Flop Umts: per Blu penale di 4000 miliardi Il gruppo italo-inglese affonda la gara e il governo blocca la fideiussione


ROMA. Ci vogliono molte ore per ingoiare l'amaro boccone dell'Asta Umts. Il comitato dei ministri rigira nelle sue mani fino a tarda sera la graduatoria finale per le concessioni Umts così come scaturita dall'abbandono di Blu. Dall'assegnazione delle frequenze Umts lo Stato, se l'esito dell'asta sarà accettato, incasserà 4740 miliardi da Omnitel, 4730 da Ipse, 4700 da Wind e Andala, 4680 da Tim. Ovvero 23mila 550 miliardi che con i 3200 che Andala e Ipse si sono impegnati a versare per ottenere una banda più ampia fanno 26mila 750 miliardi. Ogni altra ipotesi, secondo voci accreditate, è stata accantonata per non correre il rischio che il contenzioso blocchi i fondi previsti in Finanziaria (20mila miliardi) mandando a monte la manovra. In serata però arriva la notizia che la procura di Roma sta valutando l'ipotesi di aprire un'indagine sull'andamento dell'asta e sul ritiro di Blu. Qualcuno vuole vederci chiaro fino in fondo. E sempre in tarda serata, dopo che il governo aveva lasciato trapelare l'ipotesi che l'asta potesse essere annullata per essere bandita di nuovo, arriva la notizia che il Cosiglio dei ministri «ha ritenuto la rinuncia di Blu irrituale e comunque inidonea a precludere il potere del Comitato dei Ministri di estromettere la società stessa per la reiterata violazione degli obblighi di riservatezza». Il governo, dunque, fa sapere che convaliderà la gara, ma bloccherà la fideiussione di blu per 4mila miliardi «salvo il maggior danno». E così si conclude un giornata campale. L'asta del secolo si era ferma alle 9.50, quando i rappresentanti di Blu hanno consegnato al responsabile della gara, Giorgio Guidarelli, la rinuncia formale a partecipare all'assegnazione delle licenze. Poi alla spicciolata tutti fuori. Sulla pagina web del ministero appare la comunicazione che l'asta è sospesa e che il responsabile «ha trasmesso gli atti al comitato dei ministri per i provvedimenti di sua competenza. La graduatoria dei partecipanti è rimasta invariata rispetto alla tornata precedente». Immediate le reazioni dei «vincitori». «E' stata fatta un'asta, l'abbiamo vinta. Ogni altra ipotesi è scandalosa. Ma se ci dovesse essere un'altra asta noi non parteciperemmo» diceva Renato Soru, presidente di Tiscali, uno dei soci di Andala, prima di conoscere le decisioni del Consiglio dei ministri. Perché Blu se n'è andata? Che sarà ora del consorzio formato da British Telecom, Mediaset, Benetton, Autostrade, Caltagirone, Italgas, Distacom e Bnl? «Abbiamo abbandonato l'asta _ spiega una nota di Blu ore dopo _ perché i nostri obiettivi strategici di politica industriale non ci consentivano di continuare a prendere parte a una gara per noi di esito dubbio». Fin qui Blu, ovvero il presidente Giancarlo Elia Valori e l'amministratore delegato Enrico Casini. Ma Blu è un'aggregazione di partner e di manager. E qui sta la sua debolezza: nel consorzio c'erano anime molto diverse, in contrasto netto sul da farsi. Da una parte Benetton, la controllata Autostrade (in totale 41% del capitale) e Caltagirone (7%) dall'altra British e gli altri soci. Il futuro? Si parla della possibilità dell'acquisizione di Blu da parte di Ipse, consorzio che si è aggiudicato la licenza Umts, ma che non è nel mercato del Gsm.

Alessandro Cecioni