La musica rifatta in casa Derosas e Cordas e Cannas al festival di Emmas


Apoteosi dell'olbiesita' in salsa etnica. E il pubblico ascolta, applaude, segue il ritmo con le mani, si diverte, si alza e si risiede. E qualcuno, di quelli rimasti in piedi, ha pure abbozzato timidi balli. I padroni di casa aprono le danze. Bruno Piccinnu, Gesuino Deiana, Francesco Pilu, Lorenzo Sabattini, Sandro Piccinnu, Antonio Pitzoi: sei Cordas et Cannas e un'interminabile catena di perle della musica popolare moderna. Inizia con «Fronteras», lo storico gruppo olbiese. «Fronteras» degli apocalittici scenari di guerra. «Fronteras» delle mine, storie di bambini mutilati dagli orrori dei conflitti mai giusti. Un brano che i Crodas et Cannas hanno composto e regalato all'associazione Emergency. E poi, via via un pezzo dopo l'altro, eccolo il repertorio più autentico. Quelli che stanno dalla parte dei più deboli, quelli che provano a difendere i tanti raazzini sparsi nel mondo. Fotocopie di uno stesso dramma che non può essere ignorato. Il dramma dei bambini abbondonati, lasciati soli dai grandi in un mondo di grandi. Un dolore che diventa nota straziante, ma anche canto di speranza, perché non succeda più, perché smetta di capitare ancora, un'altra volta. I Cordas et Cannas lasciano il palcoscenico tra gli applausi che fanno fatica a fermarsi. E un tremolo, il tocco ancora doloroso della chitarra classica, ma anche di quella spagnola, restituisce solennita' allo spettacolo. E' quello di Gesuino Deiana, che si ripresenta solo davanti al pubblico, con tre brani strumentali. Ad iniziare da «Iscavos», ultima fatica uscita a giugno a Barumini. Un omaggio alla fatica di Giovanni Lilliu, il professore che, piccozza alla mano _ eccolo il tremolo musicato _ ha dedicato la vita alla Sardegna e alla sua cultura. E poi, una rivisitazione in chiave jazzistica del piu' tradizionale «Canto in Re», seguito da «Uas», originale concentrato dei balli tradizionali del sud dell'isola. Balli che si mescolano insieme, proprio come l'uva, per dare il buon vino. Il testimone di Emmas passa a Marino Derosas e al suo «Meridies» che, in un anno, ha fatto il giro di mezza Europa. Il palcoscenico del Bowling, come d'incanto, sembra esistere solo per il «Mezzogiorno dei pescatori» stanchi che riparano le reti. Pescatori del «Mediterraneo», il mare che trasporta sulla riva i suoni lontani. Meridies della «Transumanza», storia del lento peregrinare delle greggi che, come un fiume bianco, scendono dai monti verso il mare liberando nell'aria soltanto il suono delle campanelle. E il pubblico, sulle sedie, partecipa, ondeggiando, come se volesse recuperare quella diffusa lentezza. Tocca di nuovo a Gesuino Derosas duettare con l'artista de "The Devils", in «Chelos de oro». I cieli d'oro con canti di vento e di fontana, col canto nel cuore di una chitarra leggiadra, ha scritto Marino Derosas. Finale ancora sotto il segno dei Cordas et Cannas, di nuovo al completo. Alessandra Carta