«Ventisei anni di carcere da innocente» Per Luigi Podda diventare partigiano è stata una scelta giusta che ripeterebbe


NUORO. L'8 settembre era recluta in aviazione a Perugia. E scappato e poi si è unito ai partigiani. Dopo la lotta armata, ha passato 26 anni in carcere malgrado fosse innocente, ha ricevuto la grazia dal presidente della repubblica e poi ha lavorato per la scuola quadri del Partito comunista. In carcere ha anche scritto il libro «Dall'ergastolo», che ha vinto il premio Viareggio e dal quale la Rai ha tratto un film-tv. Una vita non facile ma Luigi Podda non rinnega niente. Visto come sono andate le cose, rifarebbe tutto da capo? «Lo rifarei subito, anche adesso che sono vecchio. Il nazifascismo andava distrutto per liberare l'Italia e le altre nazioni oppresse. Il fascismo in cinque anni ci ha infilato in quattro guerre: l'Etiopia nel 1935, la Spagna nel 1936, nel 1937 l'Albania e nel 1949 il conflitto mondiale. Partiamo dall'inizio, da quando è partito militare. «Sono nato a Orgoloso l'11 febbraio 1924 e sono stato chiamato sotto le armi, in aviazione, nel luglio del 1943. L'8 settembre ero quindi una recluta a Perugia, dove c'erano due battaglioni composti da sardi originari delle province di Nuoro e di Sassari. E proprio l'8 settembre del '44 sono scappato assieme a un altro ragazzo di Orgosolo, Carmine Congiargiu, che poi è morto nel campo di aviazione di Ronchi. Siamo arrivati a Civitavecchia per imbarcarci per la Sardegna ma il porto era in mano ai tedeschi ed era tutto bloccato. Eravamo un centinaio di sbandati di origine sarda, la maggior parte della provincia di Nuoro, che dopo cinque giorni passati a Civitavecchia abbiamo deciso di nasconderci nei boschi del Viterbese. Non sapevamo cosa fare e temevamo sempre che ci scoprissero i tedeschi. Avevamo armi, mitra, moschetti, qualche bomba, ma non sapevamo come organizzarci per diventare partigiani e non siamo riusciti a trovare nessun contatto utile. Poi siamo stati aggregati al battaglione del repubblichino Francesco Maria Barraccu, di Santulussurgiu, il cui cadavere sarà tra quelli esposti a piazzale Loreto a Milano. Nella stessa piazza dove i fascisti avevano, otto mesi prima, esposto i cadeveri di 15 partigiani presi dal carcere e uccisi. In questo battaglione ci siamo rimasti pochi giorni, poi ci hanno chiuso in un treno e ci hanno portati a Cremona. Dopo dieci giorni ci hanno trasferito nella caserma di Villa Opicino, una frazione di Trieste. Il 16 gennaio 1944, io e altri tre sardi, due di Orgosolo e uno di Bitti, siamo usciti fuori dal recinto della caserma per fare l'addestramento con i tedeschi. Abbiamo raggiunto una trattoria di Grotta Gigante e abbiamo preso contatto con i partigiani. Organizzo la fuga di altri venti compagni ma vengo scoperto. Da Trieste arrivano un camion di tedeschi e uno di fascisti ma riusciamo lo stesso a scappare in 44, 8 di Orgosolo, 9 di Bitti e gli altri del resto della Sardegna. Ci portiamo appresso gli zaini, le armi senza munizioni, liquori e cioccolati e altri vettovagliamenti che io avevo sottratto dal deposito del bar. Dopo la fuga ci siamo aggregati alla brigata Garibaldi e tra le nostre azioni ricordo che abbiamo fatto saltare in aria 8 aerei tedeschi carichi di bombe all'aeroporto Ronchi dei Legionari. Siamo stati anche catturati e un gruppo di 72 dei nostri, fra cui io, doveva essere fucilato a Gorizia il 27 aprile 1945. Per fortuna il 26 sera i tedeschi hanno ricevuto ordine di sbaraccare e di concentrarsi verso il Brennero, e si siamo salvati». Dopo la Liberazione per lei è arrivato il carcere. Ce ne vuol parlare? «Nel 1945, dopo mille peripezie, sono rientrato in Sardegna dove sono stato condannato ingiustiamente, nel 1953 a Cagliari, per i fatti di «Sa Ferula». Condannato malgrado avessi una quarantina di testimoni a favore. Ho trascorso 26 anni di carcere poi sono stato graziato da Giovanni Leone. In carcere ho studiato e ho scritto anche il libro «Dall'ergastolo», che ha vinto il premio Viareggio e dal quale Raiuno ha tratto anche un film tv. Quando sono uscito dal carcere non potevo rientrare in Sardegna perché mi avevano dato 10 anni di esilio, e Giorgio Amendola ed Enrico Berlinguer mi hanno voluto alla scuola centrale del Partito comunista. Finalmente, dopo otto anni sono rientrato in Sardegna». Malgrado questo, malgrado 26 anni di carcere, crede ancora dei valori della Resistenza? «Sì. Io ho pagato il periodo caldo del banditismo, volevano dei capri espiatori e hanno preso anche me, malgrado 42 testimoni a favore. Ma quella del partigiano è stata una scelta giusta, bisognava combattere la dittatura, le distruzioni che il fascismo aveva causato all'Italia». Come giudica l'incontro con i ragazzi dello scientifico? «E stato un incontro molto interessante, come tutti quelli che ho fatto con gli alunni delle scuole. I ragazzi dello scientifico sono stati molto attenti, soltanto che mi aspettavo più domande, più richieste di spiegazioni da parte loro. Forse è stata la timidezza a bloccarli, anche se devo dire che alla fine dell'incontro molti di loro si sono avvicinati, per parlare direttamente con noi tre ex partigiani».di Antonio Salvatore Sassu