Tangenti e morti sospette nel cantiere del Duomo


NUORO. Centosessantacinque anni fa si dava inizio alla costruzione della cattedrale di Santa Maria della Neve. Era il 12 novembre del 1836, quando monsignor Giovanni Maria Bua posò la prima pietra della nuova chiesa da lui fortemente voluta, viste le necessità della Nuoro di allora, dal 1779 elevata al titolo di diocesi, e da pochi mesi al rango di città. L'esecuzione venne affidata all'impresa Vittorio Fogu di Sassari, che realizzò l' opera su progetto di fra Antonio Cano, architetto di fiducia di Bua. Nato a Sassari nel 1778 il frate-architetto compì gli studi artistici all'accademia di San Luca a Roma, dove frequentò anche corsi di scultura presso il grande maestro Antonio Canova. Nel progettare la cattedrale Cano si ispirò alla chiesa romana del Gesù del Vignola, concepita secondo gli schemi del Sant'Andrea di Mantova di Leon Battista Alberti, mentre la facciata è di chiara ispirazione palladiana. Non mancarono le critiche. Per Canalis era «fatta da persona pochissimo intelligente della scienza achitettonica». Per Alberto Della Marmora era una «chiesa di gusto molto mediocre, edificata sopra l' area della prima, che non mancava di un certo merito». Controversa è anche la storia della costruzione, che si trascinò tra liti, scandali finanziari, e perfino morti sospette. Le liti trovarono fertile terreno anche tra i canonici del capitolo che dovevano sovraintendere ai lavori, che si divisero in due fazioni. Ruolo determinante nella lite, lo ebbe il «canonico ribelle», Giorgio Asproni, che dalla sua parte aveva i canonici Dore (suo zio), Salis, e Floris. L'altra fazione contava sui canonici Ghisu, Pala, Musio, e Manca, che facevano capo a monsignor Bua. Asproni, che era l'economo, fu sempre nell'occhio del ciclone, tra l'altro venne accusato di conti non proprio trasparenti nell'amministrazione dell'ospedale di Orosei, che apparteneva alla curia di Nuoro. La lotta coinvolse il frate-architetto Cano, accusato da Asproni di troppa ingerenza. Il progetto originario del Cano prevedeva una serie di edifici collaterali e questo comportava l'interessamento di terreni adiacenti. Ne sorse una lite, che secondo il canonico Ghisu fu orchestrata da Asproni e Dore che furono accusati, «per avere insabbiato la sentenza che stabiliva la quietanza della spese pagate al canonico Floris per intralciare i lavori della cattedrale». Una tangente? Ma tempi ancora più bui stavano per arrivare. Nel settembre del 1840 morì cadendo dai ponteggi della cattedrale il frate-architetto Antonio Cano. Qualcuno parlò di incidente non casuale. Seguiva dopo pochi giorni, il 24 ottobre, la morte anche di Bua, che stando alla cronaca di allora morì a causa di un male sconosciuto. A quel punto ci fu una nuova distribuzione di ruoli. L'arcivescovo di Sassari Domenico Varesini venne infatti nominato nuovo amministratore apostolico di Nuoro e èprogettista divenne Antonio Orunesu (nipote dei canonici Dore e Asproni). La nomina di Orunesu non fu però gradita dalla fazione opposta, che nominò Giacomo Galfrè direttore dei lavori. A Galfrè si devono il rivestimenro interno della chiesa, e il progetto dell'altare maggiore. Ma i due tecnici, essendo espressione delle due fazioni rivali, non tardarono ad entrare in lotta tra loro. Orunesu fece di tutto per far diminuire le spettanze di Galfrè, con il preciso scopo di farlo desistere dall'incarico. L'uscita di scena di Giorgio Asproni, che abbandonò l'abito talare dopo la sua nomina al parlamento di Firenze, e la nomina del nuovo vescovo di Nuoro Emanuele Maccioni Marongiu contribuirono a calmare le acque e a portare a termine i lavori. La cattedrale di Santa Maria Della Neve venne aperta al pubblico il 29 giugno del 1853, e solennemente consacrata da monsingor Salvatorangelo Demartis il 3 luglio del 1873. Michele Pintore