Nel velenoso presepe politico il Bambinello Pili tra i pugnali


Eche maniere, cacciare ora dal presepe politico appena occupato il Bambinello Mauro, che più lo tiri su e più lo sbattono giù. Neppure lo spirito natalizio riesce neutralizzare pugnali e veleni di questo Polo del malgoverno che sta facendo strame di una Regione disastrata. Il giovane Pili, secondo logica e dignità, dovrebbe scendere da solo dal piccolo trono precocemente sinistrato. Invece vi si aggrappa disperatamente, benché in condizioni identiche Mariolino Floris avesse gettato la spugna e non fosse, come il successore, alla prima uscita consiliare. Mediti per quando lui e altri deridevano Federico Palomba e la sua determinazione a non farsi liquidare da ben altri franchi tiratori, allora alleati con brutali poteri esterni ai limiti della malavitosità. Morte ai franchi tiratori: e quelli precedenti? Ora si scaglia l'anatema sui perfidi traditori in maschera: hanno ridicolizzato una maggioranza che non regge perchè incollata a sputo. Giusto. Sacrosanto. Ma sono peggiori o solo uguali e contrari a quelli che hanno fatto ruzzolare Floris e la sua Giunta? Impera la doppia, miserabile morale. Ce n'è stato un esempio da manuale, passato inosservato: già, niente scandalizza più, siamo oltre ogni limite. Il Ccd Piana ha mollato i suoi, forse per non aver ottenuto l'assessorato. Prontamente, i dirigenti che l'avevano candidato e fatto eleggere gli hanno intimato di dimettersi da consigliere per aver tradito partito ed elettori. Perfetto. Ma perché a suo tempo non hanno rivolto lo stesso invito a Serrenti e ai quattro onorevoli del Ppi che hanno fatto vincere il fronte opposto, rinnegando il loro partito e planando su morbide poltrone? Comunque la si giri, la legislatura poggia sull'immoralità originale, non sta in piedi perché il fango politico delle fondazioni tende sempre a farla sprofondare: giustamente. Non avrai altro Pili...Mentre molti pronosticano per Pili un tracollo rapido, da antico Carosello televisivo (dura minga, non può durare), Forza Italia proclama che se cade il suo leader è inevitabile il ritorno alle urne. O lui o nessun altro, dopo di lui il diluvio elettorale. Posizione tardiva ma inecccepibile. Benché sia da dimostrare che questo Consiglio si lascerà sciogliere, privando tutti i componenti (inclusi quelli incolpevoli) di un ricco appannaggio, pensione d'oro eccetera. Viceversa, ha senso farlo sopravvivere alle proprie miserie? Peggio di così non potrebbe andare. La spesa regionale è ai minimi storici e come panettone avvelenato sono stati rifilati ai sardi tre mesi di esercizio provvisorio in attesa del bilancio: si potrà spendere a partire da maggio-giugno. Uova marce sul Consiglio: meritate. Non meraviglia che gli infuriati lavoratori del Geoparco e della cartiera di Arbatax abbisno bersagliato con uova marce i cristalli fumé del Consiglio, non potendo colpire Giunta e maggioranza. Responsabili anche dell'inconcludenza, da razza mandrona, di un'assemblea che pure il suo presidente Serrenti ha dichiarato aver lavorato molto. Alla faccia. Ma dove sono gli stakanovisti se le commissioni sono bloccate dall'assemteismo nel Polo e la produzione di provvedimenti è inversamente proporzionale al dilagare delle chiacchiere? Quelle uova segnalano un'insofferenza ormai generalizzata, che potrebbe accentuarsi con il precipitare di molte situazioni di crisi. Devolution? Sì, da questa Regione...Ormai il distacco tra cittadini e istituzioni autonomistiche sta virando in esasperazione. Tra la gente avanza una domanda, sbagliata e punitiva, di impossibile devolution: da questa Regione insopportabile e dannosa. Serrenti ha dichiarato in aula che il clima sconsigliava il rituale scambio di auguri. Si è offeso perché gli hanno dato dell'imbroglione, accusandolo di aver barato per salvare la Giunta dall'ennesimo bagno. Accuse temerarie, per un presidente che stavolta non era neanche dietro la tenda a votare. Niente auguri, dunque. Quanti li avrebbero graditi, del resto? Tra scontri furibondi, una bonaccia unitaria per approvare il sostegno possibile ai sardi emigrati in Argentina; costretti a ballare il tango della bancarotta. Giusto pensare ai sardi lontani: visto che di quelli vicini se ne fottono altamente. Aprite il paracadute. Un annus horribilis si chiude con l'avvio dei voli a prezzi abbordabili. Nessuno azzardi toni trionfalistici. Perché si rischia una debacle con l'abbandono di Alghero da parte dell'Alitalia, un possibile aggravamento della crisi Meridiana mentre è spazzata via una compagnia meritoria come Volare. Apriamo il paracadute: in attesa di vedere se ci sono anche altre fregature. Sprovveduti apprendisti stregoni hanno trasformato una conquista storica (a nostre spese) in un mezzo disastro. O siamo i più sfigati del mondo o i più incapaci.