Ciano, ombra di Mussolini La biografia del gerarca fascista scritta da Ray Moseley


Una tragedia del Rinascimento. Così, nelle sue memorie di guerra, Winston Churchill definì la fine di Galeazzo Ciano, marito di Edda Mussolini e ministro degli Esteri fascista, condannato a morte dal tribunale speciale della Repubblica Sociale Italiana per aver votato l'ordine del giorno Grandi nella fatidica seduta del Gran Consiglio del 25 luglio del 1943. La biografia che gli dedica il giornalista americano Ray Moseley, corrispondente europeo del Chicago Tribune, ne evoca tenebre e atmosfere. Arrivata ad un ventennio di distanza da quella scritta da Bruno Giordano Guerri, è uscita proprio mentre la rivista "Nuova storia contemporanea" pubblicava un carteggio inedito tra Grandi e Ciano, "il generissimo" come era chiamato dalle malelingue, uno degli uomini più controversi, popolari e detestati del regime fascista. Il prologo della vicenda è una scena da film che si svolge sabato 8 gennaio 1944. Un gruppo formato da una contadina incinta e due uomini prende alloggio in una locanda a Viggiù, un paesino nei pressi del lago di Como e del lago di Lugano. Ma i tre non sono quello che sembrano: la donna è la contessa Edda Mussolini Ciano, che si prepara ad espatriare in Svizzera e uno degli uomini che l'accompagna è il suo amante, il marchese Emilio Pucci, destinato a diventare un famoso sarto. E' stato lui a disegnarle l'ampio abito che simula una gravidanza e sotto il quale nasconde dei documenti ricercati da fascisti e nazisti decisi a tutto pur di non farli cadere nelle mani degli Alleati. Si tratta del diario che suo marito, Galeazzo, aveva cominciato a scrivere poco dopo la sua nomina a ministro degli Esteri nel'36, «uno dei più preziosi documenti storici dei nostri tempi», scrisse alla fine della guerra Summer Welles, sottosegretario di Stato americano. Il funzionamento interno del regime fascista, i rapporti conflittuali tra Italia e Germania in guerra, il disprezzo dei nazisti per l'alleato italiano, le esitazioni e i complessi di Mussolini, la malvagità di Hitler, Ribbentrop e dei gerarchi nazisti: tutto questo contenevano i diari che Edda Mussolini minacciava di consegnare agli Alleati se suo marito non fosse stato liberato. Ma ormai la tragedia era giunta al suo ultimo atto. Lo stesso giorno otto in cui la figlia prediletta di Mussolini varcava la frontiera svizzera, inseguita da agenti della Gestapo, a Verona iniziava il processo-farsa contro Galeazzo Ciano e altri cinque uomini, accusati di tradimento, un reato che comportava la pena capitale: neppure Mussolini stanco e malato, ormai ostaggio dei tedeschi nella villa sul lago di Garda, sede della Repubblica di Salò, era più in grado di fermare l'esecuzione fissata per l'11 gennaio. Legato ad una sedia, con indosso un elegante impermeabile chiaro, Ciano volle guardare la morte in faccia e si voltò verso il plotone di esecuzione proprio mentre faceva fuoco: una morte dignitosa che avrebbe riempito di ammirazione lo stesso Mussolini. Moseley si avvale di testimonianze, lettere, documenti inediti degli archivi militari americani, da cui tra l'altro risulta che Mussolini e Ciano nascosero una fortuna in Argentina e in Svizzera. Nel ricostruire la vicenda di quel personaggio contraddittorio, ambizioso, mondano, che fu Ciano e di quanti gli ruotavano intorno - da sua moglie Edda, al Duce - egli compone un vivido scenario dell'Italia fascista, mostrando come e quanto il regime si identificasse con la persona di Mussolini.

Eugenia Tognotti