la Nuova Sardegna — 26 ottobre 2001
pagina -1
sezione: ATTUALITÀ
ROMA. «L'Italia rinuncia definitivamente al progetto A400M», è categorico il ministro della Difesa Antonio Martino. Parla dai microfoni di «Porta a porta». La trasmissione, come una dependance del governo, svela d'un colpo agli italiani che i nostri soldati non voleranno europeo. Dietro la sigla A400M, infatti, si cela un progetto del consorzio Airbus per la costruzione di un aereo da trasporto militare europeo, progettato in modo da mandare in pensione i C130 di fabbricazione americana. Erano daccordo per costruirlo Francia, Germania, Italia e Inghilterra, le quattro nazioni impegnate a fornire l'80 per cento della forza di difesa dell'Unione Europea. Adesso resterebbero in tre, con una certa contrarietà del ministro degli esteri Renato Ruggiero (che sta tentando un recupero) e grande sopresa delle opposizioni in disaccordo sia nel merito che nel metodo. Per tutti il capogruppo Ds alla Camera Luciano Violante chiede al governo di riferire in Parlamento. E Pierferdinando Casini, presidente di Montecitorio, ha già preso contatti perché questo avvenga. Per capire fino in fondo la vicenda bisogna fare un passo indietro di alcuni anni e districarsi in complicati accordi finanziari fra società. Qualche anno fa l'Italia decise di dotare le proprie forze armate di 44 aerei da trasporto. I frequenti impegni nelle forze di pace internazionali richiedevano, e richiedono, rapida mobilità dei reparti militari. A tutt'oggi è spesso necessario utilizzare voli Alitalia o comunque affittare aerei civili per trasportare le truppe. Di quei 44 ne furono acquistati 22 dagli americani, poi, con il precedente governo, pur in presenza di tagli al budget della difesa, emerse l'orientamento a cambiare rotta. Non più acquisto ma costruzione. L'idea era quella di un progetto europeo, integrato con altri paesi in modo tale che sul percorso dell'unificazione cominciassero a muoversi anche i militari. Fu scelta Airbus e fu deciso di partecipare ordinando 16 aerei. Ne avrebbe tratto grande vantaggio anche l'industria pesante. L'Italia, come committente, aveva diritto sia a entrare nel consorzio Airbus per l'industria aeronautica civile con Finmeccanica che ad avere commesse per Alenia (sempre Finmeccanica) per il progetto militare. Per qualche motivo il progetto si è arenato circa un mese fa. Si tratterebbe di una scelta «americana» del nuovo governo. In pratica si preferirebbe acquistare gli aerei dal consorzio Boeing-Lockheed piuttosto che continuare a puntare sul 5 per cento di Finmeccanica in Eads, la società francese, tedesca e spagnola che controlla Airbus. In questo modo sfuma anche l'opzione del 10 per cento che sempre Finmeccanica aveva sull'operazione, con un conseguente ritorno di lavoro per l'industria italiana. Se ne parlerà fra qualche giorno a Parigi.
-
Lucia Visca