Le armi di Zhukov in un deposito a Santo Stefano Erano a bordo della nave Jadran Express fermata nel 1994 nel canale di Otranto


LA MADDALENA. I pontili ad alto fondale del "Deposito munizioni della Marina militare" dell'isola della Maddalena sono stati ultimati quattro anni fa, nel 1997. Il Governo italiano dell'epoca bocciò però il sogno di Andreotti, che voleva far diventare l'arcipelago maddalenino nella "Guantanamo" d'Europa. Militarizzare il centro del Mediterraneo al servizio della Nato, realizzandovi una immensa base navale. Un progetto però poco gradito ai militari francesi. Quando, il 30 luglio 1994, una nave portacontainer noleggiata dallo Stato attraccò a quello che doveva diventare il molo Nato per eccellenza, nessuno alla Maddalena, si meravigliò nel vedere la fregata "Zefiro" che aveva inspiegabilmente gettato le ancore nel bel mezzo del canale tra Santo Stefano e Caprera. Impedendo il transito a tutti i mezzi civili e da diporto. «Ora che stanno per chiudere l'arsenale vogliono rilanciare l'immagine della marina» commentarono i vecchi marinai dell'arcipelago, costretti a fare un lungo giro per andare a gettare in mare reti e palamiti. Dalla nave porta container le potenti gru scaricarono, in due giornate di intenso lavoro, le duemila tonnellate di armi e esplosivi che venivano stipate nelle gallerie a prova di bomba atomica scavate nel granito di Santo Stefano. Erano le armi che il faccendiere russo Alexander Zhukov stava per vendere alle armate della ex Jugoslavia guidate, nella guerra del Kossovo, dal generale Jiliav Pavkovic, amico personale di Slobodan Milosevic e inserito nell'elenco del tribunale internazionale dell'Aja come uno degli autori del genocidio serbo-croato. Il carico della nave Jadran Express, fermata nel canale di Otranto, in Adriatico, l'11 marzo 1994 dalle unità che partecipavano all' operazione a guida Nato-Ueo Sharp Guard, «una operazione internazionale finalizzata ad imporre il rispetto delle risoluzioni con cui l'Onu aveva decretato l'embargo di materiali di armamento nei confronti della ex Jugoslavia» ha precisato ieri una nota del nostro ministero della Difesa, venne preso in carico dalla nostra Marina Militare nel porto di Taranto, dove la Jadran Express fu costretta a far rotta e fermarsi dai pattugliatori dell'Adriatico. La procura militare di Brindisi, dopo rapide consultazioni con il ministerodella difesa, decise quindi di trasferire l'intero carico nei depositi costieri della Maddalena. I più sicuri e meglio custoditi dell'intera nazione. A fare la guardia alle duemila tonnellate di armi e esplosivi messi sotto sequestro _ e alle altre migliaia di tonnellate di munizionamento della Marina _ ci sono i fucilieri del battaglione "San Marco", professionisti in divisa inquadrati nello S.d.i., il servizio difesa installazioni. «Un deposito che non ha nulla a che fare con le navi appoggio della marina militare Usa» si affrettano a precisare fonti dell'ammiragliato della Maddalena. Anche perchè l'accesso alle nostre installazioni militari, così come quello ai pontili in uso alla marina americana, è consentito soltanto ad un ristrettissimo numero di persone, autorizzate di volta in volta dallo Stato maggiore della difesa di Roma. Il perchè di tanta sorveglianza è altrettanto rigore è presto detto. Nel ventre scavato a nordest dell'Isola di Santo Stefano c'è tanto di quell'esplosivo da far saltare in aria l'intera Sardegna. Arcipelago compreso. «Ma non ci sono armamenti nucleari», si affrettano a precisare le fonti dell'Ammiragliato. L'intero perimetro, sorvegliato a vista dai fucilieri del "San Marco" e monitorato con telecamere all'infrarosso è però sotto il costante controllo degli specialisti della Nbc (i reparti del nucleare, biologico e chimico della Marina) che relazionano con le loro analisi lo stato Maggiore della Difesa con scadenza quindicinale. Il motivo di tanto spiegamento di forze, anche se invisibili ad occhio nudo, e la presenza delle navi appoggio per sottomarini nucleari d'attacco «Unter Killer» della marina Usa, che per armamento non dovrebbero avere, almeno per logica, cerbottane caricate con palline di carta. Furono i militari francesi a segnalare alla forza di intervento Nato (grazie ai servizi segreti dello Sdece) che le navi partite dai porti egiziani e dirette in Croazia come aiuti umanitari per le popolazioni del Kossovo erano cariche di armi commissionate da Zhukov in Russia. I movimenti del petroliere russo furono così registrate da tante di quelle agenzie di controspionaggio che Porto Cervo, d'estate, è diventata la sede più ambita dagli 007 di tutto il mondo.di Giampiero Cocco