IL LIBRO Raffaele Calamida, un medico speciale


NUORO. Patrociniato dal Rotary club nuorese è stato pubblicato, per i tipi de La Poligrafica Solinas, il volume «Raffaele Calamida, le ragioni per vivere». L'autrice è Tina Marras, insegnante e preside di scuola media, che ha dedicato il suo tempo ai problemi pedagogici e didattici. L'opera ripropone la «semplicità e la grandezza di un vivere e di un morire non ancora smarriti nella scoloritura della memoria e degli affetti». Il riferimento di Tina Marras è al Calamida uomo e medico, missionario tra le popolazioni di Orgosolo, Lollove, Oliena e Nuoro, negli anni della grande povertà. Nato nel 1883, si laureò in medicina e chirurgia a Torino nel 1910, vincendo il concorso per la condotta a Orgosolo nel 1911. Morì a Nuoro nel '63. Tina Marras, nel suo libro, ricchissimo di atti documentali, di fotografie, di ritagli stampa e lettere, rievoca, con emozione, la figura del medico-gentiluomo. Fa parlare, nel suo raccontare, le persone che lo conobbero e la figlia Assunta, proponendo stralci di amministratori e colleghi che scrissero di lui. Nel volume, in conclusione, viene tracciato uno spaccato palpitante del su duttore più straordinario, famoso, oltre che per la sua preparaparazione e professionalità, per l'eseguità della tariffa relativa alle sue prestazioni, ferma, nell'importo, alla prima metà del secolo scorso. Onorario che si riduceva a zero allorchè si rendeva conto che si trattava di pazienti nullatenenti e comunque di persone estremamente povere. Dottor Calamida, tra le altre cose, fu anche il perito settore incaricato dal tribunale di eseguire le perizie necroscopiche sui morti ammazzati, presenziando alla fucilazione, nel '36 e nel '37, degli unici condannati a morte Antonio Pintore e Ignazio Catgiu. Nel 1965, su segnalazione dell'ordine provinciale dei medici, gli fu conferito a Roma, alla memoria, il Premio Biagini perchè «disinteressato e generoso, ha dedicato la sua opera esclusivamente al sollievo delle altrui sofferenze, dimentico delle proprie, anche quando gli avrebbero imposto di cessare o ridurre la sua intensissima attività. Stimato ed amato da tutti i suoi concittadini, ha elevato una vita intemerata alla altezza di un continuo apostolato di bontà, di serenità e d'affetto, particolarmente prezioso ed edificante nelle difficili zone della sua condotta». Sul ruolo di Raffaele Calamida è in programma un convegno per sabato. (a.b.)