco chiede la pena capitale mediante fucilazione alla schiena per il tenente Usai e l'assoluzione per tutti gli altri imputati. Alla fine la sentenza condanna padre Usai a trent'anni di reclusione e assolve tutti gli altri. Usai viene inviato a scontare la pena all'Asinara e sarà liberato dopo un anno, grazie all'amnistia decretata dal ministro della giustizia, Palmiro Togliatti. Padre Usai nel 1950 chiede ed ottiene di andare in missione religiosa in Brasile, a Cutirriba capitale dello stato del Paranà. Morirà l'11 settembre 1981 a Jundjai do Sol, seicento chilometri ad ovest di San Paolo, come ricorda ancora Dino Sanna, «dimenticato da tutti, servizi segreti, carabinieri, giudici e testimoni». Misera fine per la spia avventurosa piovuta dal cielo nelle campagne di Ardauli. Ultimo sconosciuto risvolto della seconda guerra mondiale in Sardegna. Beppe Meloni