ARCHIVIO la Nuova Sardegna dal 1999

Nelle fabbriche lager dove nasce la fortuna dei grandi marchi


Ormai i grandi del mondonon possono neppurepranzare assiemesenza che qualcuno organizziun contro summit. Ma ? l'iniziodi qualcosa di nuovo o sonole battute finali di qualcosadi molto vecchio? Sono scenedi resistenze marginali ostiamo assistendo alla nascitadi un movimento globale? Naomi Klein, 31 anni, canadese,autrice di ?No logo?, 462pagine in uscita l'8 maggioper Baldini e Castoldi (200.000copie di tiratura), non ha dubbi.Nei quattro anni impiegatia raccogliere i materiali perscrivere questo libro, ha spulciatotutto quanto c'era di disponibilesull'informazioneeconomica in materia di globalizzazione,ha contatto ognisorta di antagonisti, da Greenpeaceai ?guerriglieri dell'arte?,ha percorso il mondo daun capo all'altro per seguireil tragitto delle scarpe Nikedalle fabbriche lager in Vietnamai templi newyorkesidella vendita, dai caff? Starbucksalle piantagioni in Guatemala.?Ho visto nascere sottoi miei occhi un movimentoche non ha precedenti?, assicuraconvinta. La giornalista canadese, ilcui libro ? gi? stato definito ilmanifesto del popolo di Seattle,arriver? in Italia fra qualchegiorno e prender? parte aincontri in librerie e case dellacultura, municipi, centrisociali ed universit? di Milano,Venezia e Roma che riunirannoquel che in Italia c'? dimovimento antiglobalizzazionein vista del G8 di Genova. La sua analisi, documentatissima,riecheggia un monitoripetuto di recente da PapaGiovanni Paolo II: le grandimultinazionali sono i nuovicolonialisti. La descrizionedi Cavite, 90 miglia a sud diManila, una delle 850 zone industrialid'esportazione sparsein 70 paesi del sud del mondo,e non la peggiore, bastada sola a convincere il lettore:sono 680 acri circondatida filo spinato e controllatida guardie armate. Vi entranosolo gli uomini dell'import-export,non vi ha giurisdizioneneppure la polizia ol'autorit? sanitaria locale.Dentro, 207 fabbriche, tuttecostruite con plastica e lamiera,senza finestre n? sistemidi areazione, con macchinarirumorosissimi. Vi lavorano50.000 persone, per lo pi? ragazzefatte affluire dalle campagnecon la promessa di unbuon salario. Lavorano 12ore al giorno per un compensoinsufficiente alla sussistenza,non hanno alcun diritton? alcuna forma di assistenza.Se si ammalano, vengonolicenziate; se restano incinte,vengono licenziate; se protestano,vengono licenziate; senon arrivano nuove commesse,vengono licenziate. Qui,nascoste agli occhi del mondo,nascono scarpe Nike, tuteGap, schermi Ibm. ProbabilmenteCavite non sopravviver?a lungo e questa zona industrialed'esportazione prender?il volo come tante altre(nella lingua locale si chiamanorondini). A Cavite, comenella altre fabbriche volatevia, infatti sta nascendo unsindacato. Non dentro la recinzione,naturalmente, dove? vietato riunirsi, ma fuori,nella vicina citt? di Rosario,in una baracca sulla cui portac'? l'insegna ?Workers centreassistance?. I "sovversivi"non fanno molto, avvicinanole ragazze di Cavite e fannovedere i cartellini dei prezzidelle scarpe e delle maglietteche loro producono. Una magliettadelle circa 100 che unaragazza fa in una giornata dilavoro costa come qualchemese di salario. Cavite non ? il peggio: in Cinal'orario di lavoro nelle zoneindustriali d'esportazione? di 16 ore al giorno; a Sumatra,a confezionare i vestitiniper le Barbie, lavorano bambinidi pochi anni; nel deltadel fiume Niger, dove la Shellha i suoi pozzi, per far tacerela protesta pacifica della popolazioneOgoni, l'esercito haarrestato e ucciso. L'elenco difabriche bruciate con dentroi lavoratori, di molestie sessualialle operaie, di materialitossici in mano a bambini ?interminabile. D'altra parte,spiega Hector Liang, presidentedi United Biscuits, ?imacchinari arruginiscono, lepersone muoiono, i marchi sopravvivonosempre?. Meglio,quindi, fare come ha fattoAdidas nel'93: chiudere le fabbrichein Germania, trasferirela produzione in Asia e,con il consistente risparmio,pagare Saatchi e Saatchi perch?promuova l'immagine. Adidas, Lev?s, Diesel... l'elencodei posti di lavoro tagliatiin Usa, Europa, Canada? interminabile, sempre abbinatoalla nascita di nuove fabbrichelager in Asia, Sudamerica,Africa e a nuovi contrattimiliardari con le grandi societ?di marketing in gara traloro per inventare una nuovacampagna pi? aggressiva dellaprecedente. In tutte le citt?_ ci ricorda Naomi Klein _ormai gli autobus sono enormibarrette di cioccolata ochewingum con le ruote, le rivistesomigliano sempre pi?a cataloghi di design ed i cataloghisembrano riviste con lestar del momento a far da modelli.La Pepsi sta studiandocome proiettare il suo logosulla luna, mentre ? gi? vivoe vegeto il primo media-marchio,Mtv, macchina pubblicitariaper vari prodotti, compresigli album promossi attraversoi video, che fa pubblicit?a se stessa con concerti,premi, una linea d'abbigliamento.I ragazzi non diconomai di star guardando questoo quel programma di Mtv.Guardano Mtv e basta. Il confinetra spettacolo, cultura epubblicit? ? sempre pi? sfumato:il rapper Fat Boy Slimfa pubblicit? a Nike e il marchiogli fa scalare l'hit parade;nella fortunata serie tvDawson Creek, i personaggiindossano abiti J. Crew, il sete ventoso e marinaresco comei cataloghi del marchiod'abbigliamento (e nel catalogocome modelli compaionogli attori della serie tv). Al consumatore, di musica,cinema, tv, moda, resta il passaparola.O forse neppurequello. La Bmg assolda banddi strada per promuovere isuoi album hip hop ed a LosAngeles la Steven Rifkin sipresenta cos?: ?specializzatanella diffusione del passaparolanelle aree urbane e neicentri storici?. I marchi sono i nuovi padronidel mondo, controllanoflussi di denaro che superanoampiamente i bilanci dellamaggior parte degli stati. Eormai _ ammonisce Klein _hanno conquistato anchescuole e universit?. Con effettia volte surreali. Come quelche ? accaduto a Mike Cameron,19 anni, studente dellaGreenbrier High School diEvans, in Georgia, reo diaver indossato una magliettacon il logo della Pepsi, nelgiorno della sponsorizzazionedella Coca Cola. O come quando,nel 1996, alla York Universitydi Toronto, ? intervenutala polizia contro studenti chedistribuivano volantini sui rischidel fumo. Ne era stato richiestol'intervento perch? ilcontratto di sponsorizzazionetra l'universit? e la Du Maurier,fabbrica di sigarette, prevedevauna clausola di nondenigrazione. C'? stato un ?silent cup? _dice l'autrice di ?No Logo? _anche nei paesi che hanno governilaburisti o di centro sinistra,le politiche economichesono piegate agli interessidelle multinazionali. Perci?se i marchi contano pi?dei governi, meglio prenderselacon i marchi. C'? chi lofa da tempo. E nei modi pi?vari. L'arte da guerriglia ?probabilmente il pi? creativo:avete presente le facce dellemodelle anoressiche dellaCalvin Klein alle quali unpennarello ha scavato occhiaienere e cucito le labbra?Quelle del sabotatore JubelBrown sono esposte in unagalleria d'arte di Toronto.Tra i sabotatori, o jammer, cisono anche pubblicitari chenel tempo libero correggono icartelloni per far ?emergerela parte nascosta sotto stratidi eufemismo pubblicitario?. Persino sulle pasticche diEcstasy si gioca con l'interferenzasul marchio: c'? BigMac, Purple nike swirl... Perche? Il musicista JeffRenton lo spiega cos?: ?Tu entrinella mia vita con pubblicit?miliardarie e mi fai sentirea disagio. Io mi prendo iltuo marchio e lo porto in postiche fanno sentire a disagiote?. Non mancano di fantasianemmeno i ?Reclaime thestreets?, che hanno piantatoalberi nel cemento di autostradedal Canada all'Australia,da Israele alla Gran Bretagna,ed in occasione del G8 diBirmingham, nel maggio '98,hanno creato trenta eventi in20 paesi diversi. Perche? Unmanifesto on line di Rts Londralo spiega cos?: ?La privatizzazionedegli spazi pubblici,di cui l'automobile ? simbolo,logora i quartieri e le comunit?.I parcheggi e le areeshopping frantumano appiattisconotutto?. Riprendiamoci le strade. InBelgio c'? un gruppo che protestaa colpi di torte in faccia(ed hanno colpito uomini simbolocome Bill Gates e RobertShapiro della Monsanto). Meno fantasiosi, ma cos?tanti che l'elenco occupa variepagine, i gruppi che indaganosui crimini delle multinazionali,o sullo sfruttamentodi bambini e donne nellafabbriche come Cavite. Dalmicro sindacato di Cavite, adAmnesty international, finoal gruppo di hackers ?Yellowpages? che fa la guerra informaticaalle aziende che fannosoldi in Cina ignorando le violazionidei diritti umani perpetratedal regime.