La Progest si riprende il Green Park La versione del legale dei bolognesi affittuari dell'hotel di Porto Rotondo


alessandra carta OLBIA. Mercoledì al Green Park di Porto Rotondo quelli della Progest avevano detto davvero poche parole sul blitz dei carabinieri, concluso con la riconsegna dell'hotel proprio nelle mani degli affittuari bolognesi. Ma ieri a mettere i puntini sulle "i" ci ha pensato direttamente l'avvocato dei vincitori del primo round di una bagarre giudiziaria per ora soltanto annunciata. «Ritengo utile esporvi gli antefatti che mercoledì mattina hanno portato all'intervento dei carabinieri», spiega Gabriele Verzelli. «La controversia _ continua _ è insorta nel giugno 2000 quando è venuto a mancare l'accordo tra i proprietari del Green Park, la Sogeri spa e la società bolognese da me assistita. Secondo i primi il contratto d'affitto, regolarmente stipulato nel 1998, doveva scadere nel settembre 2000. Per la Progest, invece, nel settembre 2003. E fu proprio questa srl a chiedere l'instaurazione di un arbitrato per abbreviare i tempi della decisione, come sarebbe diversamente successo se si fosse ricorsi alla giustizia ordinaria». Giugno 2000. Già da allora si era capito che la battaglia tra proprietari e gestori di quei 25mila metri quadrati incastrati tra la macchia mediterranea, sarebbe stata lunga e difficile. «Ma la Sogeri _ continua il legale della Progest _ anziche' accordarsi sul nome dell'arbitro, per ottenere il rilascio dell'azienda fece ricorso alla giustizia ordinaria. Che però non si poteva pronunciare visto che si era già optato per l'arbitro. Poi di fatto nominato dal tribunale di Tempio dove le parti comparirono il 4 dicembre scorso». La tranquillità tuttavia era tutt'altro che ritrovata nel paradiso vacanziero di Porto Rotondo. «Due giorni dopo, il 6 dicembre, Ettore Francia, assistito dal figlio, si riprendeva l'azienda buttando fuori il guardiano della Progest che si rivolgeva di nuovo al tribunale di Tempio per ottenere, a sua volta, la reintegra della detenzione, ovvero la disponibilità dell'azienda». Il 17 gennaio scorso, la richiesta della società bolognese è stata accolta. Ma non solo. «Intanto l'arbitro _ conclude Gabriele Verzelli _ ha stabilito nel 30 settembre 2003 la scadenza del contratto e il 21 prossimo si pronuncerà per accertare le eventuali responsabilità della Sogeri che, secondo la Progest, non ha effettuato alcuni lavori di manutenzione, probabilmente avviati adesso. Ieri i carabinieri hanno semplicemente dato esecuzione a quella reintegra, con un ritardo di due mesi. E tutto perché è spuntato un contratto d'affitto della Maonia, l'altra spa milanese che pretendeva di rimanere all'interno della struttura. Ma lo dicono i documenti: il 99,95 per cento delle sue quote societarie appartiene proprio a Ettore Francia». Alessandra Carta