«Le Fs mi hanno avvelenato e ora negano i soldi per curarmi» L'ex capostazione di Molia ha vissuto vicino a carri all'amianto, contraendo la leucemia


NUORO. Da tre anni sta cercando di portare le Ferrovie della Sardegna davanti al tribunale civile di Cagliari, quali responsabili della leucemia contratta sul posto di lavoro. Nella stazione Tirso, lungo la vecchia strada Nuoro-Macomer, vicino al bivio di Illorai, dove Mario Zirottu, 61 anni, capostazione originario di Posada, ha lavorato per 15 anni. Vicinissimo a decine di carrozze ferroviarie abbandonate su un binario morto, micidiali dispensatori di quel killer riconosciuto che è l'amianto, ormai fuori legge. Mario Zirottu ha la leucemia, la moglie è morta per un tumore, cinque dei suoi otto figli sono malati. Per lui è arrivata a quella che potrebbe essere l'ultima fermata: dopodomani dovrebbe essere a Ginevra per tentare un autotrapianto che, forse, potrebbe strapparlo alla morte. Ma gli servono cinquanta milioni, tanto costa l'intervento. E Mario Zirottu non ha una lira, visto che le Ferrovie non gli hanno finora dato nulla del risarcimento che chiede: tre miliardi e mezzo per la sua malattia, quella dei figli, e la morte della moglie. Il racconto di Mario Zirottu coincide con le strane morti che hanno interessato quell'area, dove anche un casellante è morto di leucemia, malattia contratta dal nipote dell'uomo e da un altro capostazione. Mario Zirottu ha cominciato a stare male nel '97, e dopo le prime segnalazioni è stato improvvisamente trasferito a Nuoro, nel breve volgere di 24 ore. Mentre la stazione Tirso è stata progressivamente depotenziata, fino a venir declassata. «Per quindici anni io e la mia famiglia abbiamo respirato l'amianto, ce ne siamo nutriti attraverso la cicoria selvatica che mia moglie raccoglieva, l'abbiamo bevuto nell'acqua del pozzo. Eravamo lì dal 1984, i miei figli perdevano i capelli e non ne capivamo le ragioni. Eppure la ragione era sotto i nostri occhi. I vagoni all'amianto». Quei vagoni sono ancora lì. Le Ferrovie della Sardegna non parlano: non hanno dato seguito alle richieste di risarcimento presentata dagli avvocati dell'ex capostazione. Il problema è che Mario Zirottu non ha più tempo. Due giorni e 50 milioni lo separano dalla possibilità di curarsi. Un traguardo che sembra lontanissimo. Oltre questi limiti, tutto potrebbe essere inutile.

Simonetta Selloni