Da lunedì l'emittente Cinquestelle sarà collegata con la trasmissione condotta da Toni Garrani Rai Tre si affaccia sulla Gallura Cinque puntate a tema: si inizia con «Il corteggiamento»


ALESSANDRA CARTA OLBIA. "Cominciamo bene": la finestra-salotto sulla Gallura. Grazie a Cinquestelle, scelta da Rai Tre per un programma nazionale in onda da lunedi' 15 e per cinque mattine. Due collegamenti quotidiani e un tema ogni giorno diverso che "La Nuova" approfondirà nelle sue pagine. Nella prima puntata, la presentatrice Marella Giovannelli e i suoi ospiti parleranno di corteggiamento: serve? Mazzi di rose rosse e cioccolatini, bigliettini conditi con salsa amorosa e tanti sguardi languidi. Chi, almeno una volta, a sentire i romantici racconti di mamme, nonne e zie, non ha creduto che gli ingredienti del corteggiamento fossero quelli e soltanto quelli. Ma gli olbiesi intervistati, giovani e no, al gioco dei regali preferiscono piccole attenzioni e carinerie. Il cerimoniale della corte sembra non avere età, e se pure resta un prodotto culturale, le similitudini intergenerazionali sono molte di più di quanto non si possa credere. Certo è che nessuno ci rinuncia, a flirtare, amoreggiare, e farsi adulare. Il corteggiamento, quindi, serve? Pare proprio di sì. Giovanni Farris, 30 anni, non batte ciglio: «E' un fatto istintivo. Quando qualcuno ti piace, si sente il bisogno di farsi notare, di attirare l'attenzione, di far vedere che ci sei, ma anche di far sentire quella persona importante, per te. Come? A una collega di lavoro, per esempio, portandole il caffé, a un'amica che ha le mani screpolate, comprandole una crema. Sì, bastano piccoli gesti». E le donne? Per loro è fondamentale, magari con tempi e modalità differenti. Anche Giulia, 21 anni «niente cognome, per carità, che vergogna», senza corteggiamento si sentirebbe persa: «Serve a convincermi, sono una persona poco socievole da quel punto di vista. E, infatti, preferisco essere inseguita, piuttosto che cacciare, non lo faccio mai. Non è nel mio carattere». Per Adriana Bini, che gli anta li ha già raggiunti, flirtare fa rima con innamoramento: «E' un gioco che deve continuare sempre in una coppia. Sarebbe la fine. Il corteggiamento mantiene accesa la spia del desiderio, conserva intatta la passione. Non a caso con i figli, gli amici, comunque persone care, ci atteggiamo in modo diverso». Paolo, 40 anni, ha le idee chiarissime: «Certo che serve. Adulare una ragazza, con modi cortesi e gentili, è un gioco gratificante. Anche se non può durare in eterno. Quando hai conquistato la donna che desideri, non esiste starle sempre appiccicato come all'inizio. Cambiano i modi, il tipo di attenzioni, che non vuol dire che quella persona diventa meno importante petr te, tutt'altro. Meglio altri piccoli gesti? E no, meglio i fatti, a quel punto...». «Io corteggio all'antica _ tuona Enrico, 39 anni _, ma non ci rinuncio, è alla base di ogni attrazione. Cerco di essere simpatico, di dare il meglio di me. Anche se poi l'unico segnale che ti fa capire che il flirt c'è, sono gli sguardi, micidiali. Che, spesso, valgono molto più di una parola. Comunque, ci sono diversi livelli di corteggiamento. Per amore, solo per sesso, dipende». Neppure Filippo, 68 anni, direbbe mai di no a quel «gioco sottile che ha senso soltanto quando la preda acconsente», ma Gavinuccio, 44 primavere e l'anello al dito, ne fa una questione di vita o di morte: «Se non continui a corteggiare tua moglie, parte il corno. Altrimenti, col primo fesso che passa e fa il carino, quella ci casca». Alessandra Carta