Enzo Espa presenta un nuovo vocabolario costruito nell'arco di un lavoro protrattosi per alcuni decenni Logudorese e italiano, un dizionario Ottantacinquemila lemmi, ma anche le espressioni dell'uso corrente


Un'enciclopedia del sapere sardo, una rivalutazione attenta della cultura tradizionale, un tentativo di saldare il sardo all'italiano per contrastare la naturale disinvoltura con cui la cultura nazionale, in un passato non troppo lontano, ha preteso di estirpare la lingua sarda dal suo contesto sociale e culturale. E' il «Dizionario Sardo-Italiano dei parlanti la lingua logudorese», l'ultimo lavoro dello scrittore nuorese Enzo Espa, presentato nei giorni scorsi in un'affollata aula magna dell'Università di Sassari. Oltre a Nicola Tanda dell'Ateneo sassarese, che ha coordinato i lavori del convegno, sono intervenuti Giulio Paulis dell'Università di Cagliari, l'editore Carlo Delfino e lo stesso autore. La vicenda della pubblicazione del dizionario risale al '93 quando l'editore Delfino riceve la prima, accurata bozza del testo. Ma l'opera è l'esito della ricerca infaticabile di un'intera esistenza, un impegno lessicografico costante e intenso che si protrae per più di cinquant'anni durante i quali l'autore registra, con passione e pazienza, ottantacinquemila lemmi, il precipitato della cultura tradizionale di una terra travagliata che nel corso del tempo ha conosciuto e subito fenomeni di acculturazione talvolta anche piuttosto cruenti. Il dizionario si colloca all'interno di una tradizione letteraria classica le cui coordinate sono già state tracciate dai Condaghes, dagli Statuti sassaresi, dai componimenti di Girolamo Araolla, dalle opere del canonico Giovanni Spano e del gesuita Matteo Madao. Con questo lavoro però, Espa supera quella tradizione e compie un'operazione di elevato valore storiografico che contribuisce a sfatare il mito romantico e fuorviante della conservazione inalterata, perché la lingua, come gli altri caratteri culturali, si trasforma per adattarsi al divenire della realtà e rimanere nell'ambito della vicenda umana. Il dizionario infatti non è soltanto il risultato di un'operazione di archeologia linguistica, ma uno strumento indispensabile per comprendere la lingua nel suo farsi, un mezzo funzionale alla comunicazione nell'era digitale. «Enzo Espa _ ha affermato Giulio Paulis _ non si limita alla selezione e alla raccolta di termini tradizionali, censisce e registra anche termini recenti prestando attenzione alla lingua viva e associando espressioni tipicamente sarde a quelle d'uso corrente». Ma nell'opera si può individuare un livello ancora più profondo, quello etno-antropologico, il cui senso contribuisce a fare luce tra le pieghe più recondite della cultura tradizionale sarda. Dalla lettura attenta di quest'opera infatti riemerge, in tutta la sua valenza, la cultura popolare dell'isola nelle sue espressioni più diverse e nei personaggi più caratteristici e meno noti. Sono le frasi idiomatiche, i detti popolari e tutte quelle espressioni della letteratura gnomica da cui scaturiscono la vicenda di un popolo, la sua ironia, il suo modo di esorcizzare la paura per affrontare la realtà con intelligenza e senso pratico. L'autore rievoca il mondo sommerso degli esseri fantastici e meravigliosi che popolano il tempo del mito con cui i sardi, nel corso della storia, hanno affrontato il momento critico: sono le voci degli animali a cui il sapere del pastore ha dato un nome, sono i nomi dei giochi dei bambini che animano le corti dei villaggi agro-pastorali, i detti proverbiali dei saggi depositari di conoscenza e gli umoristici blasoni popolari; è il diverso modo con cui una comunità categorizza la realtà. Espa supera inoltre i limiti imposti ad autori come lo Spano dalla formazione e dal colore dei tempi, riconsegnando con eleganza all'uso corrente termini ritenuti volgari o dal significato osceno. Con il «Dizionario Sardo-Italiano dei parlanti la lingua logudorese» Enzo Espa colloca un'importante pietra miliare nella storia degli studi di sardistica, a più di cinquant'anni dalla nascita della Regione Autonoma della Sardegna e all'indomani dell'approvazione della legge regionale n. 26 del 97 che ha aperto una stagione feconda in cui la lingua e la cultura sarda sono al centro di un dibattito appassionato. Il dizionario infine è l'esito di un progetto editoriale portato avanti con coraggio e spirito imprenditoriale da un editore sensibile alla cultura e alla lingua sarda come Carlo Delfino.

Antonio Meloni