Fabio De Luigi di «Mai dire gol» Arriva Cologno, conduttore gaffeur


ROMA. E' forse il peggiore, e il più esilarante, dei presentatori tivù: scombinato, distratto, gaffeur, Fabio De Luigi, alias Cologno è il bravo-pessimo conduttore della nuova l'edizione della trasmissione di satira televisiva «Mai dire Gol», tornata dopo un anno su Italia 1 (tutti i giovedì alle 20,40), con uno studio nuovo, una nuova ancella, Manuela Arcuri e uno stuolo di comici eccellenti: Paolo Hendel, Gioele Dix..... Dopo un primo rodaggio a Mai Dire Maik Cologno-De Luigi, in prestito alla tivù goliardica della Gialappa's Band dai palcoscenici dei cabaret milanesi, per la prima volta imita i bravi presentatori della tivvù nostrana: «Il presentatore televisivo è una tipologia, come il vigile urbano o l'imbianchino» scherza il riminese De Luigi, «Cologno ruba un po' da tutti: il peggio. Ma il suo mito vero è Cucuzza. Dei tre personaggi che ho portato in tivù, Olmo, Guastardo e Vieri, quello a cui sono più affezionato è proprio Cologno, perchè è la parodia di me stesso. Non nella vita però» precisa «perché altrimenti sarei proprio un idiota». _ La Arcuri, tua compagna in Mai Dire Gol 2001, resiste ai tuoi attacchi, anche di simpatia: come pensi di scongelarla? «Come sempre tento di broccolare tutte le femmine che ho intorno: ma professionalmente parlando mi sembra che Manuela si sta scongelando da sè. Forse all'inizio era un po' sgomenta, ma l'ambiente qui mica è normale». _ Dopo averlo salvato dalla morte certa nella casa del grande fratello adesso Sergio Volpini, alias Ottusangolo, ha trovato alloggio nella casa della Gialappa's: è l'inizio di una carriera da comico? «Per il momento involontario: non mi sembra che questo mestiere sia tra le sue aspirazioni». _ Tu invece come hai cominciato? «Volevo fare il comico. Non so perché ma è così: l'ho capito appena finiti gli studi. Era uscito il concorso la Zanzara d'oro, al quale avevano partecipato anche Daniele Luttazzi e Gene Gnocchi: decisi di provare. Anche lì portai il personaggio di un presentatore timido, che presentava con le basi registrate. Non vinsi ma mi chiamarono allo «Zelig», il tempio per i cabarettisti» (c.m.c.)