«Zitella? No, oggi si dice single» Sondaggio preventivo in attesa della trasmissione tv


Martedì salotto a Tempio OLBIA. ALESSANDRA CARTA Dire zitella è ancora un'offesa? Marella Giovannelli, martedì prossimo, ne parlerà nel suo salotto di Cominciamo bene, in diretta da Tempio, nel palazzo Sanguinetti. Presentatrice e un nugolo di signore senza anello al dito, ospiti, per l'occasione, nella storica dimora di Giulio Cossu, come pensato e organizzato dalla responsabile del settore culturale della Pro Loco, Anna Demuro Orecchioni. Ma, intanto, eccolo un anticipo di commenti sull'odiato sostantivo boccaccesco. Che tanto ha ferito l'altra metà del cielo mai arrivata all'altare e per questo tacciata, nei secoli dei secoli, di appassita femminilità e umore bisbetico. Come se l'essere zitella fosse una colpa e non una condizione, quella di single. Oggi, quasi una moda, di certo un ambìto status del sesso debole diventato più forte. Ma allora no, correvano altri tempi: donna voleva dire anche e soprattutto essere madre e moglie. E se oggi come allora quella parola evoca fanciulle sbiadite e dall'animo acido, chi se la vede appiccicare addosso non pensa più che sia un insulso bollino sociale. Anzi. «Se tornassi indietro _ ammette Carmen, 48 anni e anello al dito _, sarei una zitella. Con un uomo non fisso. Le donne sono più dinamiche, sempre più forti. Infatti la coppia è in crisi, e l'uomo, spaventato, si indebolisce continuamente. Purtroppo, però, poche apprezzano questa condizione di beatitudine e sole non stanno bene». Già, coppie in crisi, rapporti di forza invertiti. Vero o falso? Meglio: quanto è vero e quanto è falso? Anche Roberta Castellani, 52 primavere, opta per un'interpretazione sessuologica del sostantivo. «Zitella e' un termine superato, parlerei, invece, di single. Che meglio esprime la radicale trasformazione che negli ultimi vent'anni ha letteralmente travolto la nostra società. Anche se l'uomo non ha ancora elaborato l'evoluzione delle donne. Quando ne prenderà coscienza e si sveglierà, sarà per lui una gran brutta sorpresa. Lo vedo da mio figlio 29enne che si infastidisce ogni volta che ha di fronte una ragazza troppo indipendente». Ma è rigurgito femminista o solo un solo un diffuso fastidio per la mancanza di comprensione intorno ai nuovi ruoli antitradizionali ricoperti dal gentil sesso? Graziella Putzu non ha dubbi: «Se riflettiamo un attimo, la figura della zitella, nella sua accezione negativa e comunque passata, coincide con la moderna donna manager. Cambia solo il tailleur grigio. Per il resto, sono uguali. Entrambe non danno segni di romanticismo, entrambe sono tutte d'un pezzo. L'unica differenza la fa l'uomo. Che, se si comporta in quel modo, è uno che ha grinta, come se fosse giusto fare carriera, mentre la donna, appunto, è un'acida zitella. Vien da sé che la parola deve essere sovvertita, bisogna che guadagni una valenza positiva, perché è così. Io, in tribunale, vedo tante signore che brindano per aver riconquistato la loro condizione di nubili». Anche per Simonetta Abbondi pollice verso al sostantivo boccaccesco. «Più che un'offesa, è un termine anacronistico. Se ieri la donna si sentiva realizzata solo quando metteva su famiglia, oggi anche il successo nel lavoro è una frontiera della felicità al femminile». E le under 35, che pure immerse in una vita da single, zitella non se lo sono mai sentite dire, cosa rispondono? «Oggi, quando non stai al gioco, e a noi è successo _ raccontano Simona e Antonella _, la chiudono dandoti della frigida o, peggio, della puttana. Beh, sì, dà fastidio». Un sottile filo rosso, in ogni caso, sembra legare l'uso di queste parole diverse nel tempo. Perché, sia le vecchie che le nuove sono apostrofi negativi verso chi non sposa i valori sociali dominanti. Il matrimonio, allora, ecco quindi l'etichetta della zitella, e il sesso libero oggi, quanto basta per sollevare un'accusa di frigidità. Ma tra i maschietti che si dice? Il mito della bisbetica indomata è duro a morire, con poche differenze di età. «Se dire zitella è un'offesa? _ s'interroga Cristiano _. Di sicuro, é meglio non provarci neanche». E sul tema, una perla di saggezza la sfodera Angelo Secchi, una punta abbondante di provocazione. «Le acide, esistono ancora, anche se non le chiami zitelle». Alessandra Carta