IL RUOLO DEI SERVIZI SEGRETI Ecco gli omicidi irrisolti in cui compare sempre uno 007


ROMA. Aurelio Mattei, in senso stretto, è una spia. Ossia un funzionario del Sisde incaricato di leggere i segnali di deviazione della società, anche grazie alle sue specifiche competenze di criminologo. Con velleità di romanziere. Nel 1993 pubblica per Sperling & Kupfer un «Coniglio il martedì» la cui trama è uguale alla sequenza di omicidi e di ipotesi sul mostro di Firenze. Troppo uguale per non attrarre l'attenzione di chi ancora indaga su quei delitti e sulla morte di Pacciani. Osvaldo Pecoraro è un funzionario del Sisde, anche lui entrato in qualche modo nelle indagini sul mostro. Hanno deviato? Depistato? La magistratura tenta di capirci qualcosa e per ora trova tracce di Mattei, peraltro ex collega di studio di Francesco Bruno vero autore del «dossier mostro» quando ancora collaborava con i servizi, nel caso Marta Russo. Venne accusato di aver ipnotizzato la supertestimone Gabriella Alletto per indurla ad accusare dell'omicidio di Marta Russo, il 9 maggio 1997 all'università di Roma, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. Al di là delle responsabilità penali, sulle quali la parola spetta alla magistratura, negli ultimi dieci anni si va verificando una strana circostanza. Il servizio segreto civile incrocia le sue strade sempre più spesso con quelle della cronaca nera. Nato nel 1997, si spiega nel sito Internet del Viminale, anche grazie alla riforma del 1991 il Sisde svolge i suoi compiti in settori strategici quali «controterrorismo, immigrazione illegale, computer crime e reti informatiche, intelligence economica e minacce emergenti». In più il Sisde «in ambito nazionale svolge attività informativa e di sicurezza volta a prevenire ogni pericolo o forma di eversione del crimine organizzato che possa costituire una minaccia per le istituzioni e lo sviluppo». Che c'entra tutto questo con assassini di ragazze come quello di Simonetta Cesaroni, massacrata a coltellate in via Poma a Roma il 7 agosto 1990? Poco e niente se non che la contiguità di uno degli indagati con i servizi ha turbato le indagini. A parte inchieste sui fondi neri e su rischi di deviazione, oltre che una complessa vicenda legata ai rapimenti secondo la quale sarebbe esistita una struttura parallela del servizio. Incaricato di tenere i contatti con i sequestratori, il Sisde compare in maniera quanto mai ambigua in almeno altri due delitti. Quello di Alberica Filo della Torre, nobildonna romana ammazzata nella sua camera da letto all'Olgiata il 10 luglio 1991. E quello di Cinzia Bruno, impiegata del Viminale, trovata massacrata in un sacco di juta il 6 agosto 1993. Alberica Filo della Torre era sposata con Pietro Mattei, costruttore coinvolto con la faccenda dei fondi neri. Si saprà molto dopo il delitto che il primo a vedere il cadavere fu tal Michele Finocchi, funzionario del Sisde, che si sospettò amante della nobildonna. Quanto a Cinzia Bruno il servizio si mosse quasi per dovere d'ufficio. Anche il marito della donna, accusato del delitto, poi completamente scagionato, lavorava per il Viminale. (Lucia Visca)